Laso al vetriolo, ma non troppo: “Il club viene prima delle persone, ma se dicono di tenere a me, avrei gradito mi facessero vedere i famosi referti…”

Amor che a nullo amato amar perdona.

Potrebbe essere la sintesi perfetta della conferenza stampa di Pablo Laso a margine dell’apertura del suo Summer Camp.

Le domande non potevano che toccare l’argomento Real Madrid, dopo la separazione arrivata due settimane fa.

Amore amaro, quello del coach più vincente degli ultimi trent’anni con quella che non stenta a definire “casa sua”.

“C’era uno spot che recitava ‘torna a casa per Natale’, però se alla fine non torna non fa niente…”.

 

“Non so come mi vedete, ma io sto abbastanza bene” – esordisce l’ormai ex tecnico merengue – “Come sapete, ho avuto un piccolo infarto, ma non mi ha lasciato strascichi. Le mie funzioni cardiache sono tornate alla normalità, infatti già stavo allenando dopo cinque-sei giorni. Devo ringraziare l’equipe medica che mi ha trattato”.

L’argomento Real Madrid ha accaparrato l’attenzione di tutti i presenti, Laso però tiene a chiarire subito i suoi sentimenti: “Non sono più l’allenatore del Real Madrid, dopo 11 anni mi sento grato verso il club, la dirigenza, i tifosi del Real e quelli avversari, senza dimenticare tutti i professionisti che hanno lavorato con me, amici, oltre che colleghi. – specifica – Essere al Real è stato un privilegio, per questo voglio ringraziare per essere stato in un club come questo”.

“Certo che voglio allenare ancora – ammette poi – ma non voglio farlo alla carlona. Non sto cercando una squadra da allenare domani, la voglia di allenare non deve sporcare l’entusiasmo di farlo”.

Il ricordo del momento più doloroso vede l’ex tecnico del Real volgere lo sguardo verso la sua famiglia: “La cosa peggiore è che i tuoi sappiano dalla tv che ti sta succedendo qualcosa, non è gradevole, non mi è piaciuto. Mia madre ha dovuto chiamare mia moglie per sapere cosa mi stesse accadendo. I dati medici sono confidenziali, non dovrebbero essere divulgati dai mezzi, mi espongo molto dicendo questo ma, come vedete, sto bene. A nessuno fa piacere che la propria famiglia venga a sapere dei suoi problemi dai mass media”.

Tornando al Real, affiora anche l’amarezza. “Se davvero tenevano tanto a me, – riflette Laso – avrei gradito che mi mostrassero i referti medici di cui parlano. L’equipe medica che si è occupata di me mi ha dato tutte le garanzie. Se il Real ha deciso di prescindere da me, non mi permetto di giudicare, posso solo dire che i medici che mi hanno trattato mi garantiscono che sono normale, che posso allenare. Non ritengo ingiusto il licenziamento, se il Real Madrid ritiene di dover fare a meno di me lo capisco, ci mancherebbe altro. Ciò che m’intristisce di più e che non sarò l’allenatore del Madrid la prossima stagione”.

Quando gli viene chiesto di un possibile tradimento, Laso taglia corto…ma non troppo: “Abbiamo risolto il contratto di mutuo accordo, quando mi hanno comunicato che non sarei stato l’allenatore ho pensato che non avevo nulla da apportare. Non ho a mia disposizione i referti del Real, ho i miei. Se la decisione si basa sui loro referti non posso dire che ci sia stato un tradimento, però sarei grato se me li facessero vedere, io mi fido di quelli che mi hanno dato sulla mia salute. Il nome proprio dell’addio è solo quello di Pablo Laso, credo che il club sia al di sopra delle persone”.

Sembrerebbe, da queste parole, che il tecnico vitoriano sia un incosciente, eppure Laso chiarisce subito: “La mia priorità è la mia salute, se domani avessi una partita in cui morissi dalla voglia di allenare, ma che metterebbe a rischio la mia vita, non ci andrei. L’ha spiegato perfettamente Jaycee Carroll: la decisione dev’essere medica e della famiglia. – poi aggiunge – Io mi sento bene, non considero il mio lavoro al livello di quello del pilota di aerei che ha la responsabilità di tante vite ed è molto più importante di un allenatore di pallacanestro”.

Poi chiarisce: “No, non mi hanno offerto alternative all’interno del club, mi hanno solo detto che non ero più in condizioni di allenare”.

