Alla Movistar Arena la Virtus Bologna esce sconfitta per 92-84 contro il Real Madrid, ma il punteggio finale racconta solo in parte quello che si è realmente visto sul parquet. Il passivo, infatti, appare più severo rispetto a una partita giocata a lungo punto a punto, con i bianconeri capaci di restare in scia fino agli ultimi possessi contro una delle squadre più forti d’Europa. Se sconfitta deve essere, è una sconfitta “bella”, maturata al fotofinish al termine di una gara affrontata a viso aperto.
La squadra di Dusko Ivanovic, priva di due pedine fondamentali come Alessandro Pajola e Daniel Hackett, sapeva che l’impresa sarebbe stata complicata nella tana dei blancos. Eppure la Virtus ha dimostrato di essere una squadra viva e mentalmente solida, capace di competere alla pari per lunghi tratti contro una corazzata che soprattutto in casa continua a essere quasi imbattibile, come dimostra la quattordicesima vittoria su quindici gare interne in EuroLeague.
A fare la differenza nel finale sono stati il talento e il cinismo dei giocatori madrileni. Sul 77 pari, infatti, due triple pesantissime di Mario Hezonja e Facundo Campazzo hanno spezzato l’equilibrio della gara, mentre sotto canestro la presenza intimidatoria di Walter Tavares — autore di diverse stoppate — ha complicato non poco le conclusioni dei bianconeri nei momenti decisivi. Non è mancato neppure qualche episodio arbitrale che lascia spazio a qualche perplessità, su tutti l’infrazione di passi fischiata sulla rimessa laterale a Saliou Niang proprio sul 77 pari, una chiamata che ha tolto alla Virtus un possesso potenzialmente pesantissimo.
Tra i protagonisti della serata spicca ancora una volta Carsen Edwards, assolutamente immarcabile nel primo tempo e autore di una prova da 32 punti. La guardia bianconera ha letteralmente incendiato la partita nella prima metà di gara, trascinando la Virtus a un avvio brillante prima di essere inevitabilmente “normalizzata” nella ripresa dalla difesa madrilena. Accanto a lui segnali importanti sono arrivati anche da Luca Vildoza, lucido nel dettare i ritmi dell’attacco e autore di 15 punti, da Aliou Diarra, prezioso per energia e presenza fisica, e da Derrick Alston Jr., che ha chiuso con 11 punti.
L’inizio di partita sorride proprio alla Virtus, che grazie all’ispirazione di Edwards trova ritmo in attacco e costruisce il primo vero vantaggio della gara. Le V Nere toccano il +7 sul 17-10 e poi sul 21-14, mostrando personalità e grande qualità offensiva. Nel finale di primo quarto, però, l’attacco bianconero si inceppa e il Real riesce a rientrare fino al 23-22 con cui si chiudono i primi dieci minuti.
Nel secondo periodo la Virtus fatica nuovamente a trovare la via del canestro e resta a secco per oltre tre minuti e mezzo. I madrileni ne approfittano per piazzare il parziale che vale il 31-23, ma la squadra di Ivanovic non si disunisce e torna a produrre gioco, ancora grazie alle iniziative di Edwards. Il primo tempo si chiude comunque sul 46-40 per il Real, impreziosito dalla spettacolare tripla da centrocampo sulla sirena di Campazzo.
Dopo l’intervallo la Virtus resta pienamente dentro la partita. Edwards cala leggermente d’intensità, ma salgono in cattedra altri uomini della rotazione bianconera, con Diarra particolarmente incisivo sotto i tabelloni. Le V Nere riescono anche a impattare sul 61-61, dimostrando carattere e grande spirito competitivo. Ancora una volta, però, sulla sirena è il Real a trovare la giocata pesante: Gabriel Deck segna la tripla del 64-61 che chiude il terzo quarto.
L’ultimo periodo è una battaglia giocata possesso dopo possesso. La Virtus mette anche il naso avanti, ma il Real resta sempre a contatto e nel finale piazza i colpi decisivi. Prima Hezonja e poi Campazzo realizzano le triple che valgono l’allungo decisivo, portando i blancos sull’83-77 a due minuti e mezzo dalla fine. Da lì in avanti la squadra madrilena gestisce con esperienza il vantaggio fino al definitivo 92-84.
Per il Real Madrid arrivano 19 punti da Hezonja, 14 da Tavares e 12 da Campazzo, numeri che certificano la profondità e la qualità di una squadra costruita per arrivare fino in fondo. Alla Virtus resta la consapevolezza di aver giocato una partita vera in uno dei campi più difficili d’Europa: una sconfitta che pesa poco sul piano dell’orgoglio e che, per atteggiamento e competitività, può lasciare segnali incoraggianti per il prosieguo della stagione. 

QUI le statistiche complete del match 

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Luca Vildoza, foto Ciamillo-Castoria