Ci ha lasciati nella giornata di lunedì 30 settembre Dikembe Mutombo, ex giocatore NBA, che si è dovuto arrendere ad un tumore al cervello con il quale conviveva dal 2022. Una carriera unica quella del nativo di Kinshasa, partito dal nulla e arrivato ad essere un vero e proprio ambasciatore per la NBA nel mondo. Unica per il suo impegno anche fuori dal campo (dove comunque ha concluso come secondo miglior stoppatore all-time) dove è stato spesso protagonista di numerosi progetti umanitari e aiuti al suo paese natale, cercando il più possibile di restituire ciò, che secondo lui, aveva avuto la fortuna di ricevere. In campo, come detto, un grandissimo stoppatore, con ogni giocata accompagnata dal celebre “finger wag”.
Da Kinshasa e il calcio, fino all’NBA: il viaggio di Dikembe
E pensare che forse, gli amanti del basket, avrebbero potuto non sentir mai parlare di Dikembe Mutombo. Nato il 25 giugno 1966 a Kinshasa e settimo di dieci figli, il piccolo Dikembe muovi i primi passi nel calcio, prima di cambiare rotta anche grazie ad un fisico unico: oltre 2,10m a 17 anni e doti atletiche fuori dal comune per un ragazzo della sua stazza. Viene quindi indirizzato al basket, dove dimostra da subito ottima applicazione. Arriva quindi la grande opportunità: University of Georgetown, con un’icona del college basket come John Thompson come coach. In maglia Hoyas mette in mostra tutte le sue potenzialità come totem sotto il ferro, mettendo a referto nel secondo anno 15.2 punti, 12.2 rimbalzi e 4.7 stoppate di media a partita.
Da qui il salto al piano di sopra, con i Denver Nuggets che spendono per lui la quarta chiamata assoluta al Draft 1991. In NBA gioca 18 stagioni, indossando anche le maglie di Hawks, Nets, Knicks, Rockets e Sixers, arrivando a giocare 8 All-Star Game e venendo selezionato per tre volte nei quintetti All-NBA. Una carriera che lo ha consacrato come uno dei migliori difensori di tutti i tempi e che vede come unico rimpianto quell’anello sfuggito sia nel 2001 che nel 2003. A renderlo famoso ai più è stata sicuramente la sua iconica signature move, quel dito ad indicare “qui non si passa” ai numerosi attaccanti che hanno avuto il coraggio di sfidarlo. Un gesto che gli ha recato non pochi grattacapi, con la Lega non contenta del suo atteggiamento e sempre più falli tecnici fischiati nei suoi confronti. Da qui il cambiamento, con il gesto rivolto verso le tribune ad aizzare il pubblico. Come detto però, la sua carriera è stato tanto altro, con tutto ciò che ha fatto extracampo ad averlo reso un personaggio apprezzato da tutti.
Pioniere ed icona anche fuori dal campo
Non sto cercando di americanizzarmi, perché nella società americana quando si ha successo lo si fa per se stessi. Nella società africana, invece, si ha successo per la propria famiglia. Io sono stato aiutato da tante persone mentre crescevo, e ora tocca a me aiutare le persone.
Le parole di Mutombo risuonano come un monito su quale fosse il pensiero fisso del gigante di Kinshasa: restituire ciò che aveva ottenuto. Quando nel 1996 si ritrovò free agent dopo l’esperienza in Colorado, nel scegliere la sua nuova squadra tenne a mente, oltre alla parte tecnica e salariale, anche i luoghi giusti dove poter mettere le basi per creare i suoi progetti destinati ad avere un grande impatto sociale. Qua fonderà la Dikembe Mutombo Foundation, che dal 1997 ha avviato la sua attività per migliore la salute, l’educazione e la qualità della vita nella Repubblica Democratica del Congo. Con la popolarità guadagnata sul parquet si è battuto per cercare di costruire un ospedale a Kinshasa che ha avuto luce, sebbene le difficoltà, nel 2007. Oltre a ciò, sono stati molti altri i progetti che hanno visto Dikembe come protagonista, come quando ha pagato di tasca propria la trasferta ai Giochi Olimpici alla nazionale femminile della RDC. Numerose iniziative che l’hanno portato ad essere ambassador per NBA, contribuendo con David Stern prima e Adam Silver poi, allo sviluppo della pallacanestro nel continente africano. Dopo il ritiro il suo impegno si è moltiplicato, con l’adesione a progetti ed eventi come Basketball Without Borders, NBA Africa Games e Giants of Africa. Mutombo è stato il principale motivo per cui, oggi, esiste la Basketball African League (BAL), inaugurata nel 2021 e patrocinata da NBA e FIBA.
“Ha cambiato il modo in cui gli atleti pensano al tipo di impatto che possono avere fuori dal campo” ha detto di lui Barack Obama, anche se il racconto che lo definisce alla perfezione è quello di Kobe Bryant, un altro che, purtroppo, ci ha lasciati troppo presto:
Era il 2006, credo. Alla fine di una partita contro Houston, voglio presentare Mutombo a mia moglie. Lui le stringe la mano con delicatezza e le dice che è un grande onore per lui. Vanessa teneva in braccio Natalia, che al tempo aveva 3 anni. Le dico ‘Sai Nat, questo signore è uno dei più grandi difensori e stoppatori della storia’… Dikembe allunga la mano per presentarsi a Nat, ma Nat la ritrae e fa ‘No, no, no’ agitando il dito della mano. Scoppiamo tutti a ridere. Poi si lancia tra le braccia di Mutombo. Ecco… questo è Dikembe. Il giocatore preferito da mia figlia, una persona amata da tutti per ciò che è dentro e fuori dal campo.
Alle future generazioni il compito di raccogliere la sua eredità, anche se la consapevolezza è quella che Dikembe Mutombo rimarrà per sempre unico.
in foto Dikembe Mutombo
di Diego Loretelli