L’Olimpia Milano è tornata grande. Grande a livello europeo. La pur particolare stagione 2020-2021 ha sancito il ritorno dei biancorossi tra le quattro migliori squadre d’Eurolega per la prima volta dal 1992, quando le operazioni in panchina erano presidiate da Mike D’Antoni. E’ stata una cavalcata che ha certamente visto alti e bassi (21-13 in regular season), anche in sede di playoff, vista la vittoria all’ultimo respiro in gara cinque contro uno stoico Bayern Monaco (a proposito, doverosi complimenti a coach Andrea Trinchieri). Tuttavia, tra infortuni, sconfitte inopinate e delusioni inattese, la stagione continentale dell’Olimpia Milano ha dimostrato che tutta la struttura societaria ha fatto il salto di qualità necessario per assestarsi a questi livelli. Partita di ritorno contro il Barcellona a parte, non si ricordano infatti tonfi particolari per una squadra che ha fronteggiato tutte le avversarie ad armi pari, anche quando falcidiata dalle assenze. Allora più che il percorso vogliamo studiare i personaggi che hanno riportato l’Olimpia dove le spetta. E vogliamo anche porci un quesito sulle immediate prospettive. Un quesito di cui aver paura non ha più senso: ci sono possibilità che il 30 maggio a Colonia l’Olimpia Milano sia incoronata squadra campione d’Europa a trentatré anni dall’ultimo trionfo?

Esperienza e sorprese: i giocatori chiave dell’Olimpia Milano europea

Kyle Hines e Luigi Datome erano i due nomi più importanti dell’ultimo mercato estivo. Due giocatori capaci di vincere cinque Euroleghe da protagonisti, da sommarsi alle due conquistate in carriera da Sergio Rodriguez. Un trio di assoluta esperienza e di indiscutibile valore nonostante l’età cestisticamente avanzata (classe 1987 Datome, 1986 Hines e Rodriguez). Il centro undersized americano è stato una costante per tutta la stagione, saltando solo l’ultima prima dei playoff contro l’Efes e facendo mancare raramente il proprio apporto in difesa e nella comprensione offensiva sul pick and roll. Un po’ più ondivago il rendimento del Chacho, comunque sempre determinante nei momenti e nelle partite che contavano di più, trovando le giocate offensive più importanti e dando talvolta l’esempio persino in difesa. Datome, nonostante un’annata non scintillante, ha lanciato l’Olimpia verso quel mese di gennaio da imbattuta, dimostrando di essere uomo da tiri pesanti e di qualità, prima ancora che di quantità.

Poi ci sono quei tre arrivi estivi tanto sottovalutati, ma in realtà indispensabili nella rinascita europea dei biancorossi. Partiamo da Kevin Punter, giunto all’ombra della Madonnina con un contratto annuale mentre la maggioranza dei tifosi storceva il naso. Con oltre 14 punti di media si è affermato come miglior realizzatore milanese in Eurolega, portando quella capacità di segnare a giochi rotti tanto mancata lo scorso anno e dimostrandosi un difensore molto forte sulla palla, diversamente da quanto volevano le narrazioni d’agosto. Segue Zach Leday, un numero quattro di appena 202 centimetri che è stato l’unico in grado di dare un apporto costante dal post basso, oltre a esibire un arsenale completissimo in attacco, dove sono stati evidenti soprattutto i miglioramenti al tiro da fuori, unitisi a una rara solidità difensiva. Infine Shavon Shields, arrivato un po’ sotto traccia dal Baskonia. La sua stagione è stata un continuo progresso che lo ha portato – diciamolo pure – a essere la più forte ala piccola d’Europa, dato il contributo su entrambi i lati del campo. Tre nomi poco celebrati tra luglio e agosto. Tre nomi senza i quali oggi l’Olimpia Milano non lotterebbe per il titolo europeo più importante.

Ettore Messina, still the best?

