Ci siamo. Domani alle 20,30 gli azzurri faranno il loro esordio nell’Eurobasket per un viaggio che speriamo sia lungo e si concluda a Riga il 14 settembre. Significherebbe aver superato ogni ostacolo, arrivando a giocarsi quel posto sul podio che ci manca ormai da ventidue anni: Stoccolma 2003, quando la Nazionale di Recalcati annichilì la Francia di Tony Parker soffiandole il bronzo e la qualificazione per i Giochi di Atene. In precedenza, a Norrkoeping, aveva eliminato la Germania di Nowitzki. Sì, quella di Galanda e Basile, di Chiacig e Righetti, era un’Italia che vinceva e sapeva farsi rispettare. L’anno successivo, con Pozzecco a guidare le danze, avrebbe portato a casa l’argento olimpico.
Quattro lustri dopo, Pozzecco è passato in panchina: ha vinto da giocatore la nostra ultima medaglia, spera di tornare a vincerne una da CT. Scontato che non sarà facile. Il livello è aumentato un po’ ovunque, non ci sono le squadre cuscinetto, ognuna ha il suo gigantone o uno o più fuoriclasse della NBA che magari faticano a entrare nel collettivo ma una zampata decisiva sono sempre in grado di darla.
Beh, qualcosa di buono abbiamo anche noi: Fontecchio s’è comportato bene al di là dell’Atlantico dove Gallinari si è costruito una grande carriera e dove potrebbero presto approdare Spagnolo o Procida, più probabilmente Niang. Ed anche sotto canestro, con la crescita di Diouf, qualche lacuna l’abbiamo tamponata, anche se resta il nostro tallone d’achille al confronto con i lunghi che abbandonano in questo Eurobasket.
Ma si sa, le caratteristiche delle squadre di Pozzecco sono altre: la velocità, la pressione, la collaborazione, la determinazione, la disponibilità al sacrificio: virtù forse più morali che quantificabili statisticamente, ma che sono comunque importanti e soprattutto decisive in una squadra che concede qualcosa in centimetri e in numero di trofei in bacheca, ma che ha già dimostrato più volte in questi ultimi anni di poter competere alla pari con chiunque. È tornata stabilmente tra le prime otto al mondo, anche se il ranking Fiba non le riconosce questo posto: a Berlino nel 2022 solo due errori dalla lunetta contro la Francia le hanno tolto la certezza di una medaglia nobile, a Manila l’anno successivo l’assenza di Fontecchio nei quarti di finale con la Lettonia ha condannato gli azzurri all’ottavo posto e ha regalato alla nazionale di Banchi gloria ed esaltazione popolare.
Tra Limassol e Riga l’Italia dovrà confermare questo trend, anche se non sarà facile, visto che sono almeno undici le squadre che possono credibilmente arrivare ai quarti, senza contare il possibile inserimento a sorpresa di outsider. Per non renderci la vita difficile se non proibitiva, il primo passo sarà chiudere al primo o al secondo posto il girone di Cipro: significa, credibilmente, battere Grecia (l’avversaria di domani) e Spagna, meglio se entrambe, per evitare negli ottavi Francia o Slovenia che dovrebbero, a meno di sorprese, dominare il girone di Katowice.
I quarti di finale sono l’obiettivo minimo in questo Eurobasket. Per raggiungerlo Pozzecco ha fatto poche ma rilevanti modifiche alla squadra di Manila: fuori per dolorosa indisponibilità Polonara e Tonut, Severini per scelta tecnica e Datome per fine attività, dentro il giovanissimo Niang, l’affidabile Akele, il naturalizzato Thompson, l’evergreen Gallinari. Sarà il campo, già domani sera con la sfida ad Antetokounmpo e Sloukas, a testare -stavolta senza appello – le possibilità degli azzurri di concludere nel modo più bello un’estate così prodiga di soddisfazioni per il basket azzurro.
Dal bronzo di Atene delle ragazze di Capobianco, una medaglia che mancava da trent’anni, all’incredibile comportamento delle selezioni giovanili: l’oro dell’Under 20 maschile, il bronzo dell’Under 20 femminile, quello dell’Under 18 maschile, il quarto posto dell’Under 16 maschile con qualificazione ai prossimi mondiali, il sesto posto con molti rimpianti delle altre due squadre azzurre: nessun altro Paese ha ottenuto risultati simili: in una virtuale classifica a punti (da 16 a 1 per le squadre classificate tra il primo e il 16° posto nei sei campionati europei giovanili) l’Italia ne ha raccolti 79, solo tre in meno della Spagna leader grazie all’en plein nel femminile, dieci in più della Francia. Tra i soli cinque Paesi presenti in tutti i campionati, l’Italia è al primo posto tra i maschi, al secondo nel medagliere generale dietro la Spagna che ha raccolto ben quattro medaglie d’oro.
La speranza è che l’onda lunga degli ottimi risultati delle ragazze e dei ragazzi produca il suo effetto anche sulla Nazionale maggiore esaltando quell’orgoglio per la maglia che è sempre stato alla base dei successi degli azzurri, capaci, a Nantes come a Parigi, ma anche quando si è trattato di conquistare un gradino sul podio, di capovolgere ogni previsione.
Buon viaggio, Italia.
Mario Arceri