Nets, Suns, Embiid e Murray: è tempo di scoprire i protagonisti della nona settimana NBA
A Est, i Philadelphia 76ers (21-11) sono ancora in testa, nonostante un paio di scivoloni in trasferta (contro Jazz e Raptors), ma devono guardarsi le spalle dai Brooklyn Nets (21-12), che pur essendo ancora privi di Kevin Durant, hanno ottenuto sette vittorie consecutive ( di cui quattro nell’ultima settimana), e raggiunto la vetta. I Bucks (19-13) e i Celtics (15-16), invece, non sono riusciti a tenere il passo e hanno dovuto cedere qualche posizione di troppo, mentre i Pacers (15-14) sono dovuti rimanere fermi (l’ultima partita è stata giocata il 18 febbraio). Da sottolineare la settimana dei Toronto Raptors (16-16), che grazie a quattro successi nelle ultime cinque partite (ottenuti contro i Bucks, Sixers e Timberwolves) sono riusciti a risalire la classifica della Eastern Conference, e si ritrovano adesso al quinto posto, in piena corsa per i Playoff. La Western Conference, invece, ha visto qualche cambiamento per quanto riguarda la seconda e la terza posizione. La prima, infatti, è risultata ancora stabilmente nelle mani degli Utah Jazz (25-6), che dopo un’altra settimana da urlo (dove tuttavia hanno dovuto cedere una partita ai Clippers), sono l’unica squadra della lega ad avere meno di dieci sconfitte. Al contrario i Los Angeles Lakers (22-10), complice anche l’infortunio di Anthony Davis, hanno avuto una settimana difficile (tre sconfitte consecutive, contro Nets, Heat e Wizards), e hanno dovuto abbandonare il secondo posto proprio ai Clippers (23-10), vincitori di due delle ultime quattro partite. Riguardo alle altre pretendenti dell’Ovest, benissimo i Phoenix Suns (20-10, di cui 3-0 nelle ultime tre), e positivi sia i Mavericks (15-15, e quattro successi nelle ultime cinque) che i Warriors (17-15, due vittorie e due sconfitte nelle ultime quattro). Maluccio i Trail Blazers (18-13 e tre sconfitte consecutive), e i Nuggets (17-14, ma solo due vittorie nelle ultime cinque gare).
Le migliori: Brooklyn Nets e Phoenix Suns
I Brooklyn Nets sono nuovamente la squadra più in forma della Eastern Conference. Anzi, volendo isolare l’ultima settimana, dell’intera lega, visto che ieri notte hanno ottenuto il loro settimo successo consecutivo. Una striscia di vittorie incredibile, tenuto conto che Kevin Durant, recentemente eletto capitano del Team Durant del prossimo All Star Game, si è limitato a osservare da fuori. E senza KD, il palcoscenico è stato occupato dalle altre due stelle della squadra, ovvero Kyrie Irving e James Harden, che sono risultati decisivi in ogni singolo successo della squadra newyorkese. Il primo sta mantenendo una media di 27.4 punti a partita (con il 40% da tre e il 90% dalla lunetta), mentre il secondo, da poco eletto giocatore della settimana per la Eastern Conference, nell’ultima settimana ha avuto una media di 31.8 punti, 10.8 assist e 9 rimbalzi a partita. Indubbiamente due ottime notizie per coach Steve Nash.

Per quanto riguarda la Western Conference, la nona settimana è stata il teatro di vari scivoloni (Lakers, Clippers, Blazers, Nuggets). Nonostante la classifica segua ancora il ritmo dei Jazz, però, i più positivi degli ultimi sette giorni sono stati i Phoenix Suns, che dopo un iniziale sconfitta settimanale (contro i Nets), hanno messo insieme tre vittorie consecutive, e adesso si ritrovano al quarto posto (subito dietro a Lakers e Clippers, ma con almeno due gare di svantaggio). Molti meriti devono essere attribuiti a Chris Paul, sempre più il leader della squadra, che sta permettendo ai propri compagni di giocare ai massimi livelli, e a Devin Booker, che sta trovando sempre più affiatamento con il numero tre (e sta viaggiando a quasi 25 punti di media). Anche il resto dei compagni, però, sta contribuendo alla causa, visto che nelle ultime tre partite i Suns hanno realizzato 130 punti di media (con il 53% dal campo, e quasi il 40% da tre), e concesso poco alle offensive avversarie (la squadra è quarta in NBA per punti concessi).

