Il patron di Brescia è stato ospite a “Basket Time” di Video Brescia Sport, queste le sue dichiarazioni riportate da Bresciacanestro:

“Sulle ambizioni della squadra, i progressi ci sono e sono lì da vedere, però vedremo se riusciremo a raggiungere le Final Eight. La squadra c’è, coach Magro sta tenendo alta la tensione, sarebbe importante vincere la gara contro Pesaro, perché, anche vedendo le altre partite, sarebbe una quasi garanzia per le finali a otto. Ci vorrà magari un po’ di fortuna, che nelle prime gare è un po’ mancata, insieme allo spirito delle ultime partite. Sui problemi del sistema basket, c’è poi un problema strutturale nel sistema basket italiano: se una squadra italiana o europea decide di acquistare un giocatore tipo Mitrou Long, a Brescia non viene riconosciuto nulla. È un investimento a fondo perduto. Ci vorrebbe un ristoro per le società, perché come mi dice ogni tanto Cellino “se va male va male e se va bene va male lo stesso”. La cassa a giugno è sempre vuota, comunque vada. In serie A ci sono squadre come Milano o Bologna, gestite da gruppi industriali con il fatturato che va da 600 milioni al miliardo di euro, e squadre gestite con solamente passione e storia, senza badare all’aspetto economico. Con il covid è peggiorata ancora la situazione debitoria, bisogna dunque concentrarsi su pochi punti da portare all’attenzione del governo, altrimenti il basket è destinato a chiudere in maniera definitiva. Su Buscaglia, non lo scelsi io, lo scelsero Graziella e Matteo. Esposito andava cambiato, perché era in crisi anche personale. Buscaglia mi venne presentato da loro e dal suo procuratore. Persona perbene, forse avrebbe potuto incidere di più nelle scelte. Ciò che mi ha fatto preoccupare è stato il cambio Wilson e Willis: non capisco come lui, Santoro e Abbiati abbiano preso una decisione così sbagliata nel prendere quei due giocatori. Anche per questo non sono rimasti: io devo difendere la mia azienda, anche con scelte poco simpatiche. Su Magro, persona preparata, che proviene da un passato importante. Può far bene a Brescia, non è simpatico a tutti, ma è la cosa migliore: non si può infatti piacere a tutti. Lo chiamo il piccolo Messina. Su Luca Vitali, leader sfortunato, avrebbe potuto vincere di più…”.