Il dubbio che la decisione potesse essere stata già presa e l’infarto fosse un pretesto non sfiora il coach: “Bisognerebbe chiedere alla società, io preferisco evitare di parlare di congetture. – puntualizza – Ho sempre avuto la sensazione di star facendo il massimo con il mio lavoro e che il club non dubitasse di me. Il comunicato parla di una decisione medica, credo sia questa la ragione della separazione”.

Poi affonda: “Dopo aver vinto il campionato ho avuto ottime sensazioni, ho sentito che la squadra ha lavorato bene, ma non importa, è la società che decide. Ciò che non mi sembra così coerente è che pur essendo in condizioni di allenare, visto che sono stato io a decidere di non essere in panchina in finale, la motivazione dell’esonero siano state proprio quelle, non lo capisco. Comprendo che la società voglia fare a meno di te, questo si, è parte del mio mestiere”.

“Mi sento molto orgoglioso – prosegue – di ciò che hanno detto di me i giocatori, vuol dire che non mi stimano solo come allenatore, anche come persona. Ma certe cose me le dice anche la gente per strada, addirittura al livello di Tavares o Doncic, vuol dire che mi apprezzano”.

Sul successore, poi, Laso mescola “miele ed aceto”: “Se non sono io l’allenatore, perchè dovrei preoccuparmi di chi allenerà il Real Madrid? Rispetto molto Chus Mateo e gli auguro le migliori fortune”.

Tornare al Real? “È una domanda facile e difficile allo stesso tempo” – dice sorridendo – “C’è uno spot in tv che dice <<Torna a casa a Natale>>, se torni a casa è comprensibile, ma se non lo fai non c’è nulla di strano. Il Real Madrid è casa mia, ho molti amici lì dopo 11 anni, ma non so se tornerò” – chiosa citando nuovamente lo spot di un conosciuto marchio di torrone.

Non è mancato l’argomento Nazionale, con le voci che vorrebbero Scariolo ai saluti dopo Eurobasket 2022. Laso glissa, l’espressione tradisce l’ovvia emozione per qualunque allenatore a cui prospettino di rappresentare il proprio paese, ma le parole sono un attestato di stima per l’attuale coach della Virtus: “Se mi piacerebbe allenarla? È una domanda da bar, la Nazionale ha un grande allenatore ed una grande struttura, sta benissimo nelle mani dell’attuale coach”.

Dalla “rossa” alla Stella Rossa, data per interessata ad offrirgli la panchina, il passo è breve quanto la smentita: “Rispetto molto il club, ma non ho mai avuto contatti con loro. Quando è uscita la notizia mi sono sorpreso, ho chiesto al mio agente, ma mi ha detto che nemmeno lui ne sapeva nulla. Pochi giorni dopo lo stesso presidente ha smentito tutto. Però fa piacere sentir parlare di sè, vuol dire che qualcosa di buono ho fatto” – ammette candidamente, prima di tornare sul suo esonero.

“Quello che non fa piacere è che la mia famiglia non sia venuta a conoscenza di un mio problema, specialmente di salute, da me, ma attraverso altri canali. Che possano esonerarti non è un problema, se sei un allenatore sai che prima o poi succederà, lo accetto”.

Poi chiarisce: “Non mi sono lasciato male con il Real Madrid, ho ancora tanti amici con cui manterrò questo rapporto per sempre. Sul futuro non posso ancora dire nulla, quasi tutte le squadre hanno la panchina occupata, ma la mia aspirazione è che qualcuno, che sia in NBA, ACB o nel campionato provinciale, voglia affidare a me un progetto che mi entusiasmi. Ci sono tanti progetti che da fuori sembrano interessanti, poi una volta dentro ti rendi conto che non erano così attraenti come al primo sguardo, ma è difficile saperlo dall’esterno. Il mio agente mi dice di avere pazienza, di non eclissare il mio entusiasmo per un progetto al quale possa dare una mano. Voglio avere lo stesso entusiasmo che ho avuto quando ho allenato il Real Madrid”.

