Nel corso della sua carriera Maurice Baker ha giocato solo cinque partite in NBA. Le uniche occasioni le ha avute durante la stagione 2004-05, con le maglie dei Portland Trail Blazers e dei Los Angeles Clippers.
Dopo 15 anni di assenza, però, il giocatore di Madison, Illinois, è in procinto di ritornare sui parquet della lega. Non più come giocatore, ma in veste di nuovo “video/player development assistant” degli Indiana Pacers.
In molti circoli di pallacanestro professionali (in particolare quello dei Golden State Warriors), “Moe” è un personaggio leggendario. Veterano di dieci stagioni della NBA G League (con i Dakota Wizards e i Santa Cruz Warriors, con cui ha vinto un titolo a testa), il giocatore è infatti entrato nella Top 5 “all time” di varie categorie statistiche della NBA G League di tutti i tempi: palle rubate (2°), partite giocate (3°), assist (5°), rimbalzi (4°) e rimbalzi difensivi (2°). Forse non sarà stato un realizzatore, visto che ha mantenuto una media di soli 10 punti in 357 partite di G-League, ma di sicuro Baker è stato un giocatore che ha sempre fatto di tutto per le proprie squadre. Sia dentro che fuori dal campo. Quando è passato dai Dakota Wizards ai Santa Cruz Warriors, ad esempio, non era insolito vederlo guidare il pullman della squadra, sia per trasportare i giocatori che per aiutare a spostare le attrezzature, o fare compagnia all’autista durante un viaggio a notte fonda.
Nonostante gli extra, però, Baker è sempre stato soprattutto un modello da seguire e imitare. Un lavoratore che, anche a trent’anni suonati, continuava ad andare presto in palestra, a gareggiare con chiunque e mettersi continuamente al servizio della squadra. Un amico che, parallelamente alla disciplina e al maniacale“work ethic”, non faceva mai mancare un sorriso o una parola gentile. Un uomo generoso che amava aiutare compagni e allenatori, che amava parlare e offrire il proprio contributo.
“Gli allenatori mi permettono di restare nei paraggi, di stare con la squadra e di andare in viaggio. Tutti mi vogliono intorno, e questo significa molto” aveva spiegato anni fa Baker in un’intervista. “Cerco di portare una voce in più. A volte si stancano di ascoltare il Coach! Quindi porto qualcosa di diverso. Si relazionano con me. Mi piace farli andare avanti”.
È per questo motivo, forse, che dopo l’impronta lasciata in G-League Baker ha deciso di allenare per qualche anno le squadre dei licei statunitensi, le cosiddette “High School”. È per la stessa ragione, probabilmente, che Nate Bjorkgren, neo-allenatore dei Pacers ed ex allenatore di Baker sia ai Wizards che ai Warriors, squadra con cui i due hanno anche raggiunto insieme una finale di G-League nel 2013, ha voluto averlo nel proprio staff per la prossima stagione NBA.
Fonte: keithschlosser.substack.com