Il futuro della Dinamo Sassari passa dalla conferenza stampa tenuta questa mattina presso la Club House societaria di via Nenni, dove il presidente Stefano Sardara ha parlato per la prima volta dopo la retrocessione in A2. La stagione si è conclusa con un pesante ko a Brescia, ma la certezza del ritorno nella seconda serie nazionale era già arrivata dopo la sconfitta interna contro la Virtus Bologna alla penultima giornata, ponendo fine a 16 anni consecutivi in LBA.
Sardara ha aperto con un avviso: “Con alcuni giornalisti abbiamo da chiarire qualcosa”.
La retrocessione: “L’errore è stato a maggio 2025”
Il presidente non ha cercato scappatoie nell’analisi della stagione, individuando nell’estate scorsa il momento in cui le cose sono andate storte.
“Non avviene a maggio 2026 ma a maggio 2025, quando è stata immaginata la squadra. Lì abbiamo commesso l’errore di affidarci a persone che ci hanno abbandonato. Non dico dal giorno uno ma quasi. Ma questa è una responsabilità che mi devo prendere. Quando vinciamo i giocatori e l’allenatore sono eroi, quando perdiamo il coglione sono io. Io non ho mai costruito una squadra, sia quando abbiamo vinto che perso. Mi assumo la responsabilità degli errori, sono il presidente. Ma vorrei ricordare che ho sempre chiesto di avere persone con carattere e che ci tengano a fare parte di questo mondo. Quest’anno non è stato così. Bisogna prenderne atto. Non esiste squadra in Serie A che non sia mai retrocessa. Ora è successo alla Dinamo. Ne prendiamo atto. Ci lecchiamo le ferite e ripartiamo. Ma ci sono prima delle riflessioni da fare”.
L’attacco alla stampa
Sardara ha poi riservato parole durissime ad alcuni giornalisti presenti, in particolare a Giampiero Marras, che aveva scritto di una presunta cordata interessata ad acquistare il club.
“Parliamo della stampa. Approfitto per avere delucidazioni da loro. Giampiero [Marras] scriveva di una cordata per comprare la società… Mettimi in contatto”, dice rivolgendosi al giornalista. “Voci che girano dove? Nei bar? Sono cazzate, non è questione di privacy. Sono cazzate. Al pari di quelle di Ferrando, che stimo. ‘Non l’ho visto arrivare, cosa?’. ‘Abbiamo cacciato Pozzecco’, ma cosa? Non è stato cacciato. Ricordo cosa avviene per una squadra come la Dinamo. Noi non siamo Milano, io non sono Armani. Siamo 150mila persone, considerando anche i cani che ho a casa. Questa è Sassari. All’inizio della mia avventura dissi chiaramente che non sapevo se avremmo fatto l’A2 o la Serie A, ma quello che saremmo stati bravi a fare. Ora, nel 2026, abbiamo fatto 16 anni di Serie A, 15 sotto di me, siamo la seconda società che ha vinto di più dopo Milano. Leggo e sono d’accordo sui complimenti a Vanoli – li merita tutti – però io sono quello che porta la squadra in A2. Probabilmente stiamo confondendo chi siamo e quello che possiamo fare. Quando sei Sassari o Cremona, puoi prendere allenatori o giocatori che ambiscono ad arrivare nelle grandi platee. Vedono Sassari come un trampolino, ma sapete cosa succede dopo che hanno vinto? Sapete lo Scudetto che abbiamo vinto noi? Non abbiamo problemi economici. Quando camminavo per Sassari all’inizio del mio ingresso in Dinamo, la gente mi dava le pacche sulle spalle come avessi preso il cancro. Oggi la società è sana. Va in A2, a testa alta. Ci sono stati errori, ma siamo Sassari. Non so che aspettative abbia qualche persona. Basta – e lo dico a chi lo fa per professione – non può sparare cazzate”.
La tensione con Marras è proseguita anche sul tema della presunta vendita del club. “Sei mesi fa ho avuto l’opportunità di vendere a un fondo che voleva fare esattamente quello che hanno fatto a Cremona”, ha detto Sardara. Il giornalista ha replicato: “Quindi non era una cazzata?”. E il presidente ha risposto secco: “No, è una cazzata. Gigantesca. Fammela conoscere”.
