Difficile, durante un grigio lunedì di novembre, pensare di poter vivere emozioni così gratificanti.
Evidentemente le belle notizie non hanno vincoli ne tanto meno data.

A Tbilisi, infatti, la serata di lunedì 14 novembre, verrà ricordata per quello spazio temporale in cui, per un attimo, il cielo si tinse di azzurro, come fosse una scandinava aurora boreale di diversa cromia.
L’Italia, dopo 32 anni, per la seconda volta consecutiva, si qualifica ai mondiali.

Come ogni partita di qualificazione che si rispetti, mancano i veri interpreti, quelli che fanno della tua buona squadra, una grande squadra.
Niente paura perché, a volte, l’assenza di classe, esperienza e talento, viene sopperita da quel grande mistero sportivo chiamato cuore.

Il timore e il rischio quando si affrontano questo tipo di partite, è quello, inconsapevolmente, di scendere in campo sottovalutando un avversario su carta meno quotato, dando per scontato si uscirà con la W in tasca. Citofonare ai calciofili per delucidazioni in merito.

In questi termini va dato atto a coach Pozzecco di essere riuscito ad assemblare un gruppo solido che fa dell’umiltà la sua arma più efficace.
Efficacia che poi si trasforma in energia mentale.

Da un punto di vista puramente tecnico, non si può parlare di bella partita perché no, non lo è stata. Attacchi confusi da entrambe le parti, perse banali sintomo di tensione, parziali italiani e georgiani ad alternarsi, nervosismo e mancanza di lucidità.
Partita spettacolare e feroce, invece, in termini di agonismo che vede uscire vincitrice la compagine italiana, nonostante il solito, puerile, tentativo di suicidio, e con i soliti, immancabili, tremolii dalla lunetta nei secondi finali.

Analisi obsoleta che non rende il giusto merito a questi ragazzi che ancora una volta, dopo un settembre ad alto voltaggio emozionale, non smette di farci sognare.

E ora? Beh ora l’obiettivo principale della commissione tecnica sarà quella di riuscire a convincere Paolino ad indossare quella canotta azzurra, deviandolo dalle sirene Team USA.
Perché signori diciamolo chiaramente, un eventuale quintetto composto da Spissu/Pajola, Fontecchio, Gallinari, Melli e Banchero ci darebbe quantomeno il diritto di crederci, di credere a qualcosa di superiore rispetto all’effimero “scendiamo in campo e proviamoci” tipico delle ultime spedizioni internazionali. Ci sarebbe il diritto di sentirci una contender.

Forza azzurri, più di ieri, meno di domani.

Matteo Cuppi