A differenza dell’ottobre 2021, quest’anno Nico Mannion è nelle condizioni fisiche e mentali ottimali per contribuire ai successi della Virtus Segafredo Bologna. All’inizio della scorsa stagione infatti l’ex playmaker dei Golden State Warriors doveva ancora ritrovare la forza e lo smalto giusti dopo la debilitante infezione intestinale contratta in Giappone in occasione dei Giochi Olimpici. Un problema questo che Mannion, con pazienza e il giusto supporto delle persone attorno a lui, è riuscito a mettersi definitivamente alle spalle.

“A livello di salute, sono tornato al 100% – come dichiarato a Donatas Urbonas nel podcast di “BasketNews.com” – Ho ripreso il mio peso. Finalmente sento che mi sto muovendo bene. Per quanto abbia riguardato il fisico, la mia è stata una battaglia anche mentale perché sono sempre stato abituato a giocare e a sentirmi in un certo modo. Quando ho ricominciato a stare bene è stato davvero molto difficile. Avevo già un’idea di come giocare e muovermi, ma fisicamente non potevo farlo. Lì ho dovuto affrontare due battaglie diverse: ritrovare me stesso tornando quello che ero e cercare di farmi spazio nelle rotazioni giocando minuti quando potevo. È stato un processo dove siamo andati avanti giorno per giorno e a volte è stato molto frustrante. Ora però mi sento benissimo e voglio ringraziare ancora una volta l’organizzazione che è stata fenomenale nell’avermi sostenuto per tutto il tempo. Quando sono arrivato, infatti, ero davvero al punto più basso possibile ma loro sono stati molto pazienti con me, mi hanno aiutato a tornare in salute. Sono molto grato per questo”.

Fondamentale nel cammino verso il pieno recupero fisico e delle proprie potenzialità cestistiche si è rivelato anche Milos Teodosic.

“L’anno scorso è stato difficile per me ma lui mi ha sempre aiutato, dandomi piccoli consigli. Un paio di volte siamo andati a cena assieme e abbiamo parlato della nostre vite. Cose del genere non si vedono spesso tra compagni di squadra. È stato fantastico, solo positivo con me. Mi aiuta spesso. È esigente, ma è anche una persona fantastica che si preoccupa davvero per te. La prima cosa che mi ha insegnato è essere paziente perché io direi che non lo sono, voglio giocare e giocare subito. Lui mi ha detto di aver vissuto la stessa cosa e che anche lui nei suoi primi due anni in EuroLeague ha giocato cinque minuti a partita. Quindi, avendo vissuto esperienze simili, abbiamo potuto legare per questo”.

Avendolo potuto conoscere e apprezzare da vicino, Mannion ritiene che lui e l’altro grande giocatore che in passato l’ha preso sotto la sua ala, ovvero Steph Curry, siano decisamente differenti.

“Ai miei occhi, sono due giocatori completamente diversi. Per me Milos è il miglior passatore che abbia mai visto. E Steph è uno dei migliori giocatori al mondo e senza dubbio il miglior tiratore al mondo. Stare vicino a entrambi è stata una fortuna. Steph mi ha insegnato molto. La cosa che mi ha colpito di Steph è la sua etica del lavoro. Lo vedi e sai che è uno dei migliori giocatori del mondo. Ogni giorno, la mattina dopo la partita, è in sala pesi da solo. O dopo l’allenamento, sta ancora in palestra 30 minuti dopo tutti gli altri. Lo vedi e capisci perché è così bravo e perché è quello che è. Con Milos è quasi difficile imparare perché le cose gli vengono naturali. E come vengono naturali a lui non vengono a nessun altro. Mi ha insegnato un paio di cose, qualche trucco sui punti e sugli angoli di passaggio. È un genio del basket e lo fa sembrare davvero facile. Ho avuto la fortuna di imparare da due dei più grandi di questo sport”.

Mannion quindi, a proposito di differenze, ha sottolineato poi in quali aspetto divergono il basket europeo e quello oltreoceano.

“Il controllo del gioco, il ritmo sono diversi. Qui il gioco è più di squadra, ci sono alcuni dettagli che hanno maggior peso rispetto agli Stati Uniti, le spaziature sono minori, ci sono più schemi e le tue decisioni devono essere prese in un secondo”.

Di questi aspetti molto probabilmente, una volta che arriverà a vestire la maglia della Nazionale Italiana dopo la sua prima annata NBA, si accorgerà tra un po’ anche Paolo Banchero, futuro compagno di Mannion in azzurro:

“Il modo in cui è cresciuto è irreale: come si muove con quel corpo, il feeling per il gioco… spero possa aggregarsi presto alla Nazionale perché mi piacerebbe giocare con lui. È un bravo ragazzo, mi ha scritto che è entusiasta e vuole essere parte della Nazionale. Penso assolutamente sia il pezzo mancante per raggiungere il podio in una competizione internazionale perché lui, a mio parere, sarà una star NBA nei prossimi anni ed è grosso. Credo giocheremo bene insieme perché è molto altruista e averlo in squadra sarebbe speciale”.

Prima di condividere il parquet con la prima scelta al Draft NBA 2022 ai comandi di coach Pozzecco, Mannion però sarà chiamato a prendersi nuove ed importanti responsabilità con la Virtus Bologna, squadra di cui ha già avuto modo di apprezzare l’unità creatasi tra i giocatori a roster.

“La cosa che amo di questa squadra è l’affiatamento, il gruppo che siamo. Sappiamo che ci sono ragazzi nuovi ma lo stare insieme così spesso e l’avere un rapporto così buono l’uno con l’altro fuori dal parquet è qualcosa che si verrà a tradurre in campo e questo mi eccita parecchio. Penso che abbiamo un roster davvero profondo, un sacco di armi a disposizione e giocatori per coprire molte posizioni diverse. È la mentalità “next man up” a guidarci, solo 12 uomini possono giocare ma chiunque fa parte di quei 12 può fare la differenza”.

Fonte: legabasket.it