L’undicesimo turno di Eurolega lascia varie indicazioni sul prosieguo di una stagione che vive di grande equilibrio.

C’è grande equilibrio tra Alba Berlino e Barça, anche se il referto rosa porta in dote l’ottavo KO consecutivo per Procida e compagni. L’azzurro, però, non sembra riuscire ad invertire il trend che lo vede sempre meno presente nelle rotazioni di Israel González.

Il fattore che rompe le uova nel paniere ai padroni di casa ha un nome ed un cognome ben definiti: Nikola Mirotic. Non è certo un brutto modo di ripresentarsi in campo quello dell’ispanomontenegrino che sfoga tutto quello che ha tenuto in corpo negli ultimi mesi e mette a referto 19 punti, cattura 6 rimbalzi, ruba 3 palloni e fattura un 29 di valutazione. Bentornato, Miro.

Il big match del giovedì vede Bartzokas e l’Olympiacos ritornare dalla Sinan Erden con le pive nel sacco dopo essersi letteralmente sciolto nel quarto periodo, mandando all’aria una gara in cui il club del Pireo ha condotto per 30’.

A prevalere è Ataman che, mentre Larkin continua il proprio recupero, si gode il solito e solido Clyburn, altra gara da oltre 20 punti a referto, ed un Micic che sfiora la tripla doppia mettendo insieme 18 punti, 9 rimbalzi e 9 assist. E con la stella statunitense di passaporto turco sulla via del rientro non ci viene difficile pensare al coach che riprende un vecchio slogan pubblicitàrio: immagina, puoi!

Le Derby non si sottrae alla logica degli equilibri. Anzi. ASVEL e Monaco riescono nell’impresa di segnare lo stesso numero di punti quarto per quarto fino all’ultima pausa, quando gli ospiti scappano definitivamente, trascinati dai 17 punti che lanciano Mike James tra i 5 migliori realizzatori di sempre in Eurolega e dalla solidità di Montiejunas.

Tra i padroni di casa è sempre Lighty a fare da traino; un peccato il quarto periodo sottotono dei ragazzi di TJ Parker, ancora incapaci di imprimere una svolta alla propria stagione.

 

Chiamiamola con il suo nome: CRISI.

L’Olimpia Milano inanella il settimo stop consecutivo in una gara in cui perde Luwawu-Cabarrot per infortunio – sembra non sia grave – ed anche buona parte della faccia. “Siamo depressi” ha affermato un Messina anche troppo nervoso in conferenza stampa. Chiariamoci, nel merito della traduzione aveva ragione, visto che in nessun momento attacca Mitrou-Long o dice che ha giocato la sua peggior partita in stagione, ma solo che – da rookie – sta affrontando il primo muro della sua carriera in Eurolega e ci può stare. Il problema sta nei modi che tradiscono un’irrequietezza che, se percepita dall’esterno, non può che riverberarsi in maniera ancor più evidente dentro le mura di uno spogliatoio che sembra incapace di trovare una quadra.

È esercizio di onestà intellettuale mettere sulla bilancia la sfilza d’infortuni che hanno colpito le Scarpette Rosse, non ci sommeremo ad analisi parziali che minerebbero la credibilità di chi scrive, piuttosto che la reputazione di un allenatore che può esporre una bacheca di trofei con pochi eguali in Europa. Ma è altrettanto corretto notare come non si sia trovata una quadra. Luwawu-Cabarrot rappresenta l’ultimo passo – al momento – di un mercato bulimico della squadra che ha un roster chilometrico al punto da essere vicina al limite dei tesseramenti già prima dell’anno nuovo, per quanto riguarda gli stranieri, per il campionato. Dopo il francese, l’obiettivo pare essere Facundo Campazzo, dato nella giornata di ieri ad un passo, salvo pronte smentite che abbiamo già riferito stesso in serata. La questione legata al folletto argentino è assai intricata: Campazzo ha da pagare un enorme buyout al Real Madrid (2,6 milioni circa) il quale, comunque, mantiene un diritto di pareggiare qualunque offerta possa essere rivolta al giocatore.

Questo non vuol dire che il destino europeo dell’ex Nuggets e Mavericks sia per forza nella capitale spagnola: proprio quest’estate Valencia aveva pareggiato l’offerta del Barça per Nikola Kalinic che ha vestito, poi, comunque la maglia blaugrana dietro pagamento di un sostanzioso conguaglio economico.

Nonostante la grande disponibilità economica, quindi, l’operazione Campazzo è tutt’altro che semplice e potrebbe implicare un movimento di denaro attribuibile più al calcio che alla palla a spicchi.

 

La vittoria alla Stark Arena è Taronja dopo un supplementare; una tonalità sicuramente più chiara del color pulce assunto da Obradovic che, agli appassionati di Harry Potter, ricorderà il rossore iracondo dello Zio Vernon Dursley.

16 punti subiti nell’overtime giocato in casa non sono certo un boccone digeribile per il più vincente d’Europa, specialmente se al cospetto di una squadra che appariva in crisi di risultati e d’identità.

La copertina la merita uno degli eroi di Eurobasket 2022, Xabi López Aróstegui. L’ex Joventut Badalona prende per mano la squadra nella serata storta di Chris Jones e trascina con sé un ritrovato Rivero (22) ed un solido Webb che sfiora la doppia doppia.