E’ impossibile naturalmente non spendere qualche parola per coach Ettore Messina, che dal 28 al 30 maggio prenderà parte alla dodicesima Final Four della propria carriera con il quarto club diverso. Prima di riferirsi al campo, ci pare doveroso un accenno a quanto l’ex assistente di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs abbia cambiato l’Olimpia dal punto di vista della cultura sportiva. La coppia che forma con Christos Stravopoulos ha reso la società più compatta e più ermetica, in stile Spurs proprio. Non solo, ma con queste due figure è arrivata quella conoscenza dell’alto livello di Eurolega che era mancata a Milano nelle precedenti gestioni. Piaccia o non piaccia il suo modo di porsi verso giornalisti e opinione pubblica, Ettore Messina ha migliorato l’Olimpia Milano prima di tutto fuori dal campo.

Poi viene ciò che accade nel rettangolo di gioco. Pur commettendo alcuni evidenti errori durante la stagione, Messina ha dato un’impronta chiara alla sua Olimpia, ben diversamente da quanto fatto lo scorso anno. Il tutto ha origine da una difesa molto solida, vogliosa di imporre la propria aggressività sull’attacco avversario, anche per sopperire alla mancanza generale di stazza sotto canestro. Poi c’è il resto: un attacco indubbiamente basato sul talento individuale dei singoli, messo all’interno di un sistema in cui tutti possano rendere a seconda delle diverse caratteristiche. Ogni tanto questo si traduce in un basket un po’ statico, vero, ma è un compromesso accettabile per chi ha uomini che possano inventare punti dal nulla e per chi poi in transizione e sul pick and roll sia una vera e propria macchina da guerra. Infine, ci sono i lampi di classe, come quella rimessa vincente disegnata in gara uno contro il Bayern. Quei lampi che ci ricordano che, in contumacia Zelimir Obradovic, Ettore Messina probabilmente è ancora il migliore di tutti, anche di fronte agli Itoudis e agli Jasikevicius che avanzano con prepotenza.

Colonia può essere terra di conquista per l’Olimpia Milano?

E ora la domanda che tutti i tifosi e gli appassionati si pongono: l’Olimpia di quest’anno può davvero vincere l’Eurolega?  Per rispondere si può cominciare analizzando il contesto generale delle Final Four 2021, ben consapevoli che da qui al 28 maggio tutto può succedere. Il primo aspetto da considerare è quello dell’imprevedibilità, tipico di una manifestazione che si conclude con gare secche in campo neutro, tanto più quest’anno senza il pubblico. Le Final Four ci hanno abituato a grandi sorprese, spesso la squadra favorita è uscita sconfitta. Una notizia positiva per l’Olimpia, che ci pare giusto considerare come terza forza dietro a Efes e Barcellona, ma comunque superiore al CSKA. Il primo ostacolo sono i catalani, tra i pochi in grado di sconfiggere due volte i biancorossi durante la stagione regolare.

I due precedenti stagionali hanno raccontato della difficoltà milanese nell’arginare il gioco interno blaugrana e nel superare la durissima difesa di Jasikevicius. Tuttavia, in entrambi i casi l’Olimpia si è presentata con infortuni di rilievo. A roster completi (si spera) pensiamo che, pur soffrendo nel reparto lunghi, Milano abbia qualche arma in più sugli esterni, rendendo la partita equilibrata. Il raggiungimento della finalissima non è utopistico. E forse, a quel punto, buona parte del lavoro sarebbe fatta. I motivi principali sono due: il CSKA attuale, che vediamo sfavorito in semifinale, è la più debole del lotto; inoltre l’Efes, pur sembrando la squadra più lanciata, ha dimostrato in stagione di accoppiarsi molto male con i meneghini, per una banale questione di caratteristiche di squadra.

La risposta di chi scrive è quindi sì, Sergio Rodriguez e compagni possono puntare al bersaglio grosso. D’altronde qualcuno vuole farci credere che un roster assemblato in questo modo avesse come semplice obiettivo i playoff? Parlando seriamente, questa Olimpia Milano è costruita per provare a riprendersi il trono e tornare a regnare sull’Europa cestistica.

In foto: l’esultanza dell’Olimpia dopo gara 5 (Ciamillo-Casotoria)

Andrea Ranieri