di Maurizio Roveri
Milos Teodosic e Kyle Weems, due della vecchia guardia. Interpreti ispirati e ruggenti d’una partita gonfia di coraggio, intensità, sacrificio, personalità. In trasferta, a Berlino. In un momento delicato e difficile per la Virtus Segafredo.
Loro sono in Virtus dalla stagione 2019-20 e la V nera ce l’hanno stampata nel cuore. Con quella maglia hanno combattuto fieramente tante battaglie in quattro anni, vincendo uno scudetto nel giugno 2021 (e forse sarebbero stati due se non fosse piombata la maledizione della pandemia a fermare anzitempo fra marzo e aprile 2020 quella stagione che la V nera di Bologna stava dominando). Insieme hanno vissuto anche le forti emozioni di un trionfo in Eurocup nel 2022 e due volte hanno messo la firma sulla Supercoppa italiana (settembre 2021 e settembre 2022).
Dentro la “Mercedes-Benz Arena” di Berlino, ieri sera, Kyle e Milos con talento e pensieri positivi hanno trasmesso certezze a quel che resta di un gruppo percosso da un destino sgarbato. Un destino che ha tolto giocatori fondamentali a coach Scariolo, in un periodo decisivo della stagione europea della V nera. A cominciare da Isaia Cordinier che è fuori dagli inizi di febbraio, fermato da una lesione della fascia plantare dell’ piede destro (e chi solitamente “vede” questa Virtus Segafredo sa bene quanto atletismo Cordinier sia in grado di sprigionare e dunque quanta energia avrebbe dato alla squadra nelle partite che ha dovuto saltare. Che sono già diventate cinque. Di sicuro, nel velenoso finale della battaglia con il Partizan, quando la Segafredo incompleta s’è trovata in affanno, i graffi di un Cordinier in più avrebbero potuto fare la differenza. E poi: Toko Shengelia, “lo stakanovista”, colpito da varicella: notizia che arrivò perfidamente fra capo e collo martedì scorso quando mancavano poche ore alla sfida della Virtus con la forte squadra belgradese di coach Zelimir Obradovic. E poi il colmo della beffa:in una serata di cattiva sorte, a due minuti dal termine del match contro gli slavi – quando la Virtus era ancora aggrappata alla partita – ecco l’amata immagine di Semi Ojeleye costretto ad arrendersi ai dolori provocati da una lesione muscolare addominale. Out anche lui. Ed è una situazione che viene giornalmente monitorata.
Nico Mannion era in formazione ieri sera, ma sempre con una felpa addosso. La sensazione è che non stesse bene. Infatti non ha messo piede in campo.
In una serata nella quale hai quattro giocatori indisponibili (cinque, considerando anche Gora Camara) e ti trovi a batterti in trasferta, la strada diventa piena di insidie. Soprattutto avendo sulle spalle la pressione di dover vincere. Brava la Virtus a gestire con lucidità le situazioni. E ad avere avuto pazienza e controllo. Difendendo con efficace organizzazione, con pronti raddoppi, con interessanti adattamenti. E attaccando spesso con logica. Muovendo sapientemente la palla. Attraverso un felice uso di passaggi, tagli, blocchi.
Okay, l’Alba Berlino è ultima in classifica. Sette partite vinte, e sul groppone venti sconfitte prima del 74-96 di ieri sera. Le facce dei giocatori non brillano di forti motivazioni. Tuttavia, gli uomini di Israel Gonzalez hanno cercato di proporre il loro stile di gioco, quella pallacanestro fatta di tanti passaggi e molte soluzioni in transizione.
E dunque, non era per la Virtus Segafredo una vittoria scontata. E’ vero che l’Alba ha vinto una sola volta nelle ultime dieci gare. Ma è stata una vittoria “pesante”: un perentorio 87-72 a Belgrado, sul campo della Crvena Zvezda! E mica tanto tempo fa. Era il 24 febbraio, nel Round 25 di Euroleague. Quella sera, dentro la “Aleksander Nikolic Hall” un Maodo Lo da 24 punti e 27 di PIR fu tempestoso. Inafferrabile. Trovando efficace collaborazione da Louisiana Olinde, Luke Sikma e anche da Gabriele Procida.
Ieri Maodo Lo è stato limitato a 8 punti dalla difesa di Bologna. La Virtus lo ha messo in gabbia, concedendogli tre canestri.