Gli alibi di stagione: arbitri, infortuni e assenze
Sardara ha poi elencato i fattori extra-tecnici che, a suo avviso, hanno pesato sul rendimento della squadra.
“Tre anni fa ho detto che la mia vita lavorativa non mi consente di dedicare il tempo che dedicavo 15 anni fa. Siamo nel bel mezzo di una transizione anche manageriale. Jack sta facendo un lavoro egregio, ma c’è una transizione. Siamo retrocessi ed è colpa nostra. Ma ora facciamo la lista della spesa di cosa è successo… Ho ricevuto tre scuse consecutive dal capo degli arbitri per errori commessi con noi. Cantù o Varese… Varrebbe la salvezza, e sarebbe retrocessa Cantù. Poi il tema degli infortuni, che è stato complicato. Aggiungiamo poi che quest’anno sono stato diversi mesi negli USA, e anche coloro che hanno costruito la squadra poi nel percorso non sono stati presenti. Uno dei punti fermi che ci ha permesso di correggere i nostri errori negli ultimi anni si chiama Federico Pasquini, che i benpensanti locali hanno ben pensato di accompagnare alla porta. Vi farei vedere gli articoli che avete fatto negli anni passati”.
Il palazzetto e l’identità del brand
Sardara ha poi allargato il discorso alla dimensione identitaria del club, toccando il tema dello stadio e del rapporto con la città.
“Il sistema Sassari deve imparare a prendere consapevolezza di quello che è e può fare. Ce la mettiamo tutta per fare il meglio possibile, cercando sempre di essere ambiziosi. Stiamo vivendo una dicotomia: il brand Dinamo è cresciuto in modo esponenziale, gli sponsor vogliono restare con noi, le aziende vogliono affiancare la loro realtà al brand, però in realtà a Sassari – che dovrebbe essere il nostro cuore – qualcuno ha subito un’altra problematica pesante, il tema del palazzetto. Ho amici fraterni, persone di cui mi fido, che preferiscono vedere la partita a casa. Questo per le limitazioni alla capienza subite post-Covid. Dobbiamo essere bravi anche a riportare l’entusiasmo giusto nell’essere presenti, che fa la differenza. Il pubblico è sempre valso due o tre partite. Poi c’è stato il tifo organizzato che si è sciolto. Questa è la situazione.”
Il futuro societario: “Il testimone si passa con certezza”
Sul proprio futuro alla guida del club, Sardara ha ribadito la posizione già espressa negli anni passati.
“Al di là di quello che hanno scritto tanti bei giornali, la situazione è sempre la stessa. Tre anni fa ho detto che per i miei impegni per me è faticoso. Detto questo, io lascerò il giorno in cui arriverà qualcuno serio che vorrà proseguire a Sassari. Finché potrò continuerò a fare questo. Sassari ha una sua identità, è un percorso, una staffetta. L’ho sempre detto e lo ribadisco oggi. Ma il testimone si passa quando si è sicuri della mano in cui viene dato.”
L’appello ai tifosi: “Manca il supporto”
Chiusura dedicata al rapporto con la tifoseria, con un invito diretto alla città a fare la propria parte nel prossimo campionato di A2.
“I tifosi? C’è un dato che mi fa riflettere: è qualcuno in grado di dirmi una cosa che, rispetto a 15 anni fa, paga lo stesso prezzo? Vi viene in mente? L’abbonamento alla Dinamo. Non è mai stato fatto un aumento di un centesimo. Mai. E quando c’è stato il Covid ho preso la squadra sulle spalle e l’ho portata avanti. Non ci si ricorda di queste cose quando si vince e si perde. Questa è una città di provincia. Cantù ha combattuto fino all’ultimo e ha messo oltre 4500 persone al palazzetto. Manca qualcosa: il supporto. Manca il supporto. Questo è l’invito che faccio. Adesso ripartiamo questa stagione, vogliamo stare il meno possibile in A2. Vogliamo tornare in Serie A. Però in questo anno tutti noi proviamo a fare un esercizio su chi siamo e chi vogliamo essere. Se la Dinamo deve essere la squadra che se vince bene, se perde non funziona. Così non ci sto.”