di Maurizio Roveri
Francamente, era inevitabile. Era inevitabile, la sconfitta nel mitico Pionir di Belgrado (dal 2016 intitolato al grande indimenticabile Aleksandar “Aza” Nikolic) per una Virtus Segafredo troppo incompleta per reggere l’urto con una Crvena Zvezda in forma, in salute, motivatissima, che sta cambiando pelle dopo un difficoltoso avvio di Euroleague. Quarta vittoria di fila per il Club di Belgrado da quando la allena il “duro” ed espertissimo Dusko Ivanovic. E sorpasso in classifica, ai danni del Partizan. E anche della Virtus, scesa in quattordicesima posizione (4 vittorie, 7 sconfitte). L’atmosfera, l’eccitazione, il tifo, il calore del popolo della Stella Rossa adesso rappresentano davvero un fattore. E qualcuno della V nera dentro il clima del Pionir si è smarrito.
Prima considerazione. Il -9 finale, tutto sommato, può essere anche accettabile. Considerando le assenze pesanti di Milos Teodosic, Toko Shengelia e Semi Ojeleye. Vale a dire tre dei quattro migliori giocatori, sul piano della qualità, nel roster della Virtus Segafredo (l’altro ovviamente è Iffe Lundberg, lui c’era ieri in campo ma… ha avuto vita dura contro la difesa di Branko Lazic e non è mai riuscito ad accendersi). Ci sarebbe da ricordare anche l’indisponibilità di Awudu Abass, che si infortunò a metà settembre in una partita pre-season con la Reyer (lesione osteocrondale) e potrebbe tornare a disposizione nei primi mesi del 2023. Ebbene, una V nera così menomata, non è crollata. Dopo un sublime primo quarto, nel corso del quale la Segafredo ha toccato anche il +10 attaccando con rapida e precisa circolazione di palla, e con tanto ordine, il gruppo bianconero ha gradatamente perso il controllo del match sulla pressione della Crvena Zvezda. L’energia dei tanti giocatori intercambiabili a disposizione di coach Ivanovic ha fatto la differenza, alla distanza. Ed era prevedibile. La Virtus è andata in sofferenza, in difficoltà, subendo duri pugni allo stomaco sul -16 (due volte) e sul -17. Tuttavia, la squadra di Sergio Scariolo ha saputo con orgoglio ricompattarsi, recuperare parzialmente e alla fine limitare la sconfitta in termini quasi onorevoli. Tutto sommato, l’immagine d’una Virtus sì chiaramente battuta ma… non depressa.
Seconda considerazione. Premesso che la professionalità dei giocatori della Virtus Segafredo non va minimamente messa in discussione, e l’impegno non manca mai, vi sono stati in questa partita dei cali d’intensità notevoli. In particolare nei due quarti centrali quando il sistema difensivo è saltato e sono stati subiti 50 punti in quei venti minuti. La “coperta corta” ha protetto fin che ha potuto. Una quindicina di minuti. Poi si esposta alle sciabolate di Luca Vildoza (diabolico tiratore quest’argentino con cittadinanza italiana!)  e di un Bentil decisamente più incisivo rispetto alla stagione milanese. Successivamente la V nera non ha saputo arginare le penetrazioni di Ognjen Dobric (guardia di due metri) e di Luka Mitrovic (ala di 2,06) abilissimi finalizzatori delle trame offensive d’una squadra che arriva con facilità ed efficacia vicino al canestro. E che in questa sfida è stata anche consistente (più di altre volte) nelle conclusioni dalla lunga distanza: 10 su 23 nelle triple, percentuale del 43.5%. In realtà, l’8 su 22 della Segafredo da oltre l’arco dei 3 punti non è stato tanto distante dalla performance della Stella Rossa. Trovo, invece, che vi sia stata più differenza nella produzione dentro l’area, nell’andare ad attaccare il ferro da parte del gruppo di coach Dusko Ivanovic: 26 su 38 da due punti. Il 68.4%. Per la Virtus 15 su 27, percentuale del 55.6.  E’ vero, tuttavia, che la squadra bolognese ha saputo guadagnarsi falli e tiri liberi, e dalla lunetta è stata molto precisa: 20 su 23, cioè l’87%. Un dato che contrasta in maniera evidente con l’1 su 3 della Crvena Zvezda nei tiri liberi. Appare chiaro che il team di Belgrado, con una formazione più “lunga” e una rotazione su undici giocatori, ha potuto permettersi di spendere falli. La Virtus Segafredo, in situazione d’emergenza per le assenze, e con Lundberg e Bako fuori dal vivo del gioco, ha dovuto essere più prudente. Per evitare di caricarsi di falli. Il problema è che, per eccesso di prudenza, il gruppo della V nera di falli ne ha commessi pochi. Non contrastando in maniera energica gli schemi, le manovre di Dobric, Mitrovic, Vildoza e compagnia.
