La doppia trasferta di Belgrado consegna alla Virtus Bologna una settimana intensa, vera, formativa. Ottanta minuti che raccontano molto più di una semplice vittoria e di una sconfitta: raccontano una squadra che sta crescendo, che ha identità, che ha iniziato a prendere coscienza del proprio potenziale anche lontano da casa. Il bilancio finale dice un successo di personalità contro il Partizan e una sconfitta al fotofinish contro la Stella Rossa, ma il bicchiere – senza retorica – è oggettivamente mezzo pieno.
La vittoria contro il Partizan è stata probabilmente una delle prove più mature della stagione bianconera. In un contesto ambientale durissimo, la Virtus ha imposto presenza mentale, controllo emotivo e solidità tecnica, mostrando quella personalità che spesso fa la differenza in Eurolega. È stata una partita gestita con lucidità, senza strappi inutili, in cui ognuno ha avuto chiaro il proprio ruolo. Un successo che pesa, perché certifica che la squadra sa reggere l’urto e può vincere partite sporche, fisiche, di nervi.
Due giorni dopo, contro la Stella Rossa, il verdetto è stato opposto ma il messaggio non meno significativo. Non esistono le “belle sconfitte”, ed è giusto ribadirlo, ma uscire dalla Belgrade Arena a testa altissima non è un dettaglio. Anche perché parliamo di un campo dove la Virtus aveva sempre perso negli ultimi tre anni e dove il 26 marzo scorso era arrivato un pesantissimo -36, punto più basso di una stagione che proprio da lì aveva poi trovato la forza per trasformarsi in cavalcata scudetto. Stavolta no: stavolta Bologna è rimasta dentro la partita fino all’ultimo possesso, giocandosela alla pari.
Il rammarico è inevitabile e nasce dai dettagli. Le palle perse nel terzo quarto (con l’inerzia ed il 66-60 a proprio favore), nel momento di massimo controllo emotivo e tecnico, hanno restituito inerzia ai serbi. Qualche decisione arbitrale molto casalinga ha fatto il resto: il canestro non convalidato a Derrick Alston Jr e la rimessa da fondo, a un minuto dalla fine, assegnata alla Stella Rossa e trasformata poi nei due punti di Miller-McIntyre pesano ancora nel giudizio complessivo. Episodi, sì, ma episodi che in Eurolega spostano equilibri.
Sul piano dei singoli, Belgrado ha restituito una certezza fondamentale: Carsen Edwards è tornato. 20 punti di personalità contro il Partizan, 29 contro la Stella Rossa, dove di fatto ha rimesso in piedi da solo una partita che stava scivolando via. L’ultimo tiro è uscito dal ferro e forse si poteva costruire qualcosa di diverso, ma dopo una prestazione del genere è difficile chiedergli altro. Se la Virtus è arrivata a giocarsi il match fino all’ultimo secondo, il merito è stato soprattutto suo.
Matt Morgan, invece, è stato ritrovato solo a metà. Determinante e incisivo nella prima sfida, più in difficoltà nella seconda, chiusa con appena 3 punti. Un passaggio a vuoto che rientra nella normalità di una stagione lunga e logorante, ma che sottolinea quanto il suo equilibrio offensivo sia centrale per alzare il livello medio della squadra.
Sul fronte tattico, Dusko Ivanovic ha lanciato segnali interessanti. L’utilizzo di quintetti piccoli, senza un centro di ruolo, racconta la volontà di esplorare nuove soluzioni e di adattarsi alle caratteristiche del roster. In questo contesto si inserisce l’ingresso sempre più convinto di Nicola Akele nelle rotazioni: minuti di sostanza, energia, presenza difensiva e qualità che non passano inosservate. Così come è ormai evidente la crescita di Derrick Alston Jr, che sta diventando un fattore offensivo sempre più affidabile e continuo, capace di dare peso specifico alle scelte offensive bianconere.
Diversa, invece, la settimana di Luca Vildoza. Opaco e poco incisivo contro il Partizan, decisamente più dentro la partita contro la Stella Rossa, dove ha saputo incidere segnando ma soprattutto facendo segnare i compagni, con 9 assist che raccontano una regia finalmente fluida e produttiva.
Il tutto proietta la Virtus verso una fase delicatissima della stagione. Lunedì sera arriva Brescia, sfida diretta per il vertice della classifica, crocevia importante anche dal punto di vista emotivo. In Eurolega la graduatoria resta corta e Bologna ha dimostrato di poter competere contro chiunque, anche in trasferta. Rispetto all’inizio dell’anno le prestazioni stanno arrivando, la vittoria con il Partizan lo certifica, e anche la sconfitta con la Stella Rossa va letta come un passo avanti nel processo di crescita. C’è poi un aspetto che va oltre il parquet e che racconta molto del momento della Virtus: il rapporto sempre più stretto con il proprio pubblico. Bologna si sta identificando in questa squadra, ne riconosce lo spirito, l’atteggiamento e la voglia di crescere. È una Virtus apprezzata e amata, nonostante – o forse proprio per – un percorso che non è lineare ma autentico. Il riscontro è evidente anche fuori dal campo: il botteghino risponde con numeri importanti e la richiesta di biglietti per le prossime partite, sia di campionato (a partire proprio dal match di lunedì con Brescia) che di EuroLeague, è altissima. Un segnale chiaro di fiducia e appartenenza, che alimenta quel fattore campo destinato a diventare sempre più determinante nella seconda parte della stagione.
Ora manca quel centesimo che fa il dollaro: la gestione dei finali, la lucidità assoluta nei momenti chiave. Ma è un percorso che la società aveva messo in conto costruendo un roster giovane, dinamico, ancora in evoluzione. Belgrado, nel suo complesso, dice che la strada è quella giusta. Sta alla Virtus continuare a percorrerla con la stessa convinzione.

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Luca Vildoza, foto Ciamillo-Castoria