Intervistato da Ubaldo Saini sulla “Tribuna di Treviso”, Pauly Paulicap si è raccontato a tutto tondo partendo dalla famiglia in cui è cresciuto da piccolo: “Sì, sono il settimo di otto figli, ho quattro fratelli e tre sorelle. I miei genitori sono originari di Haiti, ma di fatto sono cresciuto con mia madre. Mio padre semplicemente non c’è mai stato, forse non si è mai sentito pronto per fare veramente il padre. Fatto sta che è stata dura. Mia madre cercava di sbarcare il lunario prendendo tanti lavori e lavoretti, ma per quanto si sforzasse pagare l’affitto e sfamare tante bocche era un’impresa spesso superiore alle sue forze. La vita non è stata molto generosa con me. A 15-16 anni di fatto ero un homeless, senza casa, anche se non mi sono mai ridotto a dormire per strada. Stavo da amici, cambiavo spesso casa, giravo con un borsone dove a malapena avevo qualche vestito. Facevo cavolate, non ero un buon esempio per me stesso e di fatto non avevo nemmeno degli esempi da seguire. La mia famiglia c’era e non c’era”.
La sua vita è cambiata a 17 anni: “Degli amici di mia madre decisero di accogliermi in casa. Di colpo avevo sempre del cibo in tavola, dei vestiti, delle scarpe. Mi davano anche una specie di paghetta per mantenermi. In cambio dovevo rigare dritto e concentrarmi sulla scuola e sullo sport”.
Proprio in quell’età ha scoperto il basket: “Ci sono arrivato tardissimo. Conoscevo di fama Kobe Bryant e LeBron James, ma non avevo mai preso in mano una palla da basket in vita mia. Addirittura all’inizio giocavo coi ragazzini più piccoli anche di 3-4 anni, perché non sapevo fare proprio niente. Però imparavo velocemente, e allo stesso tempo giocavo anche a pallavolo e facevo atletica. La pallavolo mi ha insegnato il tempo per la stoppata, la verticalità, il gioco di piedi. Ma alla fine ho scelto il basket”.
Dopo la prima annata a Cipro, è arrivata la chiamata della NutriBullet: “E naturalmente ho accettato subito, qui c’è una società importante e strutturata, tifosi davvero super calorosi e la possibilità di crescere ulteriormente come giocatore. E poi la cucina… Ho già imparato a cucinare la pasta in vari modi, faccio la pizza e so preparare le tagliatelle a mano. La mia specialità è il ragù bolognese, mi riesce davvero bene. Un bel piatto di pasta al ragù con sopra una spolverata di parmigiano sono il massimo per me”.