Buona risposta collettiva degli azzurri che ritrovano il tiro da tre punti. Passaggio alla seconda fase dove troveremo il 1° settembre, a meno di sorprese, l’avversaria storica se domani batterà il Sud Sudan. Servirà la migliore Italia e i progressi registrati contro le Filippine sono un buon segno.
Tre giorni per riposare e ricaricare le pile, poi, Sud Sudan permettendo, l’avversaria di sempre, quella tradizionale, quella che fatalmente irrompe sul cammino dell’Italia, quasi e più di un derby: la Serbia. Gli azzurri hanno svolto benino il loro terzo compito in questo cammino mondiale battendo le Filippine di sette punti. Il minimo sindacale, diciamocelo chiaramente, tuttavia una vittoria importante perché dopo gli incubi di domenica scorsa, travolti dalla Repubblica Dominicana di Karl-Anthony Towns assai più di quanto dica il punteggio, ridotto negli ultimi tre minuti da un recupero d’orgoglio, l’Italia ha affrontato il match conclusivo di questa prima fase tra mille paure, spazzate via dopo i primi dieci minuti, ma spendendo tante energie, nervose e fisiche, che hanno infine pesato nei minuti finali.
Eccellenti i venti minuti di mezzo, più che positivi i sette minuti iniziali del quarto tempo, un paio di palle perse hanno provocato in poco meno di due minuti uno 0-10 che ha fatto vacillare le certezze accumulate fino a quel punto, ma soffrire è nel DNA dell’Italia. Sono stati due liberi di un Pajola, coraggioso anche in attacco, a fermare l’assalto filippino e a consentire all’Italia di condurre in. porto la seconda vittoria nella World Cup e a prendersi il secondo posto disponibile per la fase successiva.
Molte comunque le note positive perché dopo le pessime percentuali nel tiro da tre punti dei due incontri iniziali, la squadra ha ritrovato fiducia piazzando 17 triple e passando dal 20 al 40% di realizzazione. Un passo avanti importante, come la buona difesa che, dopo la sfuriata iniziale degli asiatici, ha consentito di annullare in pratica quella che veniva definita l’arma migliore dei filippini e cioè il tiro dall’arco (10/29) e di contenere, tra Tonut e Pajola, abbastanza bene la loro stella, Jordan Clarkson (fresco contratto da 55 milioni di dollari con Utah e compagno di squadra di Fontecchio) che ha mostrato tutto il suo valore ma nei limiti consentiti, senza cioè influire più di tanto sul risultato al quale hanno contribuito soprattutto Dwight Ramos, ventiquattrenne guardia di 1,93 (mica tanto bassi questi filippini…) che gioca in Giappone e la difesa allestita da Reyes che ha concesso poche soluzioni sotto canestro, peraltro sfruttate spesso in modo spettacolare dagli azzurri.
Le note positive stavolta riguardano Alessandro Pajola che si è insolitamente preso la scena nel finale del terzo tempo con tre triple che hanno tenuto lontano le Filippine: segno che la mano c’è e che il contributo che può dare non deve limitarsi alla sola difesa. Riguardano una volta di più Pippo Ricci: al netto di un paio di sbavature nel finale, impegnato da cinque, ha messo muscoli e sudore per dare consistenza al settore, ma anche per offrire alla causa un nuovo importante gruzzolo di punti. Così come Stefano Tonut che per certi versi è la vera rivelazione azzurra in questo Mondiale: difesa, ma anche punti cercati con rabbia affrontando con forza fisica l’uno contro uno, andando a segnare canestri di rara bellezza. E naturalmente Nicolò Melli che ha speso tutto quello che aveva in corpo per confermarsi il vero pilastro di questa squadra per esperienza, gestione del campo, sostegno anche morale dei compagni, capacità di proiettarsi a canestro finalizzando il pick and roll suggerito da Spissu: 10 punti, ma soprattutto sei rimbalzi e ben 7 assist.
Il play sardo è rimasto in campo 36’, quasi l’intera partita, servendo nove assist, mettendo a segno quattro triple, chiudendo però con cinque palle perse quando fiato e lucidità hanno cominciato a venire meno.
L’Italia ha però bisogno del miglior Fontecchio, che oggi, con 18 punti (ma solo 5/17 al tiro) ha ripreso confidenza con il canestro attaccato con maggiore decisione anche se non sempre con altrettanta fortuna. Il passo in avanti è però consistente e le sfide decisive che lo attendono possono stimolarne orgoglio e prestazione.
Con sei uomini in doppia cifra, però, l’Italia ha dimostrato una pericolosità diffusa, fondamentale per rendere difficile la vita alle difese avversarie. In primo luogo, il 1° settembre, la Serbia che fin qui ha avuto vita facile e dovrebbe averla anche domani affrontando il Sud Sudan nell’atto conclusivo del suo girone, senza sottovalutare però la qualità della squadra guidata per mano da Carlik Jones, guardia di Chicago. Nonostante la grave assenza di Jokic e di altri tre o quattro uomini importanti, Pesic sta guidando una forte squadra, anche se in un girone facile. La prova del nove tra tre giorni: abbiamo battuto la Serbia nelle ultime tre partite (la terza in amichevole), ce la possiamo fare, ma servirà l’Italia migliore, unica condizione per raggiungere i quarti di finale.
Due parole sono necessarie sulla Francia che forse non aveva troppe motivazioni in questo Mondiale visto che la sua Olimpiade è ovviamente sicura, ma la difficoltà dimostrata anche questa mattina contro il Libano battuto di soli sei punti mostra crepe evidenti nella squadra di Collet: Fournier, il migliore, che se la prende con un Gobert (definito il miglior centro della Nba) apatico e inconcludente, Batum che afferma di vergognarsi per quello che sta offrendo la sua squadra, non sono buoni segnali.
La Spagna di Scariolo, anch’essa inserita in un girone non difficile, sta invece prendendo quota, come il Canada che ha travolto la Lettonia dopo una prima metà di gara giocata alla pari. Già largamente definito il passaggio alla seconda fase, le ultime sfide oggi concluderanno lo schieramento con Portorico-Cina (a meno che il Sud Sudan non batta la Serbia), Grecia-Nuova Zelanda, e Brasile-Costa d’Avorio per sciogliere gli ultimi dubbi.
Mario Arceri