Indovina chi ha vinto…di nuovo.

Quello di quest’anno è il quarto successo della Spagna ad Eurobasket, la squadra più vincente del XXI secolo (del resto ha vinto tutti i suoi titoli dal 2001 in poi) ed ora la squadra più vincente di sempre tra le nazionali ancora esistenti, visto che l’Unione Sovietica e la Jugoslavia sono solo un ricordo.

Eppure la spedizione iberica era partita con un ambiente a dir poco scettico sulle possibilità della propria nazionale: l’assenza delle stelle della generazione Gasol e l’infortunio di Ricky Rubio erano considerati problemi di impossibile soluzione per il tecnico bresciano, anche lui nel puinto di mira perchè ritenuto (a torto) capace di vincere soltanto con i campionissimi.

A mettere altri bastoni tra le ruote, poi, ecco la polemica sulla naturalizzazione di Lorenzo Brown, questione annosa che non attiene solo la Spagna, ma che a Madrid e dintorni è stata incassata come un vero e proprio insulto al movimento.

Le premesse, insomma, erano tutt’altro che lusinghiere e le amichevoli perse con Grecia e Lituania non hanno certo aiutato ad alzare il morale della truppa.

L’impressione più ottimistica tra tifosi ed addetti ai lavori era che la squadra avesse nelle corde la possibilità di provare a giocarsela in ogni partita, ma con speranze di vincere esigue.

La conformazione del girone poneva gli iberici in competizione con la Turchia di Shane Larkin per il primo posto; la Spagna, nonostante il passo falso con il Belgio che alimenta le polemiche, passa come prima

Agli ottavi l’accoppiamento è di quelli tosti: nonostante la brutta fase a gironi disputata, la Lituania di Valanciunas e Sabonis resta un osso durissimo da rodere. I baltici, nonostante le problematiche di convivenza delle loro due stelle, riescono a giocare la loro miglior partita della manifestazione, ma non basta. Lorenzo Brown, criticato da tutti e difeso da Scariolo e dal presidente federale (quel Jorge Garbajosa che a Treviso ricordano bene), esonda nel momento più opportuno e permette alla Spagna di segnare ben 19 punti nel supplementare; quarti di finale raggiunti e pacca sulla spalla al polemico Kuzminskas. Il turno successivo vede La Familia, come viene chiamata dagli stessi giocatori, affrontare la sorprendente Finlandia, trascinata da un Markkanen dominante.

Ancora una volta il primo tempo vede gli avversari condurre anche in doppia cifra, prima di venire ripresi da 42 punti combinati dei fratelli Hernangomez, che non saranno i Gasol, ma fatturano, eccome se fatturano.

In semifinale Scariolo pensava di trovare Giannis, invece trova la sorprendente Germania di Franz Wagner, definitivamente consacratosi nella kermesse di casa, ma anche di Schröder, Obst, Theis o Voigtmann.

Anche qui la Spagna va a rimorchio, prima di piazzare la zampata nel finale, quando i teutonici non possono più replicare.

La finale ha una storia diversa. Con la Francia è roba da “amici mai” a prescindere, ma a Berlino la Spagna mostra anche l’abilità di giocare da lepre; il primo quarto serve a scavare il solco, il resto a controllare soprattutto un Gobert ridicolizzato dai dirimpettai.

A fare la parte del leone è Juancho Hernangomez con 27 punti e 7/9 dal perimetro, i transalpini provano a rientrare ma vengono puntualmente ricacciati indietro. È trionfo.

È il trionfo della classe operaia, rappresentata in maniera inequivocabile da Alberto Díaz, uno che era destinato a guardare le partite da casa,, prima che l’infortunio di Llull gli offrisse un’insperata occasione.

È il trionfo di chi, come Garuba, ha trovato redenzione nell’intensità difensiva dopo un anno nel dimenticatoio degli Houston Rockets.

È il trionfo di un allenatore che ha dimostrato quanto possa contare un buon manico. Di lui si era detto che vincesse solo con la generazione d’oro, e invece ci riesce con una squadra che partiva a fari spenti.

In una passata intervista il ct rimarcava la differenza di concessioni che andavano fatte ad un gruppo di stelle rispetto ad uno ancora in cerca di consacrazione.

Stavolta le concessioni sono state decisamente meno, il gruppo, Brown in testa (ha giocato anche infiltrato), ha aderito alla lettera alle consegne tattiche del proprio timoniere, alternando la marcatura a uomo a quelle box and one o triangle and two ed unendosi ancora di più di fronte alla raffica di commenti non certo benevoli e delle previsioni di sventura.

Molte sono le bocche improvvisamente ricucite, molti hanno potuto vedere nitidamente la mano del coach in una nazionale che è stata un blocco di cemento.

Per i Mondiali del prossimo anno è da prevedere il rientro di Ricky Rubio, così come l’inserimento di Santi Aldama. E dietro di loro scalpita Aday Mara.

Proprio il ragazzo di 2,15 (2,20 secondo alcuni) è il diamante grezzo di un movimento che continua a produrre talenti su talenti, monopolizzando la presenza in finale in tutte le categorie.

Il motivo è triplice: da una parte, le grandi società hanno seguito l’esempio di Estudiantes e Badalona (ben 6 tra i campioni d’Europa sono prodotti di questi due vivai) ed hanno sviluppato il proprio settore giovanile investendo capitali nelle competenze. È l’esempio del Real Madrid, capace di trovare un Doncic.

Nonostante il movimento sia in un momento di fiacca, con sempre meno minuti concessi ai giocatori locali dalle squadre, il numero di praticanti è sempre alto e si è migliorata la rete di scoperta dei giovani talenti. Va detto che parte di questo interesse è legata anche alla presenza delle due grandi istituzioni sportive del Paese come sono Real Madrid e Barcellona.

Un altro fattore è la facilità con la quale si può praticare lo sport che si preferisce: Madrid, e tutte le altre città, ha nel suo portafogli immobiliare una serie di centri sportivi, spesso almeno uno per quartiere, ai quali l’accesso è possibile pagando quote risibili rispetto a quelle che vengono richieste nel nostro paese per un’ora di affitto di un campo da privati, il tutto senza lesinare nella manutenzione dei luoghi.

Se poi ne facciamo una questione prettamente cestistica, pur in assenza di partite del campionato in chiaro, le partite della nazionale, principale traino per la passione del pubblico, sono sempre andate in chiaro; l’ultimo Eurobasket, infatti, è stato trasmesso sui canali Mediaset.

La Federazione, guidata da Jorge Garbajosa, continua insomma nella ricerca di un coinvolgimento sempre più forte, consapevole che solo una grande base di praticanti renderà possibile riavere una generazione di fenomeni.

Non brilla, va detto, la questione dei palazzetti: se il Barcellona, con il Palau, ha un impianto di proprietà, questa è una situazione eccezionale. Anche nella penisola iberica l’impiantistica poggia il proprio peso sulle amministrazioni pubbliche e la forte differenza tra le varie Comunità Autonome crea disparità al momento del supporto che viene dato allo sport oltre i minimi esigibili. Si passa, infatti, da chi ha in abbondanza come Madrid, servita dal WiZink Center, ma anche dalla Madrid Arena e dal Palacio Vista Alegre, oltre alla Caja Mágica, alle realtà più piccole che restano legate all’unico impianto municipale, spesso oggetto di ristrutturazione solo in prossimità di elezioni locali o regionali.

 

Elio De Falco