Tra Frecce Tricolori, Regata storica di Venezia e Palio di Asti, eventi notoriamente attesi con ansia dalla generalità dei telespettatori, la tv di stato dopo averci regalato su Rai Due le dirette dei cinque confronti di Limassol registrando un’audience in continua ascesa e, almeno contro la Spagna, a livelli record per quanto riguarda il basket da almeno un decennio, confina Italia-Slovenia su Rai Sport, canale specializzato e normalmente disertato dal grande pubblico. Fuori dalle reti generaliste, insomma, proprio quando l’appuntamento è quello più atteso: potrebbe essere l’ultimo, ma anche – lo speriamo – un nuovo ulteriore passo verso una gloriosa cavalcata finale. Sicuramente avrebbe consentito a chi non ama visceralmente questo sport, l’opportunità di ammirare uno dei protagonisti più iconici del basket mondiale come Luka Doncic. E invece niente, dopo il gesto di buona volontà nelle prime cinque partite, Maurizio Fanelli e Sandro De Pol racconteranno come sempre con passione e competenza le vicende azzurre ma ad un numero presumibilmente più ristretto di spettatori.

Un vero peccato, perché quella di domani è una partita che conta, quella della svolta, e che l’Italia potrebbe vincere passando il turno: Incredibilmente questa chance gliela dà la stessa Fiba che, aggiornando le sue previsioni, ha portato in sesta posizione gli azzurri, migliorandola di due unità a spese di Lituania e Lettonia, mentre la Slovenia è solo al 10° posto. Conta poco, però la fiducia esterna, degli addetti ai lavori, e la consapevolezza di interpretare sogni, attese ed emozioni di un numero sempre crescente di italiani, possono offire una bella sferzata di energia nell’affrontare la Slovenia che ci sta davanti nel ranking ufficiale della Fiba, ma ha avuto fin qui un cammino non esemplare, battuta da Polonia e Francia prima di superare Belgio, Islanda e Israele e rientrare in corsa per i quarti con quel terzo posto in classifica a Katowice che l’ha spedita a Riga come avversaria dell’Italia nel primo round di eliminazione diretta.

La Slovenia priva, …grazie all’Olimpia, di Viatko Cancar e di Josh Nebo con corredo di furenti polemiche estive, vive soprattutto sul genio di Luka Doncic, ventiseienne guardia/ala dei Los Angeles Lakers, stipendio da 46 milioni di dollari l’anno, che con i suoi 1,98 centimetri e gli oltre 100 chili (ora ridotti grazie ad una dieta che l’ha reso ancora più agile e pericoloso), già otto anni fa, quando ne aveva appena 18, aveva condotto la Slovenia alla conquista della medaglia d’oro agli Europei di Istanbul. 

In questo Eurobasket sta letteralmente dominando tutte o quasi le classifiche individuali: punti segnati (32,4 per gara, davanti a Gianni Antetoukonmpo che ne vanta 27,7), palle recuperate (3.2 a partita, 2.8 per Markkanen), efficienza (che compendia le valutazioni per ogni singola voce: 35.4), oltre al secondo posto per assist serviti: 8.4, appena un decimale in meno rispetto al lituano Jokubaitis che ha dovuto abbandonare l’europeo per un serio infortunio.

Stiamo parlando di un giocatore totale, in grado di coprire quattro ruoli e che dà un consistente contributo anche sotto i tabelloni con 8 rimbalzi a partita, andato in tripla doppia contro il Belgio, dopo averla sfiorata con Francia e Israele. Doncic è la maggiore parte della Slovenia, ma ovviamente non tutto. All’ombra del loro totem, il lungo Omic, ancora free agent, ha una buona efficacia sotto canestro, Prepelic, punto di forza del Dubai che esordirà tra breve in Euroleague, o Muric che ha una discreta quantità di punti nelle mani, sono gli elementi di maggior valore in una squadra che alterna sostanzialmente nove uomini, tra cui Alexander Nikolic, visto a lungo in Italia (Treviso, Sassari e Brescia) e che, prepotente in attacco con quasi 94 punti di media a partita, propone però maglie larghe in difesa subendone 90.

Vale la pena ricordare quanto sia importante lo sport in Slovenia, un Paese di poco più di due milioni di abitanti che pure è in grado di produrre campioni di valore assoluto come Luka Doncic ma anche Tadej Pogacar, il ciclista dominatore sulle strade, Oblak il portiere dell’Atletico Madrid, fratello di Teja, la migliore giocatrice della nazionale di Lubiana, e, nel passato, la sciatrice Tina Maze, tutti figli di una cultura sportiva decisamente più profonda e rispettata che da noi.

Le prospettive per l’Italia non sono comunque negative, anche se il bilancio con gli sloveni è in passivo nel totale (9 vittorie in 24 confronti) e nelle partite agli Europei (3 sconfitte in 3 gare). Perso anche l’ultimo confronto, nella World Cup del 2023 a Manila: 85-89, valeva il settimo posto. 

L’ottimismo, molto cauto, vista l’amara tradizione con i nostri vicini, è offerto proprio dal rendimento degli avversari e la loro approssimazione in difesa, che è invece la nostra arma migliore. L’importante è contenere Doncic e sarà importante il contributo di esperienza di Fontecchio e di fisicità di Niang e Procida, così come – va da sé – non perdere di vista gli altri. 

Al solito servirà una partita di totale sacrificio, di aiuto e di collaborazione come del resto, anche nei momenti più difficili, le Nazionali di Pozzecco ci hanno abituato a vedere. L’Italia ha visto più volte l’abisso aprirsi davanti ai propri occhi, ma ha sempre saputo venirne fuori e con protagonisti diversi. È importante che Saliou Niang abbia recuperato bene la distorsione alla caviglia destra perché rappresenta, appena ventenne e all’esordio in Nazionale, il valore aggiunto che ha convinto gli esperti della Fiba ad accreditare chance così vistose all’Italia. E il suo gemello Diouf potrà fare grandi cose sotto canestro. La difesa orchestrata da Pajola e Melli ha un ruolo determinante: se anche Fontecchio trovasse una giornata felice di tiro, al di là del contributo che Spagnolo, Ricci, Spissu e Thompson riusciranno a dare, il sogno di restare nelle prime otto d’Europa (ci riuscimmo tre anni fa a Berlino eliminando la Serbia…) e confrontarci con quei mostri della Germania campione del mondo, non resterà affatto proibito.

Intanto la prima tornata dei quarti di finale è filata via senza sorprese, tranne una difesa più prolungata di quanto ci si potesse attendere da parte della Svezia contro la Turchia. Oggi chiusura del primo turno e un deciso passo avanti verso le medaglie.