Arrivati al termine della FIBA World Cup è tempo di trarre le conclusioni sui successi e i fragorosi flop della competizione che ha visto per la prima volta la Germania sul tetto del mondo.
Non si può non partire proprio dai tedeschi, che hanno giocato un Mondiale perfetto e chiuso la competizione imbattuti. Sono stati sottovalutati fin dall’inizio, nonostante potessero contare su un roster di notevole livello, con quattro giocatori NBA e sette d’Eurolega. I cosiddetti figli di Dirk, ovvero la generazione che ha seguito le orme della leggenda dei Dallas Mavericks, sono finalmente sbocciati. Un processo che stava già spiccando il volo con i quarti di finale alle Olimpiadi di Tokyo, proseguito con il bronzo al passato Eurobasket e culminato infine la scorsa settimana. Questa nazionale inoltre potrà ancora togliersi qualche soddisfazione dato che Il percorso al Mondiale ha avuto veramente poche sbavature, e rimarrà nella storia. La finale contro la Serbia è stata impressionante, ma la vera impresa è stata battere gli USA in semifinale. Gli uomini di coach Herbert hanno messo in campo una partita incredibile con tanti protagonisti, da Schroder, Theis e chiaramente Andreas Obst. Il classe ‘96 del Bayern Monaco ha brillato durante tutta la competizione, e in modo particolare contro gli States con 24 punti e soprattutto nel finale la tripla che ha spento a tutti gli effetti il sogno americano.
Tra le sorprese di questo Mondiale chiaramente non si può non citare la Lettonia, la cenerentola della competizione. Guidata da coach Luca Banchi e priva della stella Kristaps Porzingis, la nazionale baltica si è fatta strada tra le grandi del globo, mandandone KO più di una. Al cospetto di Smits e compagni sono cadute Francia, Spagna, Lituania e Italia. Inoltre, ai quarti di finale, sono andati ad un tiro dal battere anche la Germania. Grandi protagonisti, anche in questo caso inaspettati, sono stati: Arturs Zagars, che si è messo in luce dimostrandosi un vero leader nonostante la giovane età, e Andrejs Grazulis, conoscenza del campionato italiano che ha giocato un Mondiale maiuscolo.
Anche l’altra finalista è stata senza alcun dubbio una delle sorprese di questo Mondiale. La Serbia si è presentata al torneo con una squadra talentuosa, ma senza alcuni dei suoi pezzi più pregiati, come Jokic, Micic e Kalinic. Nonostante questo è riuscita a compattarsi, sfruttando al massimo le caratteristiche di ogni membro della squadra e facendosi guidare da un Bogdan Bogdanovic in una condizione perfetta (19 punti, 4,6 assist e 3,3 rimbalzi a partita). Le motivazioni non mancavano di certo ai serbi, arrivavano da qualche estate decisamente deludente e dovevano dimostrare di essere ancora una delle nazioni più forti al mondo. Anche la sconfitta, la terza consecutiva, con l’Italia nella seconda fase ha avuto senza alcun dubbio un certo peso, sia dal punto di vista morale, sia da quello degli accoppiamenti, non avendo incrociato gli Stati Uniti.
Il Canada ha centrato un risultato importante, vincendo la sua prima medaglia della storia alla FIBA World Cup. Anche se già dall’inizio era stata etichettata come una delle squadre che sarebbe potuta arrivare fino in fondo, l’obiettivo raggiunto è memorabile. I canadesi contavano su un quintetto di pregevolissimo livello NBA e con un paio di giocatori in uscita dalla panchina di altrettanto buona qualità, ma i rimanenti membri del roster non erano esattamente i più indicati per una “big”. Al contrario degli USA che avrebbero potuto anche scambiare il primo quintetto con il secondo, coach Fernandez, oltre alle sue stelle, non poteva contare su un grande apporto dai gregari. Si è notato in modo particolare nella finale contro la Serbia, quando i numerosi falli di Brooks, SGA e Olynyk ad inizio partita hanno costretto le seconde linee a scendere in campo. Il già citato Shai Gligeous-Alexander ha dimostrato di essere un crack anche nel basket FIBA, girando a 24,5 punti a partita, conditi da 6,4 rimbalzi e 6,4 assist.
Altra sorpresa è stata sicuramente l’esordiente Sud Sudan che, seppur con risultati ridimensionati rispetto alle altre squadre, si è ritagliato uno spazio tra le grandi del globo. La nazionale africana ha vinto le sue prime partite e soprattutto ha scritto un’altra pagina di storia qualificandosi alle Olimpiadi di Parigi 2024. Le luci della ribalta sono toccate a Carlik Jones, playmaker americano naturalizzato, che ha fatto impazzire più di qualche difesa. Il 25enne ha chiuso la World Cup con 20,4 punti, 10,4 assist e 4,8 rimbalzi, sfiorando contro le Filippine la prima tripla doppia della storia del torneo, terminando con 17 segnati, 14 assist e 9 rimbalzi.
Passando invece alle grandi delusioni del torneo figura sicuramente la Francia. La grande favorita con tanti giocatori tra NBA ed Eurolega e ottimi risultati nelle ultime competizioni, è caduta con un tonfo assordante nella fase a gironi. Già la prima partita del torneo è stata disastrosa per i transalpini, che hanno subito una sconfitta di 30 punti contro il Canada. La seconda giornata però è andata anche peggio. Gobert e compagni hanno perso anche contro la Lettonia, chiudendo così la corsa per il titolo dopo soli due match. Dunque dopo due secondi posti tra Olimpiadi ed Eurobasket i francesi si sono classificati 18esimi. L’insoddisfazione non si smaltirà facilmente e con le Olimpiadi in casa in arriva la pressione sulla nazionale francese aumenta enormemente.
È stato un fiasco anche il Mondiale della Spagna che arrivava da campione in carica e da un Europeo vinto. Certo, le assenze in cabina di regia hanno avuto un peso, inoltre il fatto che la nazionale guidata da Sergio Scariolo non sia più la “Generación de oro” è un dato di fatto, ma gli iberici qualche freccia nel proprio arco ancora ce l’hanno. Anche in questo caso c’è lo zampino della Lettonia che ha battuto la Roja nella fase a gironi, costringendola a dover vincere tutte le partite della seconda fase. È arrivato poi il Canada che, con una vittoria nei secondi finali nello spareggio per il passaggio del turno, ha condannato la Spagna ad uscire in maniera prematura dai giochi.
Infine i grandi Stati Uniti che con una corazzata, anche se piuttosto giovane e inesperta, soprattutto in questo tipo di manifestazioni, è riuscita a centrare solamente un quarto posto. La squadra di coach Steve Kerr ha perso prima in semifinale con la Germania e poi la finalina nel derby nordamericano con il Canada. Gli States hanno pagato l’arroganza e la poca maturità del gruppo squadra, che probabilmente non ha compreso fino in fondo il peso delle partite. L’unica sfida in cui sono sembrati gli imbattibili Team Usa degli anni ‘90 è stata la partita contro gli azzurri, complice anche la precedente sconfitta con la Lituania e un’Italia non brillantissima. Questo insuccesso ai Mondiali potrebbe spianare la strada ad un Redeem Team che potrebbe dare spettacolo alle prossime Olimpiadi.
In foto la Germania (FIBA)
Alessandro di Bari