Massimo Cancellieri è stato ospite ad Alley Oop, trasmissione che va in onda ogni martedì dalle 17 alle 18 sui social di Revolution con Alessandro di Bari, Eugenio Petrillo e Marco Lorenzo Damiani. Il coach ha parlato della sua stagione al Paok, della passione per il basket a Salonicco, del suo passato in Francia, del percorso delle italiane in Eurolega e di uno dei colossi della pallacanestro europea: Kyle Hines, che ha allenato a Veroli.
La Stagione al Paok.
“I risultati di questa stagione stanno andando al di là di ogni più rosa aspettativa. Siamo partiti come un underdog in un posto che però ha una storia pazzesca. Il Paok ha una tradizione pazzesca ed è vissuta come una religione, non è solo una squadra. Qualsiasi disciplina viene eseguita così. Il club che è nel cuore dei tifosi, più che è la squadra in sé. Quindi partire con uno status di underdog in un posto dove si aspettano che si vinca perché il Paok è il Paok destava un po’ di preoccupazione. Abbiamo lavorato per focalizzarci su ogni partita, senza pensare dove siamo e per ora è andata discretamente, poi in un campionato a dodici squadre, ma direi dieci perché Panathinaikos e Olympiakos non sono giocabili”.
La passione per il basket a Salonicco.
“Qui a Salonicco il basket è seguito dal 100% delle persone, che poi si dividono in Aris, Paok e Iraklis. Il Paok ha un seguito clamoroso per via del calcio, l’Aris è più orientato al basket e l’Iraklis entrambi, anche se adesso è in seconda divisione. Per strada chiunque sa chi sei, perché comunque il basket è l’argomento principale. Io abito al quinto piano di in un palazzo e sia al sesto che al quarto ci sono due tifosi dell’Aris quindi partiamo sin dalla mattina. C’è un grande rispetto però per chi lavora nei club. In passato invece fra tifosi sono stati un po’ ‘birbanti’, diciamo così, per essere politicamente corretto”.
Le due corazzate greche: Panathinaikos e Olympiacos.
“Tutte e due sono impressionanti, il Pana ce l’ho più fresco perché ci abbiamo giocato domenica scorsa, ma anche l’Oly ci ha dato una bella strapazzata prima di Natale. Quando ero in Francia, e incontravo l’Asvel o Monaco, ogni tanto si vinceva, qui no. Il campionato qui è diverso, le squadre non sono tante e le due big ogni volta che arrivano lo fanno per travolgerti”.
La storia recente del Paok e gli obiettivi.
“In passato purtroppo il Paok ha accumulato dei debiti e il presidente che abbiamo, Chatzopoulos, è arrivato quattro anni fa e ha fatto un piano di rilancio. Nel piano di rilancio ovviamente prima bisogna coprire i debiti e poi la squadra può eventualmente ripartire. Alla fine del 2025 dovrebbe esserci la fine del primo grande debito. In questa situazione lui ha tendenza a risparmiare e reinvestire soprattutto nella squadra, quindi abbiamo un palazzetto che è vecchio ma bello e dove c’è comunque tutto”.
L’esperienza francese, tra Limoges e Strasburgo.
“La visione è diversa, Il club è un club a 360 gradi, la squadra conta, ma conta insieme ad altre cose. Questa è la cosa più importante. Eccezione fatta per Limoges, che mi ricorda la mia Teramo, peccato che loro abbiano vinto undici scudetti e un Eurolega, quando si chiamava ancora Coppa dei Campioni. Lì c’è il sindaco, poi c’è l’allenatore del CSP e poi ci sono tutti gli altri. Vivere lì e fare bene lì è stato molto bello, la gente era estremamente riconoscente e appassionata”.
Il percorso delle italiane in Eurolega.
“La formula, non sono io il primo a dirlo, è difficilissima per tutte le squadre. Ti alterni, vinci tre, ne perdi due, se hai due infortunati non puoi competere. E purtroppo questo è un sistema che porta a un rischio di infortuni molto alto perché giochi tanto. Lo diceva Luca Banchi quando era la Virtus, mi ricordo ancora la sua intervista. La Segafredo ha avuto sfortuna, hanno cambiato allenatore e il fatto di aver avuto degli infortunati all’inizio non ha aiutato. Milano pure, a un certo punto mi hanno chiamato per giocare, scherzo, però ha avuto dei seri problemi con gli infortuni e non legati alla loro qualità di lavoro”.
Kyle Hines a Veroli.
“Kyle Hines è stato il grande regalo di Andrea Trinchieri, perché l’aveva portato lui a Veroli l’anno prima. Ovviamente aveva fatto un campionato strepitoso, quando sono arrivato io tutto il management e il presidente pur di tenerlo hanno speso un extra budget. È una persona, e un giocatore meraviglioso, quindi io mi sono ritrovato ad allenare un giocatore unico nella storia degli ultimi anni.”
L’aneddoto che più è rimasto impresso del 4 volte campione d’Eurolega.
“Per far capire quanto tutti lo amassero: eravamo a giocare a Venezia e stavamo prendendo una bella asfaltata. A un certo punto lo cambio perché penso che stia giocando male. Quindi lo tiro giù e gli dico: ah Kyle quà, là, su, giù. Lui è estremamente calmo, quindi si siede. Dopo una decina di secondi mi arriva un asciugamano dietro il collo. Io mi giro e c’era quello che adesso è il direttore sportivo di Trapani, Valeriano D’Orta, che era l’assistente all’epoca, e gli faccio: ‘Chi è stato?’ e Valeriano piuttosto che dire che era stato Kyle disse che era stato lui allora io sono scoppiato a ridere, Kyle è scoppiato a ridere e è finita là. Ovviamente non voleva tirarla a me, l’aveva tirato in segno di stizza e mi aveva colpito dietro la giacca”.
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In foto Cancellieri