Terza considerazione. La Virtus sottocanestro fatica. Non è stato sempre così in queste prime 11 partite di Euroleague, ma il più delle volte sì. Chiaro che sta mancando la consistenza di Toko Shengelia, costretto dagli infortuni ad essere disponibile per coach Scariolo e per la squadra due volte soltanto in questi mesi. E’ evidente che il ritorno (si presume vicino) del power forward georgiano aiuterà la V nera a diventare più concreta e produttiva nel “pitturato”, sia in attacco sia in difesa. Tuttavia, si pone un interrogativo: questa squadra ha “centri” competitivi per l’Euroleague? La risposta non è positiva. Spiego: Mam Jaiteh ha impiegato tempo ad entrare in condizione fisica e a capire il sistema di gioco e il tipo di basket dell’Eurolega. Ha affrontato avversari tosti, esperti, di fronte ai quali lui che è un rookye di questa competizione è apparso impacciato. Forse aveva perso anche un po’ di fiducia. Ieri sera, però, Jaiteh ha trasmesso segnali incoraggianti. Ha tenuto il campo per 27’09”, 15 punti con 5 su 6 nelle conclusioni in area, 9 rimbalzi, 2 assist, 2 palle recuperate e 2 perse, 2 falli commessi e 5 subiti. Per un buon 27 di PIR. In difesa poteva “chiudere” meglio. Con più energia e attenzione. Ha dimostrato d’essere in crescita. Forse sta recuperando l’identità che aveva nella stagione scorsa, quando è stato l’MVP dell’Eurocup. Però l’Euroleague è un’altra dimensione. E Jaiteh per questo livello fa vedere, a volte, d’essere acerbino. Comunque, ha stazza, fisicità, apprezzabile tecnica. Non è un pivot dominante. Dunque, non è un “primo centro”. Ma da “secondo” andrebbe benone. Ismael Bako, invece, sta accusando dei vuoti mentali. Vi sono state partite in cui… non è pervenuto. Quando non riesce ad essere lì con la testa, è come non ci fosse. Ci sono alcune cose che Bako sa fare davvero bene, ma diverse altre cose le deve imparare. Mi sembra che in questo momento l’Euroleague sia un livello troppo alto per lui. E allora? Io penso che il Club bianconero debba andare sul mercato per inserire un “primo centro”, un lungo esperto e di qualità. Il vero titolare del ruolo. Con Mam Jaiteh che da “secondo centro” è sicuramente affidabile. E Ismael Bako da dirottare nel campionato italiano, dove può avere tanto spazio, essere decisamente coinvolto e fare utile esperienza.
Quarta considerazione. Ho rivisto con piacere la sapienza tattica, l’orgoglio, la visione di gioco di Stefan Markovic. Ieri sera è stato un duro rivale. Coach Ivanovic gli ha dato venti minuti. E Stefan li ha fatti diventare venti minuti di qualità. Da vero regista. Senso del controllo, buone letture, passaggi giusti. Stefan sentiva molto questa partita contro la sua ex-squadra. E l’ha interpretata con grande energia, con lucidità, con intelligenza. E con tutte le malizie acquisite in tanti anni di ottima carriera. Fisicamente sta bene. Mi sembra molto sereno. Insomma, all’età di 34 anni e alla diciottesima stagione di attività, Stefan Markovic è ancora un signore che sa confezionare buona pallacanestro. Un regista che va a catturare 8 rimbalzi, fabbrica 5 assist, sporca passaggi con intuizioni e mettendosi sulle traiettorie, 2 palle recuperate e nessuna persa, 2 falli commessi e 3 subiti, 17 di PIR. Beh, è ancora il Markovic che ispirava ottimo basket in Virtus al fianco del suo amicone Milos nella Segafredo dei primi importanti salti di qualità: quella della dominante stagione  2019-20 purtroppo sospesa e annullata quando esplose il Covid, e poi quella successiva dello scudetto con quel clamoroso 4-0 inflitto nella serie finale all’Olimpia Armani Milano. E proprio in quella serie per il titolo la sapienza, il carisma, la difesa, l’orgoglio di Markovic furono fondamentali.