Non siamo ancora a Natale e perlomeno ancora non si è vista la solita pubblicità che sponsorizza il film più visto proprio a ridosso di questo periodo: una poltrona per due. Il titolo però calza a pennello per descrivere l’assurda ed esplosiva situazione che si sta verificando a quest’ora dalle parti dell’Enerxenia Arena. Ma partiamo con ordine, raccontando come si è arrivati a questo punto.

Tutto parte domenica. Varese-Reggio Emilia. La cronaca del match è inutile riportarla, parla da sé il risultato: 67-106. Un’umiliazione troppo grande, per due motivi: il primo si configura con la mancanza totale di animo in campo e di voglia di ribaltare il match, il secondo si chiama Attilio Caja. Ma di lui, avremo modo di parlare più avanti. 

Nel post-partita si accende la prima scintilla: Vertemati in conferenza stampa ammette che ci sono problemi profondi, ma la goccia che fa traboccare il vaso sono le dimissioni del General Manager biancorosso, Andrea Conti. Le sue parole sono pesanti e le riporto qui per dare un’idea di cosa si sta parlando e del perché il titolo sia: “Una poltrona per due.”

«Covavo questa cosa da un mese e mezzo e la dico con estrema serenità e tranquillità. Io da domani non sarò più DG della Pallacanestro Varese. Non è una situazione figlia del risultato di stasera bensì di cose accadute nell’ultimo mese e mezzo o due mesi. C’è stata poca chiarezza in società: sembra da codardi parlare dopo questa sera ma non lo sono, ho grande dignità e ci ho sempre messo la faccia. Mi commuovo anche ma non è così che ci si comporta. In tutti gli ambienti serve estrema chiarezza e qui ce n’è stata poca. Mi dispiace per tutti quanti ma credo sia giunto il momento di farmi da parte.

La poca chiarezza a cui fa riferimento Conti è proprio sul suo ruolo e quello invece che è di Luis Scola. La leggenda argentina, entrata nel CDA a settembre come amministratore delegato, pare sia entrata in un contrasto velato con i compiti del General Manager che ha così poi commentato:

«Le modalità del suo inserimento non hanno aiutato e lo dico anche qui. Io non voglio rubare lo stipendio: due persone che svolgono lo stesso mestiere non servono in una società, quindi mi faccio da parte io. Aggiungo e concludo: questa cosa ha destabilizzato molto anche la squadra».

Tra destabilizzazione, dignità e stipendi rubati, ha pensato bene di inserirsi in questo polverone l’uomo più furbo della terra, nonché ex con l’artiglio avvelenato: Attilio Caja. Non sono basti i 39 punti di umiliazione che hanno praticamente smosso un terremoto, Attilio ha deciso per la prima volta dal suo esonero di tornare su quell’episodio e di dire come sono andate veramente le cose. La sua narrazione, qualora fosse veritiera, ha praticamente danneggiato in maniera definitiva tutto l’organigramma varesino e soprattutto ha inferto il colpo mortale ad un uomo già praticamente “morto” dopo le dimissioni, ossia Andrea Conti. 

Per dare un’idea precisa di quello che è stato detto, anche qui riporto fedelmente le parole dell’attuale allenatore di Reggio Emilia, che parlano da sole: 

“Dal primo giorno c’è sempre stato un problema e io ci sono rimasto male. Quando facevo delle cose positive lui faceva di tutto per nasconderle, quando c’erano delle cose negative era il primo che le metteva in piazza. Quando si cercò di prendere Rich, e il signor Conti mi disse che era fuori budget per 20 mila dollari, io rinunciai a 10 mila netti del mio stipendio pur di averlo. Dopo di che, con l’etica del signor Conti, Rich non solo non è arrivato, ma i soldi non me li ha dati lo stesso. Poi ha usato Scola per i suoi interessi, non aveva la forza e il curriculum per creare problemi a me. Ha usato Scola per far avere problemi a me in società. Ho sentito persino parlare gente come Vittorelli e Valentino, mai visti prima.”

A Varese non c’è mai stata tanta confusione e tanta carne al fuoco. Sembra quasi di rivivere gli istanti frenetici di un film thriller: ogni parola detta è come un colpo di mitragliatrice. Ogni parola detta fa un rumore tremendo e un danno d’immagine ulteriore. Caja senza problemi ha sparato a zero praticamente su 3/4 della società. Ha disintegrato l’immagine dolente di una squadra che veniva da 2 sconfitte impietose e la terza si configurava la sera stessa delle dimissioni di Conti. 

Ma, sebbene Varese si sia ben riguardata dal rispondere a queste accuse pesanti, Conti non poteva far finta di nulla. Le sue parole sono inutili al fine dell’articolo, perché ovviamente una persona attaccata sul personale, risponderà tornando sul personale. E si potrebbe andare avanti all’infinito, fin quando uno dei due contendenti non lascia il ring. Ma in questo breve scontro l’unica a rimetterci seriamente è la società biancorossa. Perché le scorie tra Caja e Conti hanno e avranno un effetto domino soprattutto sul morale della squadra e dei dirigenti, anche loro intaccati dalle parole dell’ex allenatore. Definire praticamente un incompetente Conti, non riconoscere il ruolo di Vittorelli e Valentino, dire che a Bulgheroni è stato fatto credere il falso, significa svilire totalmente il ruolo delle persone più importanti a Varese e far credere ai tifosi, non certamente contenti dopo le ultime prestazioni, di essere in mano a persone non capaci di amministrare per il meglio la loro squadra. 

È un danno irreparabile. Varese stasera ha provato a mettere la prima pezza. La poltrona ha smesso di essere per due, ora è solo per Scola. Che da Amministratore Delegato con la delega solamente al progetto a lungo termine che aveva esposto un mese e mezzo prima a Galliate Lombardo, è passato ad avere i pieni poteri sportivi della squadra. La situazione è confusionaria e la cosa peggiore è che la prossima vittima potrebbe essere l’allenatore. Varese ora deve fare seriamente bene i conti. Senza Andrea, l’uomo che in questi 3 anni ha comunque costruito squadre buone per le possibilità di budget che ha la squadra varesina. È una barca che sta visibilmente affondando e per salvarla sarà necessario ripartire dalle certezze del campo, da risposte che portino punti in classifica. Perché a livello d’immagine i punti persi sono netti. 

La poltrona ha smesso di essere per due, a Scola ora vanno i migliori auguri affinché lo spazio vuoto lasciato da Conti non faccia troppo rumore. Che il silenzio non sia assordante. Caja sogghigna, si è preso la sua rivincita e in un colpo solo ha praticamente intaccato la dignità di tutta la società varesina. Il suo artiglio ancora una volta ha assestato un colpo mortale, la sua difesa ancora una volta è stata arcigna. Come quelle che esaltavano i tifosi a Masnago quando l’allenatore era lui e quando l’Enerxenia Arena si trasformava in fortino inespugnabile.I tempi son cambiati, i giocatori son cambiati, gli allenatori anche. Ciò che resta è Varese. E salvarla è l’unica parola che nessuno finora ha osato pronunciare. E salvarla è l’unica cosa che resta a Vertemati e i giocatori, affinché questa stagione sportiva iniziata con la sorpresa della rivoluzione non si trasformi nella disfatta di Caporetto, o meglio di Reggio Emilia.