Iniziati i tornei maschili e femminili di pallacanestro delle Olimpiadi di Parigi 2024. Manifestazione che purtroppo vede assente l’Italbasket, che al maschile ha perso il torneo Preolimpico di San Juan un mese fa circa. Obiettivo fallito dagli azzurri, e del quale abbiamo parlato con il grande Dino Meneghin, che si è soffermato su cosa gli è piaciuto e cosa meno.

«Mi è piaciuto l’approccio alle partite, la collaborazione tra i giocatori, l’entusiasmo, la voglia, l’unione che hanno dimostrato i ragazzi con l’allenatore, l’impegno. Quello che non mi è piaciuto è stata la debolezza a rimbalzo, qualche amnesia in difesa e la scarsa percentuale al tiro da fuori. La nostra nazionale è una squadra piccola e se non segni da 3 rischi di perdere contro chiunque, così come è capitato al Preolimpico».

Non è un segreto, infatti, che la pioggia di triple in quel di Belgrado ci ha garantito di partecipare ai Giochi olimpici di Tokyo. La Fip ha deciso comunque di confermare Pozzecco quale ct, e per il celebre centro «porta entusiasmo e la pallacanestro oltre a conoscerla la insegna anche bene. Quello che gli manca, ma è più una questione generale di una nazionale, è il poco tempo a disposizione per lavorare. Preparare una competizione con un mese circa in palestra è complicato. E il ct della nazionale è sempre sulla graticola se non vince».

Meneghin è stato team manager della nazionale italiana e poi presidente della federazione, prima quale commissario straordinario nel 2008 e poi eletto per il quadriennio 2009-2013. E ricorda che a quell’epoca aveva già cercato di limitare gli stranieri, «ho lottato ma non si riuscirà mai a diminuirli. Capisco anche la loro importanza, ma tra extra comunitari, comunitari e formati i nostri giocatori ed in particolare i giovani restano in panchina e questo non aiuta il movimento. Qualche giocatore comunque salta fuori da una parte o dall’altra, ma le regole sono queste. E allora quello che posso dire ai ragazzi italiani è di lavorare ancora di più, anche oltre agli allenamenti da 2, 3 o 4 ore, aumentando i carichi di lavoro così da farsi vedere. Si sta andando sempre più verso un basket meritocratico, e quindi c’è bisogno di lavorare con più attenzione e non fermarsi appena arrivati in serie A».

L’ex giocatore di Varese e Olimpia è stato un grande protagonista ai Giochi olimpici, vincendo la medaglia d’argento a Mosca 1980. «Ho partecipato a quattro Olimpiadi da giocatore e a due da dirigente. Posso dire che il momento più bello, che ho sempre apprezzato, è stato il ristorante. Ti ritrovi in tavolate piene di atleti, di qualsiasi disciplina e provenienti da ogni parte del mondo, con cui parli, fai amicizia, condividi esperienze. E poi c’è il self service che ti permette anche di assaggiare cibi lontani dalla nostra cultura. Per quanto riguarda il torneo odierno, credo che la competizione si stia livellando verso l’alto, non ci sono più squadre materasso e la sorpresa è dietro l’angolo. Dispiace non poter vedere la nostra nazionale».