La sconfitta della Virtus Bologna casalinga contro l’Hapoel Tel Aviv (79-74) lascia in eredità anche la peggior prestazione stagionale – e probabilmente da quando è arrivato in Italia – di Carsen Edwards. Una serata storta, quasi inspiegabile per intensità e durata, ma che va letta dentro un contesto più ampio: quello di un giocatore che, fino a oggi, aveva spesso trascinato i bianconeri con giocate e prove da campione vero.
Contro l’Hapoel, invece, non è mai riuscito a trovare ritmo. Ha messo a segno appena 2 punti, frutto di un 1/6 da due, 0/5 da tre, con 3 rimbalzi, 2 palle perse e un plus/minus di -14, il peggiore della squadra. Il dato più emblematico sono stati i 10 errori consecutivi al tiro, una sequenza rara per un realizzatore del suo livello. Il primo canestro è arrivato soltanto a metà del quarto periodo, una fiammata tardiva ma accolta dal pubblico virtussino come il segnale di una possibile svolta.
Una speranza durata pochi secondi. Nell’azione successiva, infatti, è arrivata una palla persa banale in transizione. Un episodio che ha indotto coach Dusko Ivanovic a richiamarlo in panchina, da cui Edwards non si è più rialzato per il resto della gara.
A rendere ancora più dura la serata c’è stata la preparazione difensiva di coach Dimitris Itoudis, impeccabile nel costruire – soprattutto attraverso Elijah Bryant e Collin Malcolm – una gabbia difensiva perfetta fatta di fisicità, anticipi e continui cambi sugli uno contro uno. Non è un caso se proprio i due citati hanno oscurato le linee di penetrazione preferite da Edwards, obbligandolo a forzare tiri complicati o ad allontanarsi dagli spazi in cui solitamente fa più male. Poi alla buona riuscita del piano di Itoudis ha contributo anche il texano della Virtus con errori non da lui.
Ma sarebbe un errore madornale leggere questa partita come un campanello d’allarme. Edwards, nelle ultime settimane, aveva mostrato esattamente il contrario: affidabilità, incisività e soprattutto la capacità di prendersi responsabilità da leader offensivo. Dalla prestazione dominante contro il Maccabi (in cui aveva spaccato il match con una raffica di triple), ai 22 punti pesantissimi contro il Panathinaikos, passando per la prova scintillante da 36 punti contro l’Asvel o ancora quella al PalaDozza contro il Monaco da 24: segnali evidenti di un giocatore che, quando entra in ritmo, cambia la faccia della Virtus.
Per questo la notte contro l’Hapoel Tel Aviv va archiviata come ciò che è: una singola prestazione negativa in un percorso complessivamente molto positivo. Anzi, potrebbe persino rivelarsi un passaggio utile. I grandi realizzatori hanno bisogno di partite come questa per ripartire più affamati, più concentrati, più consapevoli. E allora la trasferta di domenica al Forum di Assago per il Derby d’Italia di campionato contro l’Olimpia Milano arriva quasi come un segno del destino.
La Virtus ha bisogno del suo talento, della sua esplosività e della sua personalità. Edwards ha già dimostrato di saper reagire, voltare pagina e rispondere sul campo come successo dopo la trasferta a Barcellona. La prossima occasione è dietro l’angolo: se c’è un giocatore capace di trasformare una notte buia in una nuova scintilla, quello è lui.
La storia bianconera di Carsen Edwards non si giudica certo dalla partita contro l’Hapoel. E infatti, già da domani, ci si aspetta che torni a fare ciò che gli riesce meglio: scrivere il futuro, non fermarsi al presente.

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Carsen Edwards, foto Ciamillo-Castoria