Di Maurizio Roveri
In Eurolega occorre essere solidi mentalmente, e difendere forte, se si vuol graffiare le pelle degli avversari e vincere partite spigolose e ruvide.
Doveva riscattarsi, la Virtus Segafredo, dopo il sofferto e infelice debutto. E lo ha fatto. Mettendo nella battaglia il fuoco della rabbia e dell’orgoglio. Il 66-63 contro il Bayern Monaco assume un valore enorme. Sul piano tecnico e soprattutto psicologico, poiché va a respingere la frustrazione nella quale sarebbe inevitabilmente caduta la squadra bianconera qualora non avesse avuto buona sorte anche nella seconda gara consecutiva disputata sui legni del Madison di Piazza Azzarita. Era uno scenario possibile e temuto, quello di un secondo ko casalingo nei giorni in cui il Club virtussino – ritrovando il palcoscenico prestigioso dell’Euroleague – tornava a riveder le stelle.
No. La Virtus ha cancellato dalla testa questo scenario. Stavolta non si è fatta sorprendere. Ha dimostrato d’aver capito la brusca “lezione” della settimana scorsa, quando s’era proposta in maniera troppo timida davanti alle mani rapaci di Mike James e compagni (quel bel gruppo del Principato di Monaco che ieri sera ha fatto assaggiare la polvere anche ai campioni d’Europa dell’Efes!).
La V nera di Bologna ha sconfitto il Bayern, il Club che è stato interprete importante nelle ultime due stagioni di Euroleague sfiorando l’ingresso nelle Final Four per due volte di seguito quando ha ceduto soltanto alla quinta battaglia contro l’Armani Milano nel 2021 e contro il Barcellona cinque mesi fa.
Penso che il risultato di ieri sera debba essere considerato un primo sostanzioso motivo d’orgoglio. Oltre ad un sospiro di sollievo, su quel tiro da tre di Lucic allo scadere con il pallone che ha ballonzolato sul ferro e poi… ha preso altre strade e non quella del canestro. Non sarebbe stato giusto, un eventuale overtime, avendo la Segafredo tenuto quasi costantemente l’iniziativa. Il Bayern, costretto ad inseguire, è rimasto dentro la partita sapendo ricucire anche uno strappo di 13 lunghezze. In realtà, però, il Bayern di coach Andrea Trinchieri è stato complessivamente in vantaggio soltanto per 5’41” nel corso dei quaranta minuti.
PRIMA RIFLESSIONE. La dedico a tutti coloro che diranno o che scriveranno che è stata una brutta partita. Senza capire lo “spirito” dell’Eurolega, senza rendersi conto di quanto siano difficili le battaglie di questa competizione e complesse le “letture” tattiche che propongono. L’Eurolega richiede un’intensità pazzesca (fisica, tecnica, mentale) pari a quella che si vede nelle sfide di playoff della Nba.
Di questa partita, non si può non apprezzare e ammirare tutto il lavoro difensivo espresso dalla Virtus Segafredo di Sergio Scariolo. Un lavoro davvero enorme per sacrificio, fatica, concentrazione, resistenza, orgoglio, solidità mentale, organizzazione. Sì, c’è tutto questo nell’applicazione di una difesa compatta e intensa che, mettendosi sulle linee di passaggio, sporcando tiri, limitando le penetrazioni, proteggendo l’area, usando con efficacia i tagliafuori e buone coperture a rimbalzo, ha costretto una squadra quotata di Eurolega a sbagliare tantissimo. L’impatto con la difesa-Virtus è stato brusco per il Bayern Monaco, che non ha quasi mai potuto avere tiri facili. Fino al punto di sbagliare 41 conclusioni. Tirando con appena il 24% da due punti (7 su 29). E aggrappandosi al 38.7% da tre (12 su 31) per non scivolare più giù, anzi proprio con le triple di Lucic e di Weiler-Babb il Bayern si è rialzato in piedi riaprendo la partita. A dimostrazione della mentalità che accompagna il gruppo di Andrea Trinchieri.
Il Bayern ha dei demeriti, certamente. Ma io penso che siano di più, decisamente di più, i meriti della Virtus Segafredo. In particolare la solidità e la regolarità del suo rendimento difensivo. Costringere una squadra “fisica” e di valore a produrre appena 7 canestri dentro l’area in 40 minuti, è davvero tanta roba.
SECONDA RIFLESSIONE. E’ tornato Milos Teodosic. E si è rivista la luce del suo genio. Ogni volta che l’Artista serbo era in campo, la circolazione di palla di colpo si alzava chiaramente di qualità. Coach Scariolo, saggiamente, non gli ha concesso più di quattordici minuti e undici secondi. Milos era alla prima partita stagionale. Andava gestito con prudenza. Vietato rischiare.
Teodosic accende la luce, con l’arte dei suoi passaggi e della sua creatività. Anche adesso, a 35 anni e mezzo, tornando sul palcoscenico dell’Euroleague a distanza di sei stagioni dall’ultima volta (era il 2016-17, l’ultima sua stagione a Mosca, in quella precedente aveva trascinato il CSKA sul trono d’Europa).
