La regione del Golfo è ancora troppo pericolosa, e dunque il Dubai non potrà tornare negli Emirati Arabi Uniti per disputare le partite casalinghe delle semifinali della Lega adriatica come invece desiderato. Questa è stata la decisione della direzione del torneo che raccoglie il meglio della pallacanestro della ex Jugoslavia, che ha accolto la richiesta di una Budućnost dichiaratasi contraria a viaggiare a Dubai per ragioni di sicurezza.

Riprendendo quanto proposto dal club di Podgorica nelle scorse ore, la Lega adriatica ha richiesto alla compagine degli Emirati, che dal momento dello scoppio delle operazioni belliche nel Golfo si è trasferita a Sarajevo, di individuare un campo neutro in Europa dove disputare le partite ‘a domicilio’ delle semifinali.

La capitale della Bosnia Erzegovina potrebbe dunque restare la sistemazione del Dubai fino a fine stagione, anche se secondo indiscrezioni altre città, alcune delle quali non appartenenti all’ex Jugoslavia, sarebbero state prese preventivamente in considerazione da parte della compagine degli Emirati.

Le posizioni di Partizan e Budućnost

A rendere netta la posizione della Lega adriatica è la firma apposta in calce al comunicato da parte sia del presidente dell’organizzazione del torneo ex jugoslavo, Jure Bažič, che dei due vicepresidenti, ossia Ostoja Mijailović e Dragan Bokan, che ricoprono anche la carica di presidenti di Partizan e Budućnost rispettivamente.

Proprio le due compagini, finaliste della Lega adriatica nella scorsa stagione, sono direttamente interessate dalla questione del terreno di gioco del Dubai, che in caso di successo sulla Budućnost in semifinale potrebbe incontrare in finale proprio il Partizan.

I bianconeri di Belgrado, a loro volta, per accedere alla finale saranno chiamati a superare nell’altra semifinale la vincente della serie dei quarti di finale tra Stella Rossa e Cedevita Olimpija.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Filip Petrušev del Dubai (in maglia bianca numero 30) e Nikola Tanasković della Budućnost (in maglia blu numero 10). Credits: Budućnost VOLI / Filip Roganović