Se nell’anteprima parlavamo di potenziali sliding doors, quella tra Partizan e Valencia può rappresentare una gara di svolta per Alex Mumbrù ed i suoi ragazzi, specialmente se consideriamo che è mancato l’uomo migliore.

 

Tre sconfitte di fila, tante come le assenze pesanti per la Virtus che cede al rullo compressore della Stella Rossa di Dusko Ivanovic. Del lavoro del tecnico balcanico abbiamo avuto più volte modo di parlare, oltre che di intuire ciò che traspariva dal ghigno beffardo che gli si disegna in volto ogni volta che qualcuno ha l’idea di domandargli dei suoi metodi d’allenamento.

È vero: Teodosic, Ojeleye e Shengelia sono punti cardine delle Vu Nere, nulla quaestio.

A Don Sergio, però, viene da chiedere se davvero un Mannion da 4/5 dal campo e 3/3 dall’arco meritasse appena 11’ di campo. Certo, nessuno chiede che vengano stravolte le gerarchie di punto in bianco, tuttavia l’impressione che si potesse cavalcare l’azzurro un po’ di più resta, soprattutto nella serata storta – ne ha anche lui – di Lundberg e con gli esterni non certo in grande spolvero dal punto di vista realizzativo.

Con le dovute attenuanti, bisogna ascrivere a Scariolo la responsabilità di una scelta che cozza nettamente con i numeri venuti fuori dalla gara: Belinelli gioca 19’ con un plus/minus di -9 tirando in maniera diametralmente opposta rispetto all’ex Golden State che è protagonista nei momenti in cui la Virtus tiene bene il campo, prima di sciogliersi lentamente. Un vero peccato in una serata nemmeno così storta.

 

Sia avvisata l’Eurolega tutta, anche i giganti possono essere abbattuti; sia messo a verbale il gran fracasso della loro caduta.

La capolista Fenerbahçe incassa la prima sconfitta casalinga stagionale e l’immagine che resta nella retina è il gigante Edi Tavares che attraversa vittorioso il Bosforo, seguito da Musa e Deck subito dopo e via via tutti gli altri.

Il pivot capoverdiano si diverte a riscrivere il concetto di dominio non sbagliando mai dal campo e tramutandosi in colosso insormontabile in difesa, senza dimenticare la nuova sfaccettatura da passatore, anche nella serata dell’Ulker Sports Salonu sono 4 gli assist a referto.

Per la prima volta il Fener (20 per Motley) viene nettamente superato dagli avversari: gli uomini di Itoudis pagano sempre dazio rispetto agli avversari, a differenza della gara con il Barcellona, l’altra sconfitta di quest’anno, dove Wilbekin e compagni avevano dimostrato di poter rimettere tutto in discussione.

 

Sorpresa alla Zalgirio Arena: il Panathinaikos prosegue il proprio cammino ed infila il terzo successo consecutivo. A nulla vale la pressione dell’arena di Kaunas, ma più che il semplice risultato, determinato soprattutto dall’efficienza della coppia Derrick Williams (25) – Dwayne Bacon (19), colpisce l’equilibrio generale che regna in stagione. Con i tre successi ottenuti, gli ateniesi si attestano ad un soffio dalla zona playoff, una situazione difficilmente pronosticabile appena due settimane fa.

Un messaggio importante, quello che arriva dalla Lituania, anche per chi è al momento in crisi come Milano o Alba Berlino: basta pochissimo per ribaltare totalmente la situazione.

 

Si rilancia anche il Bayern che sembra sempre più vicino ad una quadra definitiva. Contro il Maccabi, in cui Brown (36 e 43 di valutazione) fa pentole, coperchi e fornelli.

Uomo copertina è Cassius Winston, 23 punti per lui, ben supportato da Bonga (12+9r.).

In casa Tel Aviv c’è da porsi qualche domanda: il caso Hilliard ha sicuramente avuto un impatto sulla squadra; se poi appioppi a Lorenzo Brown anche la santità (cit.) in partita, ci sta che possa commettere qualche errore (8 palle perse).

 

L’MVP DI BM: Nikola Mirotic (Barça)

Tornare e firmare un 29 di valutazione dopo quasi 6 mesi di stop non è da tutti. In una partita opaca del Barça, è lui a trascinare Jasikevicius al blitz in casa dell’Alba Berlino. È tornato il leader dei blaugrana.

 

IL QUINTETTO DI BM

Playmaker: Vasilije Micic (Anadolu Efes), 18p, 9r, 9a vs Olympiacos.
Guardia: Cassius Winston (Bayern Monaco), 23p vs Maccabi Tel Aviv
Ala Piccola: Xabi López Aróstegui (Valencia Basket), 17p, 4r, 4a, 4pr vs Partizan
Ala Grande: Nikola Mirotic (Barcellona), 19p, 6r, 3pr vs Alba Berlino
Centro: Walter Tavares (Real Madrid), 17p, 4r, 4ª, 3blk vs Fenerbahçe

LA TOP 5 DI BM

Vasilije Micic (Anadolu Efes)
Nikola Mirotic (Barça)
Derrick Williams (Panathinaikos): 25p, 30 val vs Zalgiris
Cassius Winston (Bayern Monaco)
Dzanan Musa (Real Madrid): 18p, 4r, 6a vs Fenerbahçe

 

Elio De Falco