Qualche palla persa, ieri sera. Quattro. Ma anche 2 palle recuperate. E 3 assist, che sarebbero stati il doppio se in certe situazioni (nel corso del primo tempo) Jaiteh e Bako non avessero dormito…
Il “micione” francese si è riscattato in difesa, dove il suo atletismo si è esaltato in due impressionanti stoppate. E il belga dalle braccia tentacolari ha capito, alla distanza, cosa fare quando riceve i cioccolatini dello “zio” Milos. E c’è da credere che Bako di cioccolatini ne riceverà tantissimi in questa lunga stagione.
C’era Milos Teodosic in campo quando il gruppo di coach Scariolo è balzato sul +13. Ed è stata proprio la mano di Teodosic a confezionare, tirando dal lato sinistro su passaggio di Pajola, la tripla per il 64 a 51. Quintetto: Pajola, Teodosic, Weems, Ojeleye, Bako.
TERZA RIFLESSIONE. In attacco la Virtus Segafredo fa ancora abbastanza fatica. Alterna momenti di ispirazione e di certezze ad altri meno felici quando la manovra è statica e poco incisiva. Succede perché Mam Jaiteh, il colosso al centro dell’area, è ancora indietro e manca di ritmo a livello offensivo. E’ un terminale importante, il centrone francese. Nella stagione scorsa la V nera lo ha cavalcato intensamente e lui si è fatto trovare pronto, spesso molto reattivo, al punto d’essere nominato MVP dell’Eurocup 2021-22. In ritardo di condizione atletica avendo perso per infortunio una parte della preparazione pre-season, Jaiteh sta faticando a trovare ritmo e a muoversi con il dinamismo che gli conosciamo. Così si spiega quello sgradevole 1 su 6 da sottocanestro (percentuale, assurda per uno come lui, del 16.7). Ismael Bako è entrato più nel vivo della partita nel secondo tempo, dimostrando d’essere un “lungo” dinamico, utile, interessante. Difende con mobilità e applicazione. Anche lui, comunque, deve essere più pericoloso in attacco.
Un altro problema della Virtus in questo impatto con l’Eurolega è che non riesce a fare contropiede. Lo si è notato sia nella sconfitta patita contro l’A.S. Monaco, sia ieri sera seppure in una partita vittoriosa. La squadra bianconera fatica a crearsi canestri facili, poiché non fa contropiede. Ha preso 29 rimbalzi difensivi, ma le “aperture” non sono apparse ancora tempestive ed efficaci. Va detto che è tutt’altro che semplice contrastare il Bayern, squadra ostica, abituata a spezzare i ritmi agli avversari. E a non farli correre.
La Virtus Segafredo ha bisogno di distendersi in transizione. E di colpire anche in contropiede. Deve poter correre. In Eurocup ci riusciva. Verifecheremo se sul terreno dell’Euroleague, dove tutto è più duro e dietro ad ogni curva si nasconde un ostacolo, saprà essere ancora una squadra da corsa.
QUARTA RIFLESSIONE. Migliora la condizione fisica ed ecco riapparire la classe, la maturità di Kyle Weems e di Daniel Hackett. Due “vecchie” certezze. Accanto ad un Jordan Mickey che ha lavorato duro a rimbalzo e ad un versatile e utile Semi Ojeleye.
Pazienza e costanza, questa è la dimensione di Gabriel “Iffe” Lundberg. Tanta applicazione, un giocatore che mette tutta la sua esperienza al servizio del gruppo, magari per diversi minuti non balza particolarmente agli occhi del pubblico, poi all’improvviso si accende e con lucidità e freddezza va a sorprendere gli avversari attaccando l’area e firmando 8 punti nello spazio di 99” (è accaduto sul finire del terzo periodo).
QUINTA RIFLESSIONE. L’azione decisiva. Quella straordinaria difesa di Mickey e, ancor di più, di Daniel Hackett nel tenere lontano dall’area il Bayern, pressando forte e costringendo la squadra tedesca (sotto di 3 punti) a commettere infrazione di 24”. A 31”5 dalla fine.
Credo che Daniel Hackett, per l’impatto in avvio quando ha trasmesso immediatamente certezze alla Virtus e soprattutto per la superlativa difesa che ha oscurato il sole davanti agli occhi di un Winston il quale ha perso tutto il tempo a disposizione, avrebbe meritato d’essere nominato MVP della partita.
Va bene anche se è stato assegnato a Iffe Lundberg.
SESTA RIFLESSIONE. La Virtus Segafredo, le sue potenzialità e le sue prospettive andranno valutate quando avrà recuperato, al meglio, Toko Shengelia. Frattanto è squadra alla ricerca di una identità più incisiva in fase offensiva. Il successo contro il Bayern Monaco permette al gruppo di prendere coscienza delle risorse che ha in questo momento. Così da poter affrontare con più serenità un trittico tutto in trasferta da far tremare i polsi: 18 ottobre a Kaunas contro lo Zalgiris; 20 ottobre a Belgrado per affrontare il Partizan; 27 ottobre Real Madrid-Virtus Segafredo.