“Abbiamo sconfitto il Partizan con un quarantello, che c’è da dire?”. Basterebbero le parole di Nikola Milutinov, centro dell’Olympiacos ed ex giocatore del Partizan, per commentare l’ennesima sconfitta umiliante subita dalla compagine di Belgrado, che dopo Maccabi Tel Aviv e Monaco ha visto l’ennesima squadra ospite passeggiare davanti al proprio pubblico in Eurolega, lasciando la capitale della Serbia con più di cento punti segnati.

Basterebbero, se non fosse che, per il Partizan, la sconfitta con l’Olympiacos (66:104) è stata la peggiore di sempre davanti al proprio pubblico nella gloriosa storia di un club bianconero che dalla dipartita di Željko Obradović a metà novembre è caduto in una palese crisi di identità, idee e fiducia. Battuto, infatti, è stato il record negativo fissato nel 2006 con la sconfitta subita con l’Ülker (oggi Fenerbahçe) con un disavanzo di trentasei punti (100:64).

Una crisi di identità

Seppur quella di ieri non rappresenti la peggiore sconfitta di sempre del Partizan, che è riuscito a non fare peggio della batosta da quarantadue punti rimediata a Mosca contro la CSKA nel 2013 (88:46), il tonfo di Belgrado è il secondo stagionale per entità dopo il meno quarantuno subito a Kaunas contro lo Žalgiris nella stagione in corso (109:68).

La mancanza di intensità difensiva, di un gioco collettivo disciplinato, e più in generale di una gerarchia chiara, che Obradović era riuscito a garantire in una benché minima percentuale, sono oramai problemi cronici, più mentali che tecnici, ai quali Joan Peñarroya, alla sua nona panchina dalla nomina a capo allenatore del Partizan dopo l’interregno di Mirko Ocokoljić, non sembra riuscire a trovare soluzioni.

Rassegnazione

“Stiamo continuando ad allenarci, a parlare e a cercare di correggere, ma abbiamo tanti problemi. Non intendo lasciare la panchina perché credo fortemente nel lavoro quotidiano, anche quando le cose non vanno come vorremmo. Tuttavia, ammetto che è la prima volta che affronto una situazione simile nella mia carriera” ha dichiarato Peñarroya rassegnato a fine partita.

A fomentare la rassegnazione dell’ambiente sono soprattutto i numeri. Il Partizan è ultimo in classifica con sei vittorie e sedici sconfitte, con altresì la quartultima di Eurolega mediante 89,5 punti subiti a partita, ed un attacco che non riesce a trovare quella fluidità necessaria, soprattutto dal perimetro, con la quale Peñarroya è solito mascherare le proprie lacune difensive.

La dirigenza volta pagina

Gli obiettivi di una stagione che oramai sembra compromessa in Eurolega sono dunque il punto di riflessione maggiormente pertinente assieme agli assetti per la prossima campagna, alla quale la dirigenza bianconera sembra intenzionata a prepararsi con l’intenzione di riscattarsi soprattutto in Eurolega.

Secondo indiscrezioni riportate anche da BM, il Partizan, che resta comunque in corsa per la conferma del titolo di Lega adriatica, nella quale è secondo in classifica dietro al Dubai, sarebbe intenzionato a ripristinare la propria vocazione di squadra attenta allo sviluppo di talenti locali dopo anni di ripiego su giocatori extraeuropei preferibilmente dalla solida esperienza NBA.

Due ritorni illustri per la prossima stagione

Belgrado, nello specifico, avrebbe messo gli occhi su Nikola Tanasković, lungo versatile prodotto del vivaio bianconero, attualmente capitano della Budućnost, mentre per la leadership sul campo, sempre secondo indiscrezioni, la dirigenza bianconera starebbe considerando un ritorno di ancor maggior rilievo.

Trattasi di Bogdan Bogdanović, che non ha mai fatto mistero di intendere chiudere la propria carriera col club nel quale la guardia classe 1992 è cresciuta ed ha giocato fino al 2014, ed il cui contratto coi Los Angeles Clippers permette un’uscita dall’NBA alla fine della stagione in corso.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Joan Peñarroya. Credits: ABA League / Dragana Stjepanović