Una lega nazionale forte ed una via europea di sviluppare la pallacanestro sono le principali tematiche che Svetislav Pešić, l’allenatore della Serbia medaglia di bronzo alle Olimpiadi, ha sollevato in una intervista fiume, rilasciata all’immediato ritorno di Nikola Jokić, Bogdan Bogdanović, Vasilije Micić e compagni da Parigi.
Un ‘j’accuse’ in piena regola, quello di coach Pešić, che sentito dalla televisione nazionale serba ha presto relegato la gioia per la medaglia olimpica, ponendo seri interrogativi, anche allarmanti, sullo stato della pallacanestro in Serbia e, più in generale, in Europa.
Una pallacanestro serba che, poche ore dopo l’intervista, è stata scossa dalla decisione di Predrag Danilović di lasciare la presidenza della Federabasket nazionale. Un incarico, quello dell’ex giocatore di Virtus Bologna e Miami Heat, assunto nel 2016, e che sarebbe comunque scaduto in Dicembre per via di eccesso di mandati.
Una popolarità da capitalizzare
Punto focale dell’allarme lanciato da coach Pešić è la mancanza, a suo dire, di una strategia chiara e dettagliata per capitalizzare l’enorme popolarità che il basket ha in Serbia e, cosi facendo, consolidare movimento cestistico nel paese.
In particolare, Pešić ha criticato la troppo forte dipendenza che il basket serbo avrebbe nei confronti dei due principali club della nazionale, Partizan e Crvena Zvezda e che, secondo tale ragionamento, ne frenerebbe lo sviluppo, a partire dalla creazione di una forte lega nazionale.
“Il successo internazionale di un paese dipende principalmente dal sistema di competizione interno, ed il nostro sistema è totalmente obsoleto” ha affermato Pešić. “Il basket è molto popolare in Serbia, ed occorre iniziare a pensare in modo diverso. Siamo forse l’unico paese al mondo che non ha un proprio campionato!”.
La questione arbitrale
Oltre alla situazione organizzativa, il selezionatore della nazionale serba ha anche sottolineato come, ad essere problematico, sia anche l’aspetto della qualità degli arbitraggi, come dimostrato da una serie di decisioni discutibili che hanno caratterizzato diversi episodi delle ultime Olimpiadi, segnatamente la semifinale che la Serbia ha perso con gli Stati Uniti.
Secondo Pešić, una soluzione potrebbe essere trovata in una maggiore collaborazione tra Eurolega e FIBA in materia di preparazione arbitrale, con il massimo organismo mondiale, responsabile per la gestione delle Olimpiadi, che potrebbe trarre beneficio dall’esperienza che gli arbitri hanno accumulato nella condizione di partite disputate dai migliori atleti in Europa.
“Non credo che gli arbitri di Eurolega siano migliori di quelli della FIBA, ma è ovvio che arbitrando partite difficili e importanti, disputate dai migliori giocatori d’Europa, essi abbiano molta più esperienza” ha spiegato il settantaquattenne allenatore. “Credo, dunque, che la collaborazione tra Eurolega e FIBA debba essere migliorata, a partire dall’aspetto dell’arbitraggio”.
“L’oceano si è ristretto”
Secondo Pešić, a supportare l’adozione di una ‘via europea’ con la quale la FIBA potrebbe trovare una soluzione per migliorare la qualità degli arbitraggi vi sarebbe il crescente livello della qualità del basket europeo che, come dimostrato proprio dalle Olimpiadi di Parigi, è ormai molto vicino a quello degli Stati Uniti.
Coerentemente, il coach nativo di Novi Sad ha indicato come, in Europa, occorrerebbe smettere di porre l’NBA come modello da imitare a tutti i costi, adottando bensì il calcio, culturalmente molto più affine alla mentalità europea ed alla maniera di fare business nel Vecchio Continente, come esempio da considerare sul piano organizzativo.
“Il calcio è il business più grande del mondo per quanto riguarda lo sport, e questo business parte dall’Europa” ha spiegato Pešić. “L’oceano tra Europa e America si è ristretto, e l’importanza del basket europeo, oltre alla sua qualità, è palesemente aumentata”.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Svetislav Pešić. Credits: FIBA