Andare laddove già circa cinque mila italiani sono residenti stabili, emigrati per questioni soprattutto lavorative, con sogni nel cassetto e ambizioni da portare a compimento. È questo, a grandi linee, ciò che ha mosso anche il trasferimento in Polonia di Marco Legovich, allenatore triestino fresco di nomina a capoallenatore dei Dziki di Varsavia, che oltre a Trieste ha allenato, come vice, a Varese nel corso delle ultime due stagioni.

“Avevo voglia di mettermi in gioco e trovare stimoli che mi potessero fornire un’esperienza di crescita importante, anche dal punto di vista personale. La Polonia è arrivata al momento giusto. Dopo le esperienze a Trieste e Varese desideravo ritrovare quelle sensazioni da capoallenatore che da tempo mi mancavano” ci ha spiegato Legovich, che abbiamo sentito in esclusiva su ‘Basket Magazine’.

Per il coach triestino, posto migliore dei Dziki in Polonia non poteva esserci, soprattutto in materia di stimoli e di sviluppo. I cinghiali (significato della parola ‘Dziki’) della capitale della Polonia sono infatti un progetto ambizioso, che in pochi anni ha risalito la gerarchia del basket polacco arrivando fino al suo gradino più alto, l’Ekstraklasa, riuscendo, alla seconda stagione nella massima serie del paese, a centrare l’obiettivo play-in.

“L’Ekstraklasa è un campionato molto equilibrato, con tante squadre sullo stesso piano pronte a stupire. A dimostrarlo, del resto, è l’esito della scorsa stagione, nella quale le finaliste [Legia Varsavia e Lublino, M. C.], arrivate alla contesa decisiva contro ogni pronostico, si sono scontrate in una serie emozionante ed equilibrata, terminata solamente alla ‘bella’ dopo ben sette partite” ha commentato Legovich.

‘Fare rumore’

Per il professionista ex Trieste e Varese, l’impegno sulla panchina dei Dziki passa soprattutto da una rivalità cittadina tutt’altro che semplice con la Legia. I legionari, infatti, posseggono un budget decisamente più importante, necessario per essere competitivi anche nella FIBA Basketball Champions League, e si presentano ai nastri di partenza della stagione 2025-2026 con lo status di campioni nazionali in carica.

“Il derby dà grande entusiasmo. Una extra-motivazione a fare bene che, tuttavia, esula dalla stracittadina. Vogliamo vivere ogni partita al 100% col chiaro obiettivo di presentarci come la ‘mina vagante’ del campionato. Per questo, stiamo scegliendo i giocatori con la massima cura, valutando soprattutto l’aspetto comportamentale” ha aggiunto Legovich.

Il professionista classe 1992 nativo di Trieste, dunque, è la persona sulla quale la dirigenza dei Dziki ha deciso di puntare per ‘fare rumore’ nel torneo, contribuendo nel contempo a dare una scossa ad un campionato che malgrado le enormi potenzialità fatica ad ammodernarsi, e di conseguenza ad ottenere credito in Europa.

“Durante il reclutamento, che si è articolato in una serie di interviste, anche in loco a Varese, ho capito quanto la dirigenza dei Dziki fosse interessata ad iniziare un percorso che va oltre alla singola stagione. Gli interlocutori mi hanno trasmesso serenità, e mi hanno considerato un giovane allenatore sul quale puntare” ha spiegato Legovich.

Difesa e ritmi alti

La giovane età del coach triestino va di pari passo col desiderio di ‘svecchiare’ un gioco in Polonia che i cinghiali di Varsavia si prefiggono come scopo anche per la prossima stagione. Per fare ciò, coach Legovich intende proporre una pallacanestro ad alti ritmi soprattutto in difesa, tale da costruire e sfruttare situazioni di vantaggio nei primi secondi dell’azione mediante palle rubate e sicurezza a rimbalzo.

“Il basket è in continuo mutamento, ma ciò che rimane sono i punti di riferimento che, finora, hanno avuto un ruolo cruciale nella mia carriera. Eugenio Dalmasson mi ha cambiato profondamente sia come allenatore che come persona. Anche con Ioannis Kastritis ho stabilito un rapporto molto stretto” spiega il coach trentaduenne.

Per coach Legovich, cruciale nella scelta della Polonia è stato Alessandro Magro, che in Ekstraklasa, segnatamente alla Dąbrowa Górnicza, ha allenato per due stagioni, dal 2019 al 2021, facendosi apprezzare con l’ottenimento di due salvezze basate prettamente sul bel gioco.

“Magro, col quale sono molto legato oltre al fatto di avere condiviso un percorso in nazionale, e con cui mi sento spesso, mi ha parlato della Polonia in maniera molto positiva. A differenza sua, potrò allenare in un’epoca ‘normale’, ossia non condizionata dal Covid, e soprattutto potrò farlo nella capitale” ha spiegato Legovich.

Tre stranieri già firmati

Varsavia, come argomenta il professionista classe 1993, è una città che colpisce per dinamicità ed ospitalità. Ciò ha reso l’adattamento del coach triestino alla cultura polacca decisamente gradevole.

“Sono grato alla società per la fiducia riposta nella mia persona. Provo enorme stima e riconoscenza per come sono stato accolto a Varsavia” ha argomentato Legovich.

Prima di prendere parte al camp ‘Undrafted BasketLab’, da lui organizzato all’Aprica (SO), il professionista ex Trieste e Varese ha già completato un periodo di adattamento alla realtà di Varsavia coronato coi primi acquisti, tra cui risaltano Landrius Horton e Tahlik Chavez tra gli esterni, ed Ody Oguama sotto canestro.

“Nei primi giorni trascorsi a Varsavia ho sentito attorno a me una grande ospitalità, sia da parte del club, che della gente. In quindici giorni ho avuto pranzi e cene pressoché ovunque. Cosa preferisco della cucina polacca? I pierogi!” ha concluso Legovich.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Marco Legovich. Credits: Dziki Warszawa