Siamo al primo importante viatico della finale scudetto. La Virtus Bologna conduce le operazioni 2-0 su un’Olimpia Milano apparentemente inerme.
Ma chi si sarebbe aspettato una situazione del genere arrivati a questo punto? Nessuno, probabilmente nemmeno il più ottimista dei tifosi virtussini. Invece eccoci qua a commentare un 2-0 perentorio, inesorabile, più che mai giusto.
La Segafredo ha catalizzato tutte le attenzioni della pallacanestro italiana, una pallacanestro che finalmente sta gradualmente ritrovando il pubblico nei palasport ma che sulle prime pagine dei maggiori quotidiani sportivi fatica ancora a trovare spazio.
La Virtus, dunque, partendo da un atteggiamento difensivo feroce ha imbrigliato la corazzata meneghina per questi primi due atti della serie conclusiva della stagione.
Sasha Djordjevic ha trovato la chiave giusta per disputare due partite al limite della perfezione. Milano non ha saputo trovare le contromosse per i tatticismi e gli adeguamenti dei bianconeri. La Virtus guidata da un Milos Teodosic fantastico, di un livello superiore a tutto e tutti, ha trovato in tutti i suoi elementi dei protagonisti. La cosa che più fa emozionare è vedere l’ampio utilizzo dei giocatori italiani da parte di Djordjevic: addirittura in gara2 durante il terzo quarto ci sono stati 8 minuti in cui in maglia Segafredo hanno giocato 4 azzurri su 5. Tutti hanno messo il proprio… macigno, altroché mattoncino. Teodosic il condottiero che vede cose che i comuni mortali non vedono. Marco Belinelli punge quando deve, ma gli exploit di Alessandro Pajola e Amar Alibegovic. Il primo ormai è diventato un cardine inamovibile di Sale e chissà se indossasse la maglia dell’Armani quanti minuti avrebbe a disposizione… Pajola leader difensivo ha tolto fiducia agli esterni milanesi, in particolare al Chacho Rodriguez. Il secondo gioca la con rabbia e la personalità di un veterano, non di un ragazzo alla sua prima finale in carriera. D’altronde, buon sangue non mente. Ma le V Nere sono un tutt’uno. Stefan Markovic autore di due triple decisive, una in gara1 e una in gara2; Julian Gamble e Vince Hunter dominano il pitturato; Giampaolo Ricci, nonostante gli acciacchi alla vigilia della finale, sembra essere infallibile oltre l’arco; Awudu Abass e Kyle Weems danno al loro coach minuti di energia e soprattutto tanta qualità.
Milano in due partite non è mai riuscita a imporre la propria supremazia. Supremazia che al momento rimane solamente sulla carta.
Probabilmente le fatiche del cammino europeo ora cominciano ad emergere. Le motivazioni e la voglia di vincere però non devono mai mancare. Milano alla sua novantesima partita stagione ora si trova con le spalle al muro. Ed è questo il momento in cui la mano del coach si deve vedere. Kyle Hines è in totale debito d’ossigeno. I suoi pari ruoli avversari stanno dominando sotto canestro e il proprio cambio, Paul Biligha, non si sta dimostrando all’altezza della competizione. Quindi perché non provare a cambiare le carte in tavola convocando Kaleb Tarczewski? Vedremo le modifiche, già annunciate da Messina, in vista di gara3 e gara4 alla SegafredoArena. “Approfittando” dell’infortunio di Malcolm Delaney chissà che non potrebbe arrivare il momento di un veterano come Vlado Micov. Queste sono partite in cui il serbo può essere protagonista, soprattutto quando Kevin Punter e Shavon Shields sembrano non riuscire ad imporsi come in altre situazioni.
L’Olimpia certamente farà di tutto per tornare al Forum ancora una volta in questa serie. La Virtus proverà – anche se non sarà facile – a chiudere i conti sulle tavole amiche. Da mercoledì sera però leggeremo il prossimo capitolo del libro della finale scudetto 2021.

Eugenio Petrillo

Nell’immagine Alessandro Pajola, Giampaolo Ricci, Amar Alibegovic, Milos Teodosic-foto Ciamillo-Castoria