La storia della pallacanestro europea è ricca di episodi alla ‘Davide contro Golia’, soprattutto quella della ex Jugoslavia, segnatamente quella dalmata, più propriamente quella di Zara, la basket city della regione adriatica che proprio trentanove anni fa ha realizzato una delle imprese sportive maggiormente significative del basket del nostro continente.
La vittoria casalinga sui vicecampioni europei dello Žalgiris Kaunas di Arvydas Sabonis, ottenuta alla seconda giornata della seconda fase della Coppa dei Campioni d’Europa, l’attuale Eurolega, l’11 dicembre del 1986 è stata un episodio di coraggio e determinazione sportiva che il basket zaratino suole celebrare con una ovvia e comprensibile punta d’orgoglio.
Il successo, ottenuto in rimonta anche grazie ai 21 punti di Ante Matulović, ai 16 punti di Petar Popović e ai 15 punti di Veljko Petranović, senza tralasciare i 10 punti di Stojko Vranković e gli 8 punti di un giovane Arijan Komazec, ha infatti consentito allo Zadar di lanciare la propria corsa nella massima competizione europea per club in un ‘girone di ferro’.
Lo stupore del coach lituano
Oltre alla rimonta, realizzata sulle ali del calore del pubblico di un leggendario palasport di Jazine rumoroso come sempre, a caratterizzare la partita è stato un episodio particolare avvenuto all’intervallo, che Krešo Butić ha riportato sulla pagina Facebook del Museo della pallacanestro zaratina citando le parole del coach dei lituani, Vladas Garastas.
“A metà partita una persona con evidente ritardo corre dal tunnel palleggiando perfettamente, raggiunge il canestro dall’altra parte del campo, e segna al primo tiro. Tutto il palazzo esplode in un boato. Allora ho veramente capito perché Zara è giustamente considerata la basket city d’Europa”.
La mano di Pino Giergia
Per comprendere la portata del successo, lecito è sottolineare la situazione del periodo, che ha visto uno Zadar campione di Jugoslavia in carica costretto a percorrere la stagione 1986/87 in salita dopo essere stato abbandonato sia dal coach del titolo vinto nella stagione precedente contro la Cibona di Dražen Petrović, Vlade Đurović, che da Lucijan Valčić, che lascia dopo la preparazione.
Il timone della squadra viene dunque affidato a Pino Giergia, reduce da un’esperienza in Grecia dove, alla guida del PAOK di Salonicco, nella stagione 1984/85 il leggendario atleta di Zara ha posto la prima pietra della scuola cestistica grecoslava, la quale sarebbe poi stata implementata da un altro grande della pallacanestro zaratina ed europea come Krešimir Ćosić alla guida dell’AEK di Atene, coadiuvato da Pino Grdović.
Speranze e realtà
Sotto la guida di coach Giergia, lo Zadar accede alla fase semifinale della Coppa dei Campioni, organizzata in un girone da sei squadre al quale i dalmati si presentano da mina vagante. Dopo avere rimediato una sconfitta esterna col Maccabi (99:83), i dalmati ottengono la celebre vittoria casalinga di peso contro lo Žalgiris davanti al proprio pubblico (82:78).
Il successo galvanizza Zara, che tuttavia rimedia una sconfitta a Madrid contro il Real (92:72), difende il proprio terreno di gioco contro il Pau Orthez (70:64), per poi perdere l’imbattibilità casalinga contro l’Olimpia Milano (78:85), e venire sconfitta allo Jazine anche da parte del Maccabi (78:81).
Ultimo atto a Milano
L’ennesima vittoria sullo Žalgiris, stavolta a Kaunas (70:88), ed il successo interno sul Real Madrid (107:83) rimettono lo Zadar in corsa per il passaggio del turno, ma l’ennesima sconfitta esterna col Pau (73:69) de facto elimina i dalmati dal torneo.
L’ultimo atto della stagione europea dello Zadar ha luogo a Milano, dove i dalmati vengono sconfitti dall’Olimpia di Mike D’Antoni e Non McAdoo (106:85), la quale si sarebbe infine laureata campione d’Europa sconfiggendo in finale il Maccabi per 71:69.
Il video della leggendaria vittoria dello Zadar sullo Žalgiris
Matteo Cazzulani*
Nella foto: lo Jazine in festa per la vittoria dello Zadar sullo Žalgiris. Credits: 023 Sport
*autore del libro “Basket Adriatico. Storie, luoghi, protagonisti della pallacanestro ex jugoslava di oggi”