A Brindisi restano cinque partite. Cinque finali. Tre al PalaPentassuglia – contro Livorno, Fortitudo Bologna e Ruvo di Puglia – e due lontano da casa, sui campi di Scafati e Pistoia. Cinque giornate alla fine, sei squadre racchiuse in appena quattro punti: una volata serratissima, senza margine d’errore, dove ogni possesso può riscrivere la stagione.
La classifica è cortissima: Pesaro e Fortitudo Bologna guidano a quota 44, Brindisi e Scafati inseguono a 42, con Rieti e Verona subito dietro a 40. Un equilibrio totale che rende ogni scontro diretto decisivo. In maniera particolare le prossime tre partite della Valtur saranno decisive. Prima Livorno, poi la delicatissima trasferta di Scafati e infine la Fortitudo in casa. Un trittico ad altissima tensione, dove più della tecnica conteranno nervi e lucidità.
E se la Brindisi vista a Mestre dovesse ripresentarsi, diventa complicato immaginare scenari ottimistici. Vincere a Scafati appare oggi un’impresa, così come reggere l’urto fisico della Fortitudo o espugnare il parquet di una Pistoia affamata di salvezza, che nell’ultimo turno ha rischiato di battere la capolista Pesaro. Il punto è che Brindisi arriva a questo snodo con una doppia identità, quasi schizofrenica, che ne racconta perfettamente limiti e potenziale.
In casa, i biancoazzurri sono stati semplicemente dominanti: 14 vittorie su 15, numeri da prima della classe costruiti su intensità, fiducia e continuità. Il PalaPentassuglia è diventato un fortino, un luogo dove Brindisi impone ritmo e personalità, trasformando ogni gara in una prova di forza.
Fuori casa, però, cambia tutto. Le 7 vittorie a fronte di 9 sconfitte rappresentano il vero spartiacque della stagione. E anche quando sono arrivati i successi, raramente sono stati convincenti: vittoria all’over time a Milano per un solo punto, stesso scarto a Roseto e a Cento, decise da giocate estemporanee di Francis e Copeland dopo 40 minuti di sofferenza. Senza dimenticare la beffa di Rimini, con la semifinale di Coppa Italia di A2 persa di un punto.
La volata finale, quindi, impone un cambio di passo netto. Perché se il fattore campo continuerà a essere un alleato, servirà trovare solidità anche in trasferta, trasformando la fragilità in maturità. Altrimenti, persino difendere il secondo posto rischia di diventare un’impresa. E soprattutto, viene naturale chiedersi con quale tenuta mentale questa squadra potrebbe affrontare i playoff, dove la durezza – più ancora del talento – fa la differenza.
Comunque vada, il rischio è uno solo: quello del rimpianto. Perché Brindisi questo campionato ha dato spesso la sensazione di poterlo controllare, se non dominare. Le condizioni per una vera cavalcata quest’anno c’erano tutte – anche alla luce delle difficoltà delle rivali più accreditate. E invece, a fine stagione, il pericolo è di ritrovarsi a fare i conti con i “se” e con i “ma”.