Parte oggi da Roma, dopo il blitz a Madrid, il viaggio della speranza azzurra. Martedì, dopo i tre giorni a Miami e il trasferimento in Portorico, l’Italia è attesa dall’esordio nel preolimpico di San Juan contro il Bahrain, il 4 luglio dalla prima delle sfide che contano affrontando i padroni di casa che, puntualmente battuti in tutti gli ultimi confronti ufficiali, davanti al proprio pubblico esprimeranno il meglio di sé: aggressività feroce, tiro, pressione, sospinti da un tifo che renderà sicuramente incandescente il clima. Del resto, la posta in palio è decisamente importante e i portoricani, accettando l’onere dell’organizzazione del torneo, hanno messo in conto il valore di un sostegno che potrebbe sfiorare l’intimidazione.

Proprio per questo il successo sulla Spagna di Scariolo, ancorché priva di Lorenzo Brown, con il quale l’Italia ha chiuso il brevissimo ciclo di preparazione prima del viaggio ai Caraibi, assume un rilievo particolare, perché gli 8500 spettatori del Palacio des Deportes madrileno hanno rappresentato un primo test sotto l’aspetto ambientale che gli azzurri hanno ben superato per carattere, disponibilità a lottare, voglia di portare a casa il risultato, rispolverando le armi migliori a disposizione di Pozzecco: solidità di squadra e attitudine difensiva. Un risultato positivo e una iniezione di fiducia importante in vista degli incontri che decideranno il futuro olimpico, oltre alla soddisfazione di aver dimostrato che nel basket c’è un’Italia che se la gioca testa a testa con gli spagnoli, al secondo posto nel ranking mondiale (e primi in Europa) là dove gli azzurri occupano solo il tredicesimo posto.

Le vittorie con Georgia e Spagna fanno morale, ma soprattutto hanno offerto indicazioni soddisfacenti: il pieno recupero di Polonara, la continuità offensiva di Tonut, la capacità di Spissu di incidere dalla distanza – anche se resta deficitaria la resa nel tiro da tre punti: in entrambe le gare intorno al 30% -, l’importanza di un gigante come Melli, la conferma dell’altissimo valore aggiunto di Gallinari, il contributo di Petrucelli che, dopo una lunga anticamera, si è guadagnato un posto da titolare, premio anche per una stagione decisamente positiva.

Rispetto a Manila, a fronte delle rinunce forzate di Fontecchio, Spagnolo e Procida, il CT ha avuto in dono la disponibilità di Gallinari ed ha chiamato Petrucelli e Bortolani. Ha rinunciato a Diouf e Severini puntando sul recupero di Abass e sui centimetri di Caruso. Il risultato è una squadra che ha qualche centimetro in. più, maggior peso e più esperienza, collaudata nell’Eurobasket di Berlino e nella World Cup di Manila, con la determinazione giusta per giocarsi al meglio le sue carte.

Plausibile attendersi una finale con la Lituania, avversaria più che temibile per stazza fisica e talento individuale, ma spesso carente sotto il profilo della continuità: ricordiamo a Manila il trionfo sugli Usa e il successivo immediato crollo con la Serbia.

L’importante è essere partiti con il piede giusto e la consapevolezza – supportata da precedenti imprese – di poterci confrontare alla pari con chiunque: a Tokyo arrivammo vincendo a Belgrado, la Serbia l’abbiamo battuta nelle ultime tre occasioniufficiali, a Berlino solo un episodio ci vietò il successo sulla Francia e un possibile podio, ancora negli ultimi Giochi ci lasciammo la Germania alle spalle. Proseguiamo per la nostra strada senza timori: buon viaggio, Italia.

Di Mario Arceri

 

Nell’immagine Stefano Tonut

Foto credit: Ciamillo Castoria