Le peggiori: Boston Celtics e Los Angeles Lakers
I Celtics, almeno per il momento, non stanno riuscendo a tenere il passo delle “grandi” della Eastern Conference. I ragazzi di coach Brad Stevens, infatti, hanno ottenuto solo due vittorie nelle ultime cinque partite disputate, e non hanno espresso quel gioco di squadra che i tifosi sono sempre stati abituati a vedere. Uno dei problemi potrebbe essere da ricondurre all’assenza di Marcus Smart, sicuramente uno dei leader della squadra (sia in campo che fuori), che non dovrebbe rientrare prima dell’All Star Game. A parte Smart, però, la squadra non sta brillando sotto vari punti di vista. L’attacco, ad esempio, che pur avendo tre stelle come Walker, Tatum e Brown, non si sta rivelando affatto efficace (è il 21esimo per efficienza offensiva), l’efficienza a rimbalzo (la diciassettesima della lega) e soprattutto la condivisione del pallone (a livello di assist a partita, la squadra è 28esima nell’intera NBA). Molti problemi su cui lavorare, dunque, per Brad Stevens, che adesso dovrà caricare i suoi e cercare di risollevare un record per nulla positivo (15-16).

Mentre i Celtics non hanno convinto a Est, un’altra squadra blasonata è apparsa sottotono a Ovest. I campioni NBA in carica: i Los Angeles Lakers. LeBron James e compagni, infatti, negli ultimi sette giorni hanno collezionato una sola vittoria e tre pesantissime sconfitte consecutive (contro Nets, Heat e Wizards), e hanno dovuto cedere la seconda posizione della Western Conference ai cugini e rivali Clippers. Classifica a parte, però, la squadra è apparsa in difficoltà sotto vari aspetti (soprattutto quello delle scelte offensive), e in particolare non è sembrata in grado di sopperire all’assenza di Anthony Davis (che dovrà rimanere fuori ancora per un po’ per problemi al polpaccio e al tendine d’Achille). Una bella preoccupazione per i tifosi e i dirigenti giallo viola, che hanno già cominciato a guardarsi intorno per cercare possibili sostituti temporanei, e per LeBron James, futuro capitano del Team LeBron all’All Star Game, che su pressione della stampa ha dichiarato di doversi assumere maggiori responsabilità. Adesso bisognerà solo vedere come, e quando, i Lakers si rialzeranno. Anche perché i loro prossimi avversari saranno gli Utah Jazz, la squadra più in forma della lega.

Focus: La notte stellata di Joel Embiid e Jamal Murray
Quella del 20 febbraio è stata una notte indubbiamente da ricordare. Per due giocatori, che in due partite distinte hanno realizzato due prestazioni simili ma diversamente sensazionali. Joel Embiid, dei Philadelphia 76ers, e Jamal Murray, dei Denver Nuggets. Il primo, contro i Chicago Bulls, è stato autore di una delle performance più incredibili della propria carriera. 50 punti (Career High), con 17 rimbalzi, 5 assist, 2 recuperi e 4 stoppate, che hanno permesso ai suoi Philadelphia 76ers di battere i giovani e tenaci Bulls (112-105). Una prestazione a dir poco dominante, che ha lasciato intravedere quanto potrebbe essere inarrestabile il gioco di “The Process”. Il secondo giocatore, Jamal Murray, invece, durante la vittoria contro i Cleveland Cavaliers (120-103) ha fatto addirittura meglio: 50 punti, con il 21/25 dal campo, l’8/10 da oltre l’arco e, soprattutto, nessun tiro libero. Una prestazione che ha fatto entrare il giocatore canadese nella storia della lega. Una vera e propria notte da record. Nella storia dell’NBA, infatti, nessuno era mai riuscito a segnare 50 punti (con l’80% sia dal campo che da tre), senza avere bisogno di mettere a segno nemmeno un tiro libero. Quella di Murray, inoltre, è stata anche una delle partite più efficienti di sempre, almeno dal punto di vista offensivo, visto che il suo 84% finale (all’interno di una partita da 50 punti) è risultato secondo solo a Wilt Chamberlain, cioè una vera e propria divinità della pallacanestro americana. Difficile, dunque, che i due giocatori si dimentichino facilmente della notte del 20 febbraio. Una notte che ha permesso loro di riscrivere sia la propria storia personale, che soprattutto quella della lega.

Pier Paolo Polimeno