di Maurizio Roveri

Emma Meesseman fa la differenza. Perchè è di un’altra dimensione. La pivot belga dei Chicago Sky arriva a Istanbul, entra nel mondo del Fenerbahce, scambia qualche opinione con coach Marina Maljkovic, fa due-tre allenamenti, va in campo, contribuisce a vincere una partita del campionato turco e poi…parte per Bologna. Dentro il Madison di Piazza Azzarita la ventinovenne belga incrocia in Euroleague la Virtus Segafredo, vale a dire il Club che l’aveva insistentemente corteggiata nella stagione scorsa dopo che Myisha Hines-Allen se n’era andata tornandosene in America. Eh, aveva puntato bene, la dirigenza bianconera. Trattativa però molto laboriosa, che purtroppo non andò a buon fine. E poiché il Club virtussino aveva necessità di tesserare una giocatrice “comunitaria”, trovò la disponibilità dell’austriaca Sarah Sagerer. Che non era dello stesso livello…
Ieri sera, nel suo debutto stagionale in Euroleague, la ventinovenne Meesseman (che di Euroleague ne ha vinte quattro, nel periodo vissuto in Russia al servizio dell’Ekaterinburg) si è presentata con un ventello. Mostrando “live” al pubblico che ha riempito la Tribuna Graziano la sua classe, la sua concretezza, la sua esperienza. Venti punti in ventotto minuti, con 9 su 11 nelle conclusioni dentro l’area, 7 rimbalzi, 5 assist, 28 di Efficiency e +20 di plus/minus. In tutta naturalezza. Hanno provato, le virtussine, a contrastarla. Missione troppo difficile. Anche perché Meesseman ha avuto al suo fianco la sostanza , la solidità e tutto il “mestiere” di Natasha Howard, altra “lunga” affidabilissima che si è proposta in una prestazione incisiva: 17 punti, 8 su 15 nelle conclusioni, 6 rimbalzi, 19 di Efficiency, +15 di plus/minus. E tanta difesa. Due giocatrici così proteggono con consistenza e sicurezza l’area. Oltre a dare pericolosità alla squadra in fase offensiva. Vorrei ricordare che la trentaduenne Howard venne eletta nel 2019 “WNBA Defensive Player of the Year” quando giocava per Seattle Storm. E sottolineo anche che Emma Meesseman ha vinto il titolo nella Lega Professionistica statunitense con Washington nel 2019. Di quelle finali la belga venne nominata MVP.

Nell’impatto con Meesseman e Howard, si è smarrita Cheyenne Parker.
Prigioniera dentro la boscaglia della difesa aggressiva e molto fisica del Fener, la Parker ha trovato la via del canestro soltanto due volte in ventisei minuti. Cheyenne è clamorosamente mancata alla V nera. E anche Kitija Laksa ha molto faticato, non trovando mai lo spazio e il tempo per sicuri tiri da 3 (0 su 5).
E allora, tutto sommato, va ritenuto lodevole, apprezzabile l’impegno del gruppo di coach Ticchi nel reggere per tutto il primo tempo l’urto con una squadra dal potenziale superiore. Erano soltanto cinque i punti di svantaggio per la Segafredo dopo i primi venti minuti: 32-37.
Alla distanza, però, con il Fenerbahce che ha aumentato l’intensità e ha alzato il livello, progressivamente e inesorabilmente la differenza è cresciuta. Fino a toccare, per tre volte, le 23 lunghezze di vantaggio. E 18 alla fine: 67-85.
Nella seconda parte di gara la Virtus ha decisamente sofferto, non riuscendo a tenere il ritmo imposto dal Fenerbahce. Coach Marina Maljkovic, che allena anche la nazionale femminile della Serbia, ha avuto bella intensità dall’ottima Olcay Cakir (9 punti, 8 assist, +16 di plus/minus), da Kayla McBride solidissima ala che garantisce equilibri e difesa, anche dalla reattiva e sgusciante Olivia Epoupa, da Alperi Onar e Serve Aydin. Un bel cast di esterne.
Marina Maljkovic ha avuto anche risposte positive da Ivana Raca, giovane power forward. Per darle spazio e minutaggio, è stata un po’ sacrificata Kiah Stokes, solida rimbalzata americana naturalizzata turca che aveva dato un prezioso contributo prima dell’arrivo di Meesseman.
Kiah Stokes è la figlia di Greg. Sì, proprio lui. Greg Stokes. Che giocava in Virtus. Giocatore elegante, di buona tecnica, movimenti rapidi, era un “quattro” che – per necessità – si trovò anche a fare il “cinque” e si vedeva che da pivot era fuori ruolo. Fece due stagioni nella Dietor: quella di coach Sandro Gamba del 1986-87, e quella del 1987-88 allenata da Kresimir Cosic.

A sorreggere la Virtus Segafredo, finché è stato possibile, la classe di Cecilia Zandalasini. E il suo orgoglio. Trentasette minuti in campo. Trentasette minuti di grande impegno, di motivazioni, di energia, di sacrificio, di fatica, una ulteriore prestazione forte di questa sua prima parte di stagione. Zandalasini da 18 punti (4 su 8 da due punti e 3 su 7 dalla lunga distanza), 4 rimbalzi, 6 assist.
Sintonizzata sulla stessa frequenza d’onda di Cecilia, o quasi, la francese Iliana Rupert: 35’56” in campo, 17 punti, 10 rimbalzi, e 24 di Efficiency.
Ho apprezzato anche Olbis André, per come è andata a lottare dentro l’area con Meesseman. Ci ha provato, almeno.
Ivana Dojkic, sempre braccata da una difesa del Fener dura e spigolosa, non è riuscita a vestirsi di luce. Costretta a vivere una serata limitata in attacco, ha provato ad essere in qualche modo utile (4 assist, 3 palle recuperata, 1 stoppata).

E poi, poco altro in una Virtus Segafredo che nel secondo tempo non è più riuscita a controllare la superiorità del Fenerbahce.

Non deve essere considerata come una profonda delusione, questa sconfitta casalinga di diciotto punti. Il Fenerbahce è stato costruito per salire sul tetto d’Europa. E quando arriverà anche “la Divina”, cioè Breanna Stewart, avrà davvero il potenziale per puntare a vincere l’Euroleague. Proporrà un quintetto-base “illegale”. Con Epoupa-Cakir-McBride-Stewart-Meesseman.

La batosta virtussina di ieri sera non deve in alcun modo ridimensionare la performance realizzata in Polonia. Quell’impresa rimane.
Il problema è che la squadra non è mai al completo (ancora indisponibile in questo periodo Sabrina Cinili) e il roster non è profondo. La regular season di Euroleague durerà fino a marzo. E non si potrà continuare a chiedere trenta minuti (ieri anche di più…) a Cecilia Zandalasini, Iliana Rupert e Kitija Laksa. Poiché, alla distanza, con il passare dei mesi e degli impegni, finirebbero con l’essere spremute.
Sabato al PalaDozza sarà in programma il primo big match casalingo del campionato. La sfida alla Reyer Umana Venezia. Partita difficile, Venezia è squadra di qualità, si è rinforzata rispetto alla stagione scorsa. La Virtus Segafredo ha consumato tante energie – fisiche e mentali – nella durissima gara di ieri sera. Riuscirà a recuperarle?