Splendida prova collettiva degli azzurri trascinati dall’ala di Chieti e dagli assist della guardia della Virtus con il carisma di Datome che ha avviato la cavalcata finale e la generosità di Fontecchio in doppia doppia. Melli monumentale, ma l’intera squadra ha lottato su ogni pallone per annientare Portorico limitando la sua stella Waters e annullando i suoi lunghi. E la splendida giornata del basket italiano si completa con la qualificazione della Lettonia di Luca Banchi.
RICCI E PAJOLA, ITALIA AI QUARTI
Ero a Nantes e a Parigi, a Barcellona, Stoccolma e Atene, le tappe più belle della storia azzurra, ma le emozioni che sta facendo vivere questo Mondiale sono forse ancora più forti e intense. Italia tra le otto regine del mondo annientando anche il Portorico con una partita giocata con i nervi, la tensione, la rabbia di conquistare l’obiettivo dei quarti di finale dopo un lungo viaggio di rinascita iniziato quasi vent’anni fa, dopo aver raggiunto il massimo traguardo con l’argento olimpico ed essere precipitati nel buio più desolante. È stato un viaggio lungo e difficile, tra mille delusioni e la paura di non poter più uscire fuori dallo stagno in cui il nostro basket sembrava essersi ormai impantanato.
Italia ai quarti di finale venticinque anni dopo Atene ’98 dove ci fermarono immeritatamente gli Usa in formazione piuttosto modesta (la serrata nella Nba impedì la partecipazione dei suoi giocatori). Ma questa, speriamo, è solo una tappa, importante, di un tour che ha il traguardo finale ancora lontano.
Importante piuttosto vedere come la ricrescita della pallacanestro azzurra sia stata costante e progressiva negli ultimi anni. Merito dell’attento lavoro di selezione e di crescita dei nostri pochi talenti operato da Meo Sacchetti che ci ha portati al quinto posto di Tokyo 2020, merito ora di Gianmarco Pozzecco che ha finalizzato quel lavoro aggiungendo valori fondamentali: la fiducia in sé stessi, la costruzione di un gruppo coeso al quale ha trasmesso passionalità, forza d’animo, carattere. E scelte tattiche giuste nel momento giusto.
Dite pure quel che volete, ma questa vittoria, come quella di venerdì contro la Serbia, porta le stimmate della personalità del suo coach. Qualcosa – come diceva Recalcati già nel 2003 dopo il bronzo di Stoccolma che valse i Giochi di Atene e il suo argento – che non si misura con i numeri, con le statistiche, ma ha un peso determinante sul risultato: il cuore, il carattere.
Leggete le cifre di oggi: Pajola zero punti ma nove assist, Fontecchio sofferente in attacco ma dodici rimbalzi conquistati finendo comunque in doppia doppia, i 31 punti ottenuti dalla panchina, i 48 rimbalzi strappati alle leve assai più lunghe di Conditt e Romero, i 57 punti e i soli 29 rimbalzi concessi a un Portorico che aveva viaggiato finora a quasi 100 punti per gara. Merito della difesa, certo, ma niente come una buona difesa nel basket è frutto del lavoro collettivo, dell’aiuto tra compagni, della voglia di sbattersi su ogni pallone e di battersi contro ogni avversario. Venerdì si chiamava Bogdanovic al quale la difesa ha concesso un misero 4/16 dal campo, oggi si chiamava Waters, il piccolo folletto americano dal tiro micidiale, che si è fermato ad un altrettanto misero 5/14.
Il viaggio è ancora lungo, l’Italia lo ha percorso pur cedendo molti centimetri a quanti ha affrontato finora e affronterà nei prossimi giorni, ma trovando nei momenti decisivi il contributo di tutti. Le leve per scardinare la difesa portoricana oggi le hanno fornite lo splendido Tonut di inizio gara, la maestosità di Melli sotto canestro, sette punti e 12 rimbalzi anche lui, ma soprattutto l’intelligenza e l’efficacia di Gigi Datome il capitano che sa capire quando serve il suo carismatico contributo per dare la sveglia ai compagni: 35 anni, duecentesima partita in Nazionale, sedici minuti in campo e 11 punti, preziosi per frenare l’esaltazione del Portorico in rimonta. Ed anche la nuova mostruosa prova del multiforme Pippo Ricci (ala, ala forte, centro secondo necessità), arrivato tardi ai vertici del basket ma che dimostra di saperci stare assai comodamente: 15 punti, dieci nell’ultimo quarto quando si è trattato di scavare il solco e di togliere ogni residua illusione agli avversari.
Ha ragione Pozzecco quando dice di amare i suoi giocatori come figli per quello che gli restituiscono. Retorica? No sentimento autentico per chi conosce davvero il Pozz che a fine gara ha abbracciato Petrucci, inviso a molti, ma che ha fatto scelte coraggiose e ne sta ricevendo frutti fondamentali per l’intero basket italiano che dalla Nazionale sta ricevendo quella credibilità che campionato e club infarciti di stranieri non riescono ad ottenere.
La partita è facile da raccontare. Si sapeva di un Portorico blando in difesa ma prolifico in attacco, e infatti ha subìto in avvìo l’assalto al ferro di Tonut riprendendosi dallo sbandamento iniziale con i primi punti di Waters fino ad avvicinare e poi superare l’Italia (43-41 al 25’) grazie anche ad una difesa ben più organizzata che si stringeva su Fontecchio e chiudeva i varchi sotto canestro. Finchè non è stata scardinata dalla seconda tripla di Datome (46-43 al 27’30”), bissata subito dopo da quella di Fontecchio che ha ripreso fiducia al tiro mentre l’energia spesa nel frenare gli azzurri toglieva lucidità in attacco ai portoricani.
Non è un caso che in questa difficile e decisiva terza frazione ci fossero in campo le cosiddette “seconde linee”, come già nelle precedenti gare (Ricci, Pajola, Severini, Datome), per restituire energie ai titolari in vista del rush finale firmato, come si è detto, dallo stesso Datome (54-47 al 30’16”) e poi ancora Ricci che, al posto di Polonara, ha firmato dieci punti nella frazione conclusiva, e ancora Melli e Fontecchio, provando con successo per qualche decisivo minuto Spissu e Pajola insieme in campo. Difesa forte su Waters tra Tonut e Pajola, dominio ai rimbalzi, ben 19 in attacco consentendo secondi tri che hanno portato 22 punti, lasciandone appena 5 ai centri avversari.
Insomma, un’Italia che non si è mai disunita neanche nei momenti di difficoltà, cambi giusti che hanno sempre portato cose utili alla causa, finale giocato con una disarmante (per gli avversari) autorevolezza aspettando il confronto di questo pomeriggio tra Usa e Lituania per conoscere l’avversaria di mercoledì nei quarti di finale.
Per ora godiamoci questa vittoria che ha cancellato definitivamente i fantasmi del ko con la Dominicana e soprattutto ha cementato il rinnovato amore degli appassionati per una Nazionale entrata nel cuore di tutti per la capacità di soffrire e di vincere. Forse sto parlando troppo di sentimenti, ma è la cifra caratterizzante del basket italiano se Luca Banchi ha saputo trasferire la stessa forza morale anche alla sua Lettonia, seconda squadra ad entrare nei quarti di finale travolgendo il Brasile, e questa è davvero la grande sorpresa del Mondiale.