Luca Vildoza continua a scrivere pagine pesanti, quasi chirurgiche della stagione della Virtus Bologna. Non sempre rumorose, non sempre appariscenti, ma sempre decisive. Anche nel Principato, contro l’AS Monaco Basket (84-82 finale), il playmaker argentino ha lasciato il segno nel modo che ormai sta diventando una costante: palla in mano, sangue freddo, canestro che pesa come un macigno. Quello della vittoria.
Non è un caso isolato, e nemmeno un lampo estemporaneo. È un filo rosso che attraversa tutta la sua stagione bianconera. Vildoza sta diventando sempre più spesso l’uomo del dettaglio decisivo, della giocata che sposta l’inerzia quando il cronometro stringe e la pressione sale. Una tripla a poco più di un minuto dalla fine, una rubata che spezza il ritmo avversario, una scelta lucida nel momento in cui la palla scotta davvero.
Lo si è visto contro Monaco, ma lo si era già visto prima. Nel successo contro Dubai Basketball, la tripla della vittoria e la palla rubata che ha chiuso definitivamente il match portano la sua firma o contro lo Zalgiris in casa con la bomba del ko per i lituani. Contro il Olympiacos alla Virtus Arena, pur in una serata conclusa con una sconfitta, è stato lui a tenere in piedi la squadra nei momenti più complicati, chiudendo con 17 punti e assumendosi responsabilità vere, da leader tecnico ed emotivo.
È questo che rende Vildoza sempre più centrale nella costruzione della Virtus di oggi. Arrivato in estate come uno dei colpi di punta del mercato bianconero, il playmaker argentino era stato individuato fin da subito come un giocatore chiave nello scacchiere di Dusko Ivanovic. Un pretoriano, prima ancora che un semplice regista: un uomo di fiducia, capace di interpretare il gioco ma anche di incarnare una mentalità.
L’inizio di stagione, però, non è stato lineare. Vildoza ha dovuto ritrovare ritmo, continuità e fiducia, anche alla luce delle ultime stagioni vissute con minutaggi ridotti tra Panathinaikos e Olympiacos. Un processo graduale, fatto di adattamento, di letture nuove, di un sistema che richiede durezza mentale oltre che qualità tecnica. Ora, però, il percorso sembra aver trovato la sua direzione naturale: questo è il vero Vildoza, quello che la Virtus aspettava.
In settimana, interrogato proprio sul tema delle responsabilità nel clutch time, l’argentino aveva spiegato con grande chiarezza il suo approccio. È una questione di mentalità, aveva detto: restare freddo, restare calmo, cercare l’impatto. Non segnare 30 punti a partita, ma essere decisivo quando conta davvero. Parole che oggi trovano una corrispondenza quasi perfetta con il campo.
Il ragazzo di Mar del Plata non forza, non cerca la giocata per ego, ma sceglie. E quando sceglie, spesso sceglie bene. Che sia un tiro pesante, una penetrazione ragionata o una palla rubata che spegne l’ultima speranza avversaria, il suo contributo va oltre il tabellino. È leadership silenziosa, è controllo emotivo, è lettura del momento.
In una Virtus che ha imparato a vincere anche soffrendo, anche nei finali punto a punto, Luca Vildoza sta diventando una certezza. Non solo un playmaker, ma un riferimento. Uno di quelli che, quando la partita si decide su un possesso, vuoi avere dalla tua parte.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Luca Vildoza, foto Ciamillo-Castoria