A Tortona l’aria si è fatta improvvisamente più fredda. Merito – o colpa – di Elvar Már Fridriksson, il play-guardia classe 1994 che ha trascinato l’Islanda a una sorprendente e pesantissima vittoria per 81-76 contro l’Italia nelle qualificazioni alla FIBA World Cup 2027. Una serata da protagonista assoluto, in cui il numero 10 islandese ha ribaltato inerzia, gerarchie e pronostici con una prestazione che porta la sua firma in ogni dettaglio.
Giocatore di equilibrio e carattere, oggi in forza all’Anwil Włocławek nel campionato polacco, Fridriksson non è nuovo a serate di grande impatto. Cresciuto cestisticamente tra Reykjavik e il college basket statunitense, prima di tornare in Europa per una carriera che lo ha visto passare da Svezia, Lituania, Belgio, Italia (proprio a Tortona!) e ora Polonia, il regista islandese ha costruito la propria reputazione su due certezze: leadership e letture offensive di alto livello. A Tortona le ha messe in scena entrambe, alzando una volta di più l’asticella del suo status in nazionale.
La sua gara è stata un manifesto di controllo: 29 minuti in campo, 29 punti, chirurgico nelle soluzioni dentro l’area (7/11), puntuale dall’arco (3/7) e perfetto dalla lunetta (6/6). A completare il quadro, 3 rimbalzi, 5 assist, una palla recuperata e 26 di valutazione. Quando l’Italia ha provato ad alzare la pressione, Fridriksson non ha mai perso ritmo né lucidità: ha colpito dal mid-range, ha guidato i compagni con autorità, ha saputo gestire i possessi più delicati come un veterano navigato.

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Fridriksson, foto FIBA