Altro argomento spinoso è stata l’esclusione a stagione inoltrata di Heurtel e Thompkins, Laso è netto: “Parlare di loro è assurdo, allora bisognerebbe parlare di Doncic e del Chacho e non mi pento delle decisioni che ho preso. Dire che con Heurtel avremmo vinto l’Eurolega equivale a giocare a fare gli indovini, magari non saremmo nemmeno arrivati in finale, visto che ci troviamo a tirare ad indovinare” – frecciata dolorosa per il playmaker francese, al centro delle congetture sulle reali ragioni della firma che sarebbe stata voluta dal direttore della sezione basket José Luís Sánchez solo per fare uno sgarbo al Barcellona. Proprio sul suo ex “capo” Laso non si morde la lingua…del tutto: “Tu vai d’accordo al 100% con il tuo capo? Sicuramente no”, sentenzia, poi aggiunge: “In una squadra di basket, ti piaccia o no, devi guardare sempre avanti, in questo senso la produttività del Real Madrid è stata enorme, 22 trofei alzati”, rivendica.

Dalle sensazioni ai fatti, Laso racconta le due settimane intercorse tra la vittoria in gara 4 sul Barça che è valsa il titolo e l’esonero: “Ho pensato solo a recuperare a pieno la mia salute, mi sentivo con Alberto Herreros (GM) per pianificare il roster del prossimo anno. Il direttore della sezione mi ha comunicato l’addio qualche giorno prima della risoluzione”.

Poi il vetriolo: “Per come sono fatto io non ho nemici, non mi piace e non voglio averne. Preferisco contare gli amici e sono orgoglioso di questo. Che poi ci siano persone che devi mettere da parte nella tua vita è ovvio, ma questo non succede solo a Laso, succede a tutti; non considero nemico chi metto da parte, se qualcuno mi considera suo nemico non è una cosa che mi riguardi. Tornare a casa? Chiederò prima cosa c’è per cena, non vorrei che mi dessero qualcosa che non mi piace”.

Dal punto di vista dei documenti, poi, Laso chiarisce: “Non ho un pezzo di carta firmato da un medico che mi dica che posso allenare, tu ne hai uno che ti abiliti a fare il giornalista? (chiede a chi ha fatto la domanda) In NBA, come dovunque, ti fanno passare le visite mediche, se volessi avrei subito la documentazione scritta, la squadra che mi vorrà mi farà un check-up per vedere se sono in condizioni di allenare”.

Senza una panchina, il coach basco può rilassarsi, ma non troppo: “Personalmente mi sento bene, non ho la routine di allenamenti e partite, ma questo è ovvio in estate. La mia famiglia è felice perchè sto più tempo a casa, ma ammetto che vedo ancora tutte le partite.  – sorride – Con Florentino Pérez non ho parlato, ci siamo tenuti in contatto e ci siamo augurati il meglio l’un l’altro” – aggiunge.

Chiusa la pagina Real, Laso non vede i problemi di salute che ha patito come un ostacolo: “Lo sarebbe di più perdere 30 partite di seguito, – scherza – per la salute mi faranno le visite mediche, ma se perdo 30 partite di fila te lo dico io di non assumermi. In futuro non so se allenerò ancora, l’unica cosa che so è che non posso più giocare. Magari potrei prendere anche vie al di fuori del basket, ma la mia passione resta quella di allenare, è quello che mi piace fare” – conclude.

 

POST CONFERENZA

Le parole di Laso aprono uno scenario che lascia vari dubbi.

In primis ci sarebbe da chiedersi come mai, vista la stringente normativa sulla privacy esistente in Spagna, il Real Madrid abbia avuto accesso a referti medici di Pablo Laso, una sfera che esula dal rapporto di lavoro, rientrando nell’ambito strettamente personale.

E dando per scontato che ciò sia accaduto, perchè la sola persona con diritto ad accedervi non ha potuto farlo? Clausole dei contratti?

L’altra opzione sarebbe quella di una bugia detta nel comunicato di risoluzione consensuale emanato dal club, ovvero che quei referti non esistano.

Già il fatto di aver fatto uscire dalla porta sul retro l’allenatore più vincente della storia – almeno recente – della sezione basket del Real Madrid dovrebbe far riflettere (non è nuovo questo modus operandi, anche nel calcio, citofonare Iker Casillas), ma davanti alle parole del suo ex coach, è lecito attendere una replica del club dove si spieghi per filo e per segno in base a quale principio, accordo, clausola contrattuale o simili si sia trattato in questo modo lo stato di salute di una persona (prima che coach), arrivando al punto che la sua stessa famiglia è stata informata dai mezzi di comunicazione.

Una caduta di stile non da Real Madrid, almeno non confacente all’immagine che il Real Madrid vuole dare di sè all’esterno.

Adesso tocca al club far sentire la propria voce. Attendiamo fiduciosi.

 

 

Elio De Falco