di Maurizio Roveri

Una Virtus Segafredo così reattiva, intensa, lucida, efficace e dominante, per quasi tutti i quaranta minuti, non l’avevamo ancora vista sulla scena di questa Euroleague estremamente competitiva. Già nelle battaglie combattute nel WiZink Center di Madrid ,e al Mediolanum Forum di Milano, la V nera di Bologna era uscita vincente con personalità e grande solidità mentale fra i graffi di partite arcigne e dure. Giocate e vinte orgogliosamente in trasferta. Ma questa prestazione superlativa per qualità e regolarità di rendimento, contro il Valencia che era la squadra più in forma del momento, ha sfiorato la perfezione. Per organizzazione e aggressività in fase difensiva, per la fluidità e la bellezza delle manovre in attacco. Il Valencia è rimasto annichilito e non ha mai saputo prendere valide contromisure.
Un successo virtussino ampio, un dominio totale. Dal folgorante 24-8 dei primi fantastici dieci minuti e ancora più su, sempre più in alto, continuando a spingere e a produrre ottima pallacanestro. Fno al +30 finale. Passando anche, un paio di volte, dal +32.
Il Valencia non ci ha capito niente. Nè come attaccare quella difesa virtussina che le rubava il tempo e la teneva lontano dall’area, né come difendere sugli attacchi della Segafredo. Attacchi organizzatissimi che dipingevano manovre fluide, precise, logiche, pazienti. Muovendo tanto e bene la palla e arrivando a canestro con alte percentuali di tiro. Strepitosi, nei primi fantastici dieci minuti, il 6 su 8 nelle conclusioni da due punti (75%), il 50% nelle conclusioni da oltre l’arco dei 3 punti (3 su 6) e il 75% nei tiri liberi (3 su 4), nel periodo in cui in difesa la Virtus ha costretto il Valencia a raccogliere appena 8 punticini. Poi, Segafredo  al 62.5% da due (10 su 16) al termine del primo tempo e 41.7% nelle triple e 70% dalla lunetta. Con 50 di PIR, dopo venti minuti.
Alla fine… 16 su 25 da due (64.0%), 14 su 28 nelle conclusioni dalla lunga distanza (50.0%) e 15 su 20 (75.0%) nei tiri liberi. Oltre a 39 rimbalzi (battuto anche lì il Valencia), 23 assist e un eccellente 108 di Performance Index Rating.
Una prestazione enorme. Da incorniciare.

Il piano-partita è stato preparato in maniera magistrale da coach Sergio Scariolo e dal suo staff. Ed è stato interpretato perfettamente dal gruppo virtussino in campo. Facce sicure. Facce intense. Facce d’assalto. Facce di chi sa cosa fare. Qualunque quintetto fosse in campo. E ne è uscita la “partita perfetta”. Sì, perché battere di 30 punti, e con una espressione tecnica d’alta qualità, quel Valencia che recentemente aveva vinto al Pireo contro l’Olympiakos e successivamente alla “Fonteta” s’era imposto al Monaco di Mike James, è davvero tanta tanta roba. Notte di gloria per la V nera.

DOVE VALENCIA E’ VULNERABILE – La Virtus Segafredo ha attaccato con lucidità, chirurgicamente, i punti vulnerabili del Valencia. Ad esempio, la difesa sul lato debole. Lì la squadra di coach Alex Mumbrù tende a scoprirsi. E non sa proteggersi bene. E’ chiaro, però, che per costringere la difesa valenciana a scomporsi e ad aprire dei “buchi” occorre un attacco con grande circolazione di palla, manovre rapide, ribaltamenti da un lato all’altro del campo e tanto lavoro dentro-fuori, fuori-dentro. Significa un attacco sempre molto attivo e la palla che si muove tanto. Creando soluzioni per il gioco interno e per canestri da oltre l’arco dei 3 punti.
Tanti passaggi di bellissima precisione. E pochi palleggi. In questa maniera la Virtus, sempre ben disposta in campo, ha portato fuori equilibrio il Valencia che ha vissuto una serata estremamente difficoltosa in fase difensiva.
Pronta e opportunista la squadra di Sergio Scariolo a “leggere” le situazioni e a scaricare fuori per tiri da 3 ben costruiti quando il Valencia, sugli “aiuti” difensivi per evitare una penetrazione, lasciava spazi al “tiro pesante”.
Inoltre, si era notato – dopo i primi 7 turni di Euroleague – che il Valencia è squadra che vince a punteggi alti. Il Valencia è battibile se viene tenuto sotto gli Ottanta punti. Ebbene in questa partita la Virtus ha addirittura inchiodato la squadra spagnola a 59 punti!

TRANSIZIONE DIFENSIVA – Sono tanti i meriti della V nera in una sfida che gli uomini di Scariolo hanno letteralmente dominato. Mi limito a sottolineare due aspetti tecnico-tattici. A cominciare dalla “transizione difensiva”.
Sappiamo che la Virtus Segafredo, fra le sue caratteristiche più efficaci, ha la transizione offensiva. Quando può correre, quando si distende, quando manovra in velocità e precisione, è squadra spettacolare e può esaltarsi con giocatori adatti ad attaccare così. Ad esempio Mickey, Cordinier, Lundberg, Ojeleye, Bako e chiaramente, quando è sul parquet per i suoi minuti di sublime delizia, Milos Teodosic il Genio, l’Artista visionario. Ovviamente anche Shengelia, che ora però è infortunato e forse sarà indisponibile per un’altra settimana.
Ma…
Laddove il gruppo della Virtus Segafredo è molto migliorato è nella transizione difensiva. Di solito se ne parla poco di questo aspetto della pallacanestro. Invece è importante. Merita d’essere sottolineato.
Dopo un tiro sbagliato, dopo una palla persa o un recupero difensivo della squadra avversaria, comincia già in quel momento la transizione difensiva. Vale a dire: saper passare immediatamente dall’attacco alla difesa. Facendolo con rapidità, equilibrio, concentrazione totale. Cominciando anche con una situazione di pressing sull’uomo con la palla. Per rallentare l’azione avversaria.
Una valida esecuzione della transizione difensiva (tale da costringere gli avversari che hanno appena recuperato palla a dover attaccare una difesa già schierata) ha come risorse fondamentali l’organizzazione e la comunicazione. Anche nella transizione difensiva Alessandro “centomani”Pajola è straordinario. Per energia e intensità. E Hackett e Lundberg, Ojeleye e Weems sono altri che sanno interpretare bene la transizione difensiva. Oltre a Shengelia.

TAGLI E BLOCCHI – Un altro aspetto dei progressi realizzati dalla Virtus Segafredo è espresso dall’enorme lavoro offensivo di “tagli” e “blocchi”.
Ovviamente sono spettacolari ed eccitanti i tagli lungo la linea di fondo di Isaia Cordiner quando il suo straordinario atletismo viene esaltato dagli assist geniali di Milos Teodosic. E ovviamente l’efficace il “gioco senza palla” di Mickey, Lundberg, Weems, Ojeleye.
Vorrei, a questo punto, sottolineare il lavoro di blocchi e di tagli di Ismael Bako. In una partitissima virtussina così imperiosa come quella di ieri sera, la prestazione del centro belga è passata un po’ in secondo piano. Ingiustamente. Il lavoro di blocchi di Bako è stato massiccio e preziosissimo.
E normalmente un buon attacco nasce da una precisa e disciplinata esecuzione di tagli e blocchi.