L’Alba è la squadra del gigante Koumadje, che troneggia come presenza in campo con i suoi 2 metri e 23 centimetri. Non è un fenomeno, comunque può essere condizionante. Poco mobile, è vero. Tuttavia, sicuramente apprezzabili il suo e tempismo e la sua tecnica come stoppatore. Il 22 ottobre scorso, quando si era… all’alba di questa competitivissima stagione di Euroleague,il gigante nato nella Repubblica africana del Chad visse una serata di gloria producendosi in 6 stoppate. Contro i campioni in carica dell’Efes Istanbul.
Ieri sera Koumadje si è divertito poco poco. Ha conosciuto la polvere: 1 canestro, 1 rimbalzo, 1 palla persa. Rimanendo poco sul parquet. No ed minuti, appena. Mam Jaiteh in quel fazzoletto di tempo lo ha sovrastato. Sì, il guanto criticato Jaiteh si è espresso in una prestazione sicura, attiva, concreta. Stavolta con mani forti nel ricevere gli assist vertiginosi di un fantastico Teodosic e nel concludere quei “cioccolatini” in maniera decisa. Anche con energiche schiacciate. E’ stato cavalcato con costanza e con una certa continuità, Jaiteh. Il centro francese ha confezionato la sua partita più consistente d questa sua prima esperienza non semplice in Euroleague. Vederlo così reattivo, anche come rimbalzista, è sicuramente una bella notizia per coach Scariolo.
Weems e Teodosic, campioni di sapienza, “gemelli” di virtussinità, si sono esibiti in prestazioni maiuscole e quasi identiche per valore e per espressione tecnica. Weems 22 punti, Teodosic 21. Weems 20 di “Performance Index Rating” e Teodosic altrettanto…
Milos ha tirato con il 71.4% da tre punti (5 su 7) e con il 100% nelle conclusioni in penetrazione (2 su 2). Kyle è andato a canestro con il 57% da tre (4 su 7) e con il 100% da due (5 su 5). Ovviamente Milos Teodosic è stato superiore in versione assistman (nessuno sa essere creativo quanto lui) mandando volentieri al bar la difesa del team berlinese; Kyle Weems ha messo a disposizione della squadra la sua solidità difensiva.
A loro e a Jaiteh si è aggiunto un Iffe Lundberg sostanzioso e preciso su entrambi i lati del campo: difesa e attacco. Sempre in apprezzabile controllo, il danese. Bravo nedll’eseguire il piano-partita che Sergio Scariolo ha preparato, e gestito, in maniera impeccabile.
Da sottolineare anche le tante cose utili di Ismael Bako (ottimo lavoro difensivo, tempista e preciso nei tagliafuori), di Jordan Mickey (13 di PIR), l’applicazione di Alessandro Pajola, la presenza fisica di “Abi” Abass in fase difensiva.
Marco Belinelli, non in serata di tiro, ha lavorato in maniera preziosa per la squadra.
Ripeto: non era una vittoria scontata, e dunque non è una vittoria banale. Quando una squadra, priva di giocatori forti come lo sono Shengelia, Ojeleye, Cordinier e anche Mannion, fabbrica 96 punti in una trasferta di Euroleague (raggiungendo un vantaggio massimo di 30 sul 93-63) e tira con il 68.8% da due punti e con il 46.7% da tre (14 su 30) e producendo un 117 di Performance Index Rating, va apprezzata. Anzi ammirata. Applausi.
La dignità di questo gruppo virtussino merita stima. Ed è un valore del quale i vertici di Euroleague dovranno tener conto quando faranno le loro scelte…
Il cammino, da qua alla fine della regular season, propone ostacoli veramente duri. Si può vincere, si può uscire sconfitti. L’importante è comunque continuare a lottare. Come ha dimostrato di saper fare questa Virtus Segafredo, anche in situazioni di emergenza. L’elenco degli infortuni, da ottobre a oggi, è lungo lungo. Più volte la Virtus Segafredo ha conosciuto l’emergenza. Eppure… è ancora lì, a due passi dall’ottava in classifica.
Non entrerà nei playoff, la V nera. Tuttavia, è ancora in corsa. Anzi, ha migliorato la sua posizione in classifica. Scavalcando il Valencia. Addirittura ha lo stesso numero di vittorie (13) dell’Efes di Micic, Larkin, Clyburn, che – in verità – ha due partite da recuperare.
Tredici partite vinte e quindici perse dopo ventotto sfide di questa durissima estenuante Euroleague è sicuramente un buon risultato per una “rookie” dell’Eurolega moderna.