L’epiteto “King James” viene inequivocabilmente associato al quattro volte campione NBA LeBron James. Tuttavia James ha davvero l’esclusiva di quello che, dopo 18 anni di carriera, è diventato a tutti gli effetti il suo marchio?
Il 18 novembre 2019, tramite la sua holding LBJ Trademarks, LeBron James ha avviato una campagna di opposizione contro United States Patent and Trademark Office’s (USPTO) e Trademark Trial and Appeal Board (TTAB), per precludere la registrazione del marchio “King James” da parte di terzi. Il marchio, infatti, era stato richiesto da Carnival, gruppo crocieristico statunitense con un patrimonio di oltre 22 miliardi di dollari, il cui presidente, Micky Arison, è anche il proprietario dei Miami Heat. Squadra per cui James ha giocato dal 2010 al 2014, vincendo pure due titoli. Nella sua opposizione LBJ Trademarks ha sottolineato che media e appassionati di basket si riferiscono all’ormai star dei Los Angeles Lakers con l’appellativo di “King James”, e che anche l’account Twitter di James si chiama @KingJames. Quello che LBJ Trademarks non ha sottolineato, però, sono i marchi registrati di King James posseduti e controllati dalla compagnia.
Nonostante le numerose domande di marchio inviate all’USPTO, tra cui”Just a kid from Akron”, “Irish 23 forever” e “The Robot Company”, infatti, la holding non ha mai chiesto di registrare il marchio “King James”. Un fatto alquanto sorprendente, considerando che LBJ Trademarks ha addirittura cercato di registrare “Taco Tuesday”, una frase abituale di James quando cenava a casa con la famiglia il martedì e mangiava cibo messicano. Una richiesta particolare, tenuto conto che lo slogan viene promosso ogni martedì da tutti i ristoranti messicani degli Stati Uniti. E infatti la richiesta per “Taco Tuesday”, presentata il 15 agosto 2019, è caduta il 12 marzo 2020.
Per quanto concerne la faccenda “King James”, comunque, Carnival ha ritirato la richiesta “con pregiudizio”, ovvero con l’intenzione di non cercare di ripristinarla in futuro, otto giorni dopo l’inizio dell’opposizione di LBJ Trademarks. Il 25 novembre 2019, però, Carnival ha discusso della domanda ritirata con un avvocato, il quale ha ritenuto che ci potesse essere il rischio di confusione con un marchio già esistente: “King James Activewear”. Un marchio di abbigliamento, non di proprietà di LBJ Trademarks, che la compagnia di James ha chiesto di cancellare ad ottobre 2019, ma la cui azione legale è stata sospesa il 22 ottobre 2020. L’avvocato, inoltre, ha citato anche altri marchi “King James” che potrebbero essere registrati in futuro. Uno rivolto all’uso di bevande analcoliche e un altro destinato alla vendita del vino. Altre due campagne che LBJ Trademarks sta sostenendo da novembre 2019.
In conclusione, nell’ultimo anno LBJ Trademarks ha combattuto varie battaglie legali, sia contro chi ha fatto domanda per il marchio “King James”, sia contro tutti coloro che hanno cercato di registrarlo. E adesso la holding dovrà fare una sola cosa: registrare il marchio “King James” il prima possibile. Perché se non lo farà potrebbe tirare per le lunghe una battaglia inutile.
Fonte: www.sportspromedia.com