La risposta che serviva è arrivata. Forte, netta, concreta. Con le spalle al muro, sotto 2-1 nella serie e reduce dalla debacle tecnica ed emotiva mostrata in gara3, la Virtus Bologna ha reagito nel modo migliore possibile andando a prendersi gara4 alla BTS Arena con un successo di grande autorità contro la Dolomiti Energia Trentino.
Era quello che tutto l’ambiente si aspettava. Ed era anche ciò che la squadra doveva a sé stessa dopo una prestazione, quella di venerdì sera, che aveva inevitabilmente acceso critiche e discussioni. Critiche evidentemente recepite, forse mal digerite, viste anche le risposte piccate del post partita di domenica sera, ma che hanno avuto il merito di generare un moto d’orgoglio collettivo.
Ed è stato proprio l’orgoglio il tratto distintivo della prova della Virtus in gara4. Una squadra diversa nell’atteggiamento, nell’energia e nella presenza mentale. Le V Nere hanno giocato probabilmente i migliori 30 minuti dell’intera serie, dominando su entrambe le metà campo con sostanza, durezza e lucidità. Una prestazione finalmente all’altezza del potenziale di una squadra che, pur falcidiata dalle assenze, resta profonda e ricca di talento.
Certo, nel quarto periodo è arrivato un inevitabile calo. Trento ha avuto il merito di rientrare e dimezzare lo svantaggio, ma la Virtus, a differenza di altre occasioni recenti, non si è disunita. Ha contenuto l’urto, ha mantenuto il controllo emotivo della partita e ha portato a casa una vittoria pesantissima.
A premiare è stata soprattutto la scelta di dare fiducia ai tre lunghi. Una decisione forte, che ha cambiato l’inerzia della serie. Alen Smailagic, Momo Diouf e Aliou Diarra hanno garantito energia, presenza fisica e protezione del ferro.
Diarra, nonostante i problemi fisici legati alla lesione agli addominali, ha avuto un impatto devastante nei suoi appena 11 minuti sul parquet: 11 punti, 7 rimbalzi e quella presenza intimidatoria che ha cambiato il tono difensivo della gara. Poi c’è stato Diouf, protagonista assoluto della ripresa, capace di incidere dentro l’area con continuità e aggressività fino a chiudere con 16 punti, pur con il neo dello 0/6 ai liberi. E infine Smailagic, “scongelato” dopo essere uscito dalle rotazioni fino a gara2 e diventato invece una risorsa preziosissima nelle due sfide di Trento.
Scelte che hanno portato all’esclusione dai 12 di Yago Dos Santos, sacrificato in favore di assetti più fisici e maggiormente equilibrati. Una decisione che, almeno in gara4, ha dato pienamente ragione allo staff tecnico.
Poi ci sono i leader. La Virtus aveva bisogno della vera versione di Carsen Edwards e l’ha finalmente ritrovata. Non soltanto i 26 punti, ma il modo in cui sono arrivati: letture corrette, ritmo offensivo, leadership e canestri pesanti nei momenti chiave. Accanto a lui una prova totale di Saliou Niang, autentico factotum della serata con 14 punti, 10 rimbalzi e 6 assist, simbolo perfetto della faccia combattiva mostrata dalla squadra.
Ora però arriva il momento della verità. Questa sera alle ore 20 si gioca gara5, ultimo atto di una serie diventata durissima e imprevedibile ancora senza Derrick Alston Jr e Alessandro Pajola. In palio c’è la semifinale e la Virtus dovrà ripresentarsi sul parquet con lo stesso spirito, la stessa fame e la stessa durezza mentale viste alla BTS Arena.
Perché gara4 ha dimostrato una cosa molto chiara: questa Virtus, quando gioca con intensità, concentrazione e coralità, ha ancora tutto per imporsi. Ma allo stesso tempo ha confermato quanto i passaggi a vuoto possano diventare pericolosi contro una Trento che non smette mai di crederci.
Servirà dunque la massima attenzione da parte di tutti. Dal primo all’ultimo possesso. Perché adesso non ci sono più margini d’errore.

Eugenio Petrillo 

Foto Ciamillo-Castoria