Nel numero di Basket Magazine di imminente uscita in edicola, abbiamo sottolineato la “timidezza” della Fiba nel prendere provvedimenti nei confronti della Russia per la guerra scatenata nel cuore dell’Europa aggredendo un Paese sovrano. A Ginevra hanno solidarizzato con le vittime, auspicato la pace e rinviato a metà maggio ogni decisione con un atteggiamento che Petrucci ha definito “pilatesco”. Con la rivista già stampata e in via di distribuzione, non è stato ovviamente possibile registrare la clamorosa presa di posizione della Federazione italiana che, in accordo con quelle olandese e islandese, ha reso noto che non affronterà la Russia nell’incontro in calendario in Italia il 1° luglio, né, di conseguenza, l’Islanda si recherà in Russia quattro giorni più tardi per l’ultima partita in programma (l’Italia sarà impegnata in Olanda nell’atto conclusivo della prima fase delle qualificazioni alla World Cup del prossimo anno, organizzata da Indonesia, Giappone e Filippine).

Dopo il duro intervento del 28 marzo, era prevedibile che Petrucci – di fronte al silenzio della Fiba – non si sarebbe fermato alle parole, ma avrebbe preso un’iniziativa forte e decisiva in accordo sia con il Coni sia con le Federazioni nazionali direttamente coinvolte (e ottenendo il sostegno di altri organismi continentali) dimostrando che la guerra in atto in Ucraina non è per la pallacanestro soltanto una ghiotta opportunità di arricchire tecnicamente alcuni club con i campioni in fuga dai tre Paesi coinvolti (c’è anche la Bielorussia…), ma un evento gravissimo per obiettivi (l’invasione di un Paese sovrano), modalità (città rase al suolo con bombardamenti a tappeto e migliaia di vittime civili), conseguenze sociali (i milioni di profughi) ed economiche (in un Continente già duramente piegato dagli effetti di due anni di pandemia e di emergenza sanitaria).

Di fronte a tutto questo il mondo dello sport non può restare insensibile o limitarsi a una solidarietà soltanto verbale, e infatti lo stesso Cio e la maggior parte delle Federazioni internazionali hanno assunto provvedimenti di esclusione delle squadre di club, delle nazionali ed anche di singoli atleti, da ogni evento, annullando gli eventi programmati in territorio russo. La Fiba risplende di una fosca luce per un’assenza che, per le sue tradizioni, è francamente inspiegabile e ingiustificabile.

L’Italia rischia grosso: se a Ginevra, a due passi dalla sede del Cio tra l’altro, dovessero mantenere la stessa posizione “pilatesca” (ed è un eufemismo), Italia, Olanda e Islanda verrebbero escluse dalle qualificazioni per la World Cup e, quindi, dalla possibilità di giocarsi la partecipazione ai Giochi Olimpici di Parigi. Ma è un rischio che perde ogni rilevanza di fronte alle immagini, alle notizie, alle tragiche storie che dall’Ucraina ci pervengono ogni giorno ormai da 37 giorni, da quel 24 febbraio quando i carri armati russi, violando anche la tregua olimpica (a Pechino dovevano ancora iniziare le Paralimpiadi invernali) hanno varcato i confini ucraini seminando terrore, morte e distruzione, riportando in Europa, 77 anni dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, una guerra crudele.

Petrucci ha gettato un macigno nelle acque morte della Fiba che dovrà ora dare una risposta. Ha messo la Federazione Internazionale di fronte al fatto compiuto e ad una scelta: ritenere che lo sport non ha niente a che vedere con la guerra, che deve rimanere un’… isola felice, o prendere atto – e agire di conseguenza – che lo sport è invece un aspetto fondamentale della vita sociale e che, proprio per l’impatto profondo che ha nelle anime di tutti i cittadini, le sue sanzioni sono altrettanto efficaci di quelle economiche nel far capire l’enormità di quello che la Russia ha improvvidamente scatenato.

Com’è possibile ipotizzare, se anche a metà maggio le ostilità dovessero essere sospese, che il recupero di Olanda-Russia e poi Italia-Russia e Russia-Islanda, possano essere tranquillamente disputate, come se niente fosse accaduto, ma anche che l’Ucraina sia in grado di difendere le sue possibilità nelle tre partite che dovrà disputare (con la Spagna, la Georgia e in Macedonia) in condizioni accettabili, morali e tecniche. Fa rabbrividire il pensiero che il 24 febbraio, mentre l’Ucraina giocava in Spagna e la Russia ospitava l’Olanda, iniziavano i bombardamenti.

La Russia ha evidentemente sbagliato i suoi calcoli, dall’idea di una facile invasione alla sottovalutazione della resistenza ucraina, alla tiepida risposta dell’Europa, ottenendo l’effetto opposto: il consolidamento dell’Unione Europea di fronte al pericolo comune, la sollecitazione dello spirito nazionale ucraino, la crisi economica interna, ma anche un pesante costo in vite umane tra i suoi soldati mandati al fronte. Tante giovani vite sacrificate, di fronte alle quali lo sport, il basket nel nostro caso, non può e non deve mostrarsi indifferente. Così come la Fiba non può voltarsi di fronte all’immagine di Sasha Volkov, un grande campione, uno del suo Bureau, che prende le armi per difendere il suo Paese.

 

Nella foto Sasha Volkov, campione che in Italia ha vestito la maglia della Viola Reggio Calabria, oggi sceso in campo per difendere la sua patria. Un’immagine che deve far riflettere