di Maurizio Roveri
Come un branco di lupi. A caccia spietata d’una preda.
Ma anche… come un meraviglioso Dream Team che affascina e incanta.
Il Barcellona, ieri sera sui legni della “Segafredo Arena” è stato l’una e l’altra cosa. Aggredendo con una intensità spaventosa, però al tempo stesso sapendo dipingere una pallacanestro sublime: la più bella che si sia vista in questa stagione a Bologna.
Vien da pensare che i blaugrana l’aspettassero intensamente, risolutamente, questa nuova sfida con la V nera. Per azzannare e mordere, in maniera inesorabile, chi un mese fa o poco più aveva avuto il coraggio di andarli a sconfiggere, nel loro territorio. Costringendoli ad assaggiare la polvere di un amaro passo falso che – probabilmente – non era stato contemplato nei loro pensieri. Quell’83-75 con il quale la Virtus Segafredo era riuscita, umilmente, e con sapiente strartegia, ad espugnare il “Palau Blaugrana” aveva fatto passare giorni gonfi di inquietudine ai catalani del duro e alquanto irascibile coach Sarunas Jasikevicius. Se l’erano legata al dito, quella sconfitta, i giocatori del Barcellona. Aspettavano di incontrare nuovamente la formazione bolognese. Per prendersi un rabbioso riscatto. Di più, per vendicarsi. E la partita di ieri sera il gruppo blaugrana l’ha preparata con fortissima applicazione. E con striature di perfida malizia. Al tempo stesso, nell’intensità impressionante che Nikola Mirotic, Alex Abrines, Nicolas Laprovittola, Cory Higgins, Nikola Kalinic, Rokas Jokubaitis hanno proposto dentro la “Segafredo Arena” c’era anche tanto tanto rispetto. Il rispetto per la Virtus Bologna. Quel rispetto che la squadra di Sergio Scariolo – pur con i suoi limiti strutturali e torturata da tanti infortuni – è andata via via meritandosi sulle strade dell’Euroleague. Con il suo lodevole atteggiamento. E con i colpi grossi confezionati a Madrid e, appunto, a Barcellona.
Ok, stavolta, è andata molto diversamente. Un Barcellona al top della condizione fisica e tecnica, duro e aggressivo, in totale concentrazione e ammirevolmente in ritmo, ha mostrato il suo volto migliore. Ed è stato spettacolo. Il gruppo blaugrana ha firmato una prestazione stellare, per tre quarti di partita. A cominciare da una difesa asfissiante. Enorme muraglia contro la quale ha sbattuto dolorosamente ill grugno la Segafredo. Soprattutto in quel sofferto secondo quarto da appena 10 punti. L’imperiosa difesa blaugrana s’è impadronita d’una gara che… gara è stata soltanto per una quindicina di minuti, poiché dopo – progressivamente – la consistenza del Barcellona ha raggiunto livelli improponibili. Davvero improponibili per una Virtus che ha subìto, ha sofferto, ha avvertito un senso di frustrazione: e tuttavia ha continuato a lottare. Con orgoglio. Senza crollare quando s’è trovata, più volte, sotto di 37.
Dalla difesa che imponeva il ritmo, Il Barcellona partiva per attaccare con manovre potenti ma soprattutto piene di bella espressione tecnica. Azioni rapide, pulite, precise., armoniose. Qualsiasi quintetto fosse in campo. Una serie vertiginosa di “giochi” eseguiti magistralmente. Tanto buon pick and roll, tanta circolazione fluida della palla da un lato all’altro del campo a liberare un tiratore dalla mano sicura. Tanti tiri costruiti bene, frutto di un ottimo lavoro di tagli e blocchi, di passaggi giusti con i tempi giusti, di spaziature ed efficaci “letture”.
Un sistema di gioco all’altezza dell’enorme potenziale che questo Dream Team possiede.
C’è un cast di grandi interpreti in questo Barcellona che da anni è ai piani alti dell’Euroleague, costruito stagione dopo stagione con notevolissimi investimenti. Il budget dei blaugrana è fra i più consistenti dell’attuale Euroleague, e anche di quella delle edizioni scorse. C’è differenza, decisamente differenza, con il budget della Virtus Segafredo: che è in linea con una squadra – giusto ricordarlo – che è debuttante nell’Euroleague moderna e sta facendo esperienza. Insegue un obiettivo, la Virtus. Ma non è un obbligo. Un posto nei playoff. Ebbene è lì, in corsa. L’ultimo posto utile per assicurarsi una suggestiva avventura nella post-season resta ancora a portata di mano. Dopo quattro mesi e mezzo intensi di aspre battaglie. Significa che la Virtus c’è. Ha un’anima. Lo ha dimostrato anche ieri sera, evitando che la sconfitta assumesse proporzioni eccessivamente punitive. E recuperando nell’ultimo quarto una ventina di punti: dal -37 al -17 finale (75-92).
Il Barcellona avrà anche “messo in panchina” i furori dei primi tre quarti, tuttavia la realtà dice che nell’ultimo periodo la squadra della V nera bolognese ha “doppiato” i blaugrana con un parziale di 36 a 18.
Be’, la Virtus può ripartire da qua. Da questo 36-18, che non era così scontato. E che qualche indicazione positiva lo ha dato a coach Scariolo. Le accelerazione del ritrovato Iffe Lundberg, ad esempio. Le iniziative di Mam Jaiteh. Un Marco Belinelli che conferma ulteriormente d’avere recuperato un apprezzabile ritmo e il tiro da 3. E le cose belle, interessanti da parte di un Nico Mannion in crescita sul piano atletico e tattico. Mi sembra di vederlo, ora, decisamente più maturo rispetto a qualche tempo fa.
E quando rientreranno Cordinier e Ojeleye, sarà una Segafredo con altre buone carte da giocare. Un gruppo che continua, e continuerà, ad esprimersi in maniera più che dignitosa. Seguito, incoraggiato, sorretto nel suo sforzo da un popolo fedele: 9028 spettatori, ieri sera alla Segafredo Arena: e questo è un bel messaggio che “Basket City” trasmette all’Euroleague.