Gara tre è stata semplicemente la migliore sfida di questa serie di finale scudetto tra l’Olimpia Milano e la Virtus Bologna. Ed una menzione va fatta anche e soprattutto al pubblico. Perché se si è visto un grande spettacolo sin dal pre partita lo si deve anche ai 12 mila del Forum di Assago che hanno riempito il palazzo non lasciando spazio neppure ad uno spillo. Ma soprattutto hanno partecipato. Sin dal riscaldamento, infatti, entrambe le tifoserie non si sono risparmiate a suon di cori.
Pronti, via, sia Milano che Bologna erano cariche a pallettoni.
E con l’avvio dell’Olimpia, tra schiacciate, triple e stoppate, qualsiasi avversaria sarebbe tramortita. Ma non questa Virtus, capace di costruire ottimi attacchi nonostante la difesa milanese fosse come un ragno, ovvero con otto arti a sporcare quasi ogni possesso. I virtussini sono stati a debita distanza con quelle cinque-sei lunghezze da recuperare prima di piazzare il colpo del sorpasso ad inizio secondo quarto.
Ecco, il canestro che è valso il vantaggio ospite l’ha segnato Daniel Hackett, che sin dal pre partita è stato bombardato di fischi dagli spettatori di fede Olimpia. Questo non l’ha scalfito di un millimetro. Ed anzi, con Milos Teodosic che continua più a parlare con gli arbitri che a giocare; e con Alessandro Pajola che non ha avuto un buon impatto e Sergio Scariolo ha preferito farlo sedere in panchina per diverso tempo; l’ex Cska Mosca con personalità si è preso lo scettro della regia bolognese.
Ma queste finali sono belle anche perché si stanno vedendo gli italiani protagonisti. Detto di Hackett, Marco Belinelli oggi ha un po’ sparacchiato, mentre tra le fila milanesi Gigi Datome è stato un primo violino tanto quanto Shavon Shields. Mentre Nicolò Melli, fin qui fuori dalla serie, è finalmente ritornato a farsi vedere in termini di produzione offensiva. Assente ingiustificato di questa finale, nella ripresa è diventato il punto di riferimento dell’attacco Olimpia, e Bologna non è riuscito a fermarlo in alcun modo. E alla prima occasione buona, non si è risparmiato nell’arringare il pubblico.
Il detto recita che il mondo è bello perché è vario. E allora ecco servito il protagonista che non t’aspetto, quel Jerami Grant che a cavallo tra terzo e quarto periodo ha fatto vedere tutto il repertorio della casa, prendendo metaforicamente il posto di un Devon Hall che quest’oggi non è mai entrato in ritmo.
Ma questa serie è bella e sta offrendo uno spettacolo di un altissimo livello anche e soprattutto per il duello in panchina tra Ettore Messina e Scariolo. I due tecnici stanno facendo valere tutta la loro esperienza, alzando la voce quando è necessario. E poi sembrano sempre lucidi nelle scelte che fanno, sia nel cavalcare i giocatori che nel punirli quando fanno danni; nel pensare a mosse e contromosse; nell’adeguarsi alla situazione e provare ad ottenere il massimo possibile. L’Olimpia Milano vince 94-82, conserva il fattore campo e si riporta in vantaggio nella serie sul 2-1.
QUI le statistiche del match
Nell’immagine Nicolò Melli, foto Ciamillo-Castoria
Giovanni Bocciero