Se nello sport, così come nella vita in generale, occorrerebbe evitare di creare miti da venerare ‘senza se e senza ma’, la celebrazione di ricorrenze legate a personalità di spicco della storia sportiva d’Europa è tuttavia un atto molto opportuno, soprattutto se si tratta del padre della pallacanestro moderna che ha rivoluzionato lo sport che seguiamo e commentiamo sulle pagine del nostro giornale. È dunque automatico ogni 26 novembre celebrare il compleanno di Krešimir Ćosić, il professionista che, da giocatore prima e da allenatore poi, ha cambiato la pallacanestro d’Europa contribuendo all’evoluzione del basket nel nostro continente.
Krešo si è affermato nelle due basket city per eccellenza d’Europa, ossia Zara, dove da giocatore ha portato lo Zadar a cinque titoli jugoslavi tra 1965 e 1975, e Bologna, dove da allenatore, tra il 1987 e il 1988, si è distinto alla guida della Virtus. Ćosić, nato nel 1948, è un pioniere della pallacanestro che negli anni sessanta, su intuizione di uno dei padri del basket della ex Jugoslavia, il professor Enzo Sovitti, ha coperto tutti i ruoli sul terreno di gioco. Mai prima d’ora si era infatti visto, e nemmeno concepito, un centro che non si limitasse a catturare rimbalzi, ma anche a passare la palla, dribblare e persino segnare da ogni dove, anche da lontano.
Un eroe dei due mondi
Il contatto di Krešimir Ćosić con la lunga distanza è un tratto comune nella parabola professionale del padre della pallacanestro moderna. Da allenatore alla Virtus Bologna, Krešo ha infatti trovato nell’utilizzo di lunghi dotati di tiro dalla lunga distanza una soluzione alla grande rivoluzione rappresentata, nella seconda metà degli anni Ottanta, dall’introduzione del tiro da tre.
Considerabile, con tutto il dovuto rispetto per Giuseppe Garibaldi e Tadeusz Kościuszko, un eroe dei due mondi per via del segno lasciato da giocatore anche ai Brigham Young University Cougars negli Utah, tanto da diventare il primo europeo nominato ‘All American’, Ćosić, scomparso prematuramente nel 1995, ha lasciato il segno anche altrove in Europa.
Padre del basket grecoslavo
È stato proprio Krešo, coadiuvato da Pino Grdović, ad avere gettato le basi della scuola grecoslava portando in Grecia, da allenatore dell’AEK Atene tra il 1988 ed il 1992, una filosofia di gioco improntata su tre dei capisaldi del basket ‘slavo’: disciplina difensiva, versatilità e sviluppo di giovani talenti.
Prima di Ćosić, ad esportare in Grecia la filosofia cestistica ex jugoslava, segnatamente al PAOK Salonicco nel 1984, è stato Pino Giergia, l’altro grande padre del basket zaratino, che proprio con Ćosić, agli ordini del professor Enzo Sovitti, ha reso Zara una delle piazze maggiormente vincenti dell’allora repubblica federativa di Jugoslavia.
Politica e fede
Oltre che cestista, Ćosić è stato una personalità poliedrica. Prima di essere nominato diplomatico della Repubblica di Croazia a Washington, Krešo, abbracciata la fede mormonica, si è distinto per una particolare religiosità che ha reso ben chiaro quanto l’aspetto spirituale fosse per il padre del basket moderno ugualmente importante alla vita in palestra.
La memoria di Krešo Ćosić è oggi tenuta viva dalla Fondazione delle Giornate di Krešimir Ćosić, gestita dalla figlia del grande Krešo, Ana Ćosić, oltre che dal costituendo Museo della pallacanestro zaratina, promosso e diretto da Krešo Butić, la cui realizzazione ha di recente ottenuto sostegno dal sindaco di Zara, Šime Erlić.
Matteo Cazzulani*
Nella foto: Krešimir Ćosić. Credits: Muzej Zadarske Košarke
*autore del libro “Basket Adriatico. Storie, luoghi e protagonisti della pallacanestro ex jugoslava di oggi”