Ettore Messina vuole umiltà dalla sua Milano: “Humble in victory”. Il coach dell’Olimpia cita Gregg Popovich come se fosse un poeta del ‘500, ma ha pienamente ragione nel farlo. In primo luogo perché “Pop” è un luminare della pallacanestro moderna. Allo stesso modo perché, nonostante il momento positivo che sta vivendo l’Armani a dispetto della Legge di Murphy, che continua a crearle difficoltà, queste vittorie non devono cambiare l’atteggiamento e gli obiettivi dell’Olimpia. In particolare l’ultima, di ieri sera, travolgente contro il Bayern Monaco di Trinchieri.
Entrare nelle prime otto, valutare lo stato di forma e la condizione mentale del gruppo e poi giocarsela con tutte, mirando al sogno Final Four.
Un percorso ostico reso quantomeno realizzabile da un gruppo creato realmente con l’impronta di Messina. Questo è “l’anno uno“, dove arrivano certezze come Hines e Datome, dove il giocatore USA di riferimento è quell’umile Delaney: bravo a giochi rotti, ottimo quando inserito in un sistema di gioco che funziona (sebbene ieri sera non abbia brillato).
Questa è la Milano che serve per affrontare l’Eurolega: umile, ma senza pietà. Cinica, che pensa a reintegrare al meglio possibile gli infortunati, ma non ne fa un dramma, valutandoli oggettivamente come episodi che, all’interno di una stagione, possono accadere.
Ettore Messina chiede umiltà alla sua Milano
In foto: Malcom Delaney ed Ettore Messina (Ciamillo-Castoria)
Filippo Luini