La Virtus che si presenta questa sera al cospetto dei greci dell’Olympiacos, è stata messa davanti alla dura realtà del momento, domenica scorsa in campionato da Trieste. Senza un elemento come Toko Shengelia, la squadra bianconera ha visto dimezzate le proprie soluzioni in attacco. Se poi, oltre al georgiano, in campo non può andare nemmeno il capitano Belinelli, che ad oggi, rappresenta uno dei pochi che può vantare un tiro da oltre l’arco quantomeno affidabile, ecco spiegata almeno in parte la debacle della gara casalinga di LBA.
Ormai è dimostrato che le partite di questi anni, le vincono i tiratori da fuori, le squadre che hanno nel loro roster, giocatori specialisti in questo fondamentale, spesso riescono a prevalere proprio grazie a questo tipo di soluzione. L’esempio di Trieste domenica scorsa è ancora sotto gli occhi di tutti, Colbey Ross ha imbucato nel canestro virtussino tre bombe consecutive nel finale di gara, che ha scavato un solco incolmabile fra le due formazioni, Trieste aveva il tiratore che riesce a crearsi un tiro dal palleggio, la Virtus no, fine dei giochi e tutti a casa.
Per mesi in Virtus si è discusso se fosse necessario avere un lungo in più nel roster, che sopperisse alla mancanza di Devontae Cacok, uno veloce di piedi e di gambe che potesse aiutare sulle uscite e contemporaneamente tornare in area per evitare di prendere canestro dal lungo avversario, uno insomma che non fosse in difficoltà come spesso abbiamo visto Ante Zizic. Momo Diouf per un pò ci è anche riuscito, ha dimostrato di essere cresciuto molto e sopratutto in Eurolega, non ha nemmeno sfigurato davanti a certe situazioni. Che alla Segafredo servisse un lungo per completare il reparto è ancora oggetto di discussione, e probabilmente farebbe comunque comodo.
Ma oggi, dopo aver giocato più di un terzo delle gare di Eurolega e quasi metà di quelle di campionato, ci si è resi conto che oltre al lungo, la necessità della Virtus, fors’anche più impellente della prima, sarebbe avere un giocatore con un tiro affidabile, che possa risolvere quei finali punto a punto in cui troppo spesso i bianconeri si sono visti soffiare via la partita, dopo aver lottato per tutta la gara. Il tiratore che servirebbe però, non è quello che esce dai blocchi, per quel tipo di soluzione c’è già Belinelli, alla Segafredo serve il classico giocatore che riesce a crearsi il vantaggio dal proprio palleggio, come ha mostrato in modo eloquente il Colbey Ross di domenica, o come aveva fatto parecchie volte lo scorso anno Iffe Lundberg.
I puristi del basket non saranno d’accordo, ridurre il gioco inventato da Naismith ad un tiro al bersaglio da lunga gittata, non è proprio esattamente quello che probabilmente aveva in testa l’insegnante di educazione fisica canadese, quando nel 1891 decise di spiegare il nuovo gioco ai propri alunni in quel di Springfield, Illinois.
Ma l’adozione del tiro da tre punti ha modificato il gioco, probabilmente l’intenzione era quella di renderlo ancor più spettacolare, e nei primi anni in effetti i pochi tiri presi e messi a bersaglio, davano questa impressione. Poi, con l’avvento dei nuovi giocatori, sempre più indirizzati al “tiro al bersaglio”, si sono perse parecchie logiche del gioco iniziale, sino ad arrivare a quello odierno, dove ci sono squadre che regolarmente tirano più da oltre l’arco che dentro l’area. In questo nuovo concetto di basket, i cosiddetti lunghi d’area, hanno perso il loro ruolo, la palla sotto arriva sempre meno, i fondamentali vengono trascurati per affidarsi a giocatori più dinamici che saltano come canguri per catturare i rimbalzi e ridare la palla ai tiratori per un secondo tiro, tralasciando alcuni movimenti che oggigiorno sono diventati merce da cineteca, da quanto tempo non si vede un “pivot” tentare un gancio dal pitturato? Sacrilegio sarebbe citare il “gancio cielo” tanto caro ad uno come Ferdinand Lewis Alcindor, poi diventato Kareen Abdul-Jabbar dopo la conversione alla fede islamica. Ai più attenti, non è sfuggito il fatto che il gioco si è impoverito nelle soluzioni per andare a canestro, una volta si cercavano mille soluzioni per andare a tirare il più vicino possibile a canestro, oggi ci si affida molto più semplicemente ad un penetra e scarica fuori, oppure ad un tiro da fuori dal palleggio o sfruttando l’unico schema che sembra rimasto sul tavolo di ogni scuola per allenatori, lo sfruttatissimo Pick and Roll, ormai unica possibilità rimasta ad un lungo per mettere due punti a referto, a parte quelli che arrivano dal l’aver catturato un rimbalzo.
Tornando alla gara di questa sera, la Virtus arriva ad Atene ancora senza il proprio totem georgiano, Shengelia è ancora in recupero da una brutta infezione intestinale che non gli ha permesso di essere in campo domenica e neppure questa sera. Ci sarà invece Marco Belinelli, che potrà quantomeno allungare le rotazioni a coach Ivanovic su un campo sempre indigesto per la Virtus, anche quando in Europa si giganteggiava.
L’Oly si presenta con un ruolino di marcia discreto, nove vittorie e sei sconfitte, l’ultima rimediata la scorsa settimana in casa della Stella Rossa. I greci annoverano fra le proprie fila giocatori di ottimo livello, da Tyler Dorsey, Luca Vildoza, Evan Fournier, Sasha Vesenkov e sopratutto Nikola Milutinov. Squadra che in casa, davanti al proprio pubblico, ha perso solo una gara delle sette disputate, quella con Parigi. Un cliente difficile per i ragazzi di coach Ivanovic, che senza Shengelia, dovranno davvero andare oltre il loro rendimento standard di questa stagione, per provare a realizzare un’impresa, in un palazzo da cui si è usciti spesso con le ossa rotte.
Come per altre occasioni, ci si aspettano prestazioni importanti da quelli più esperti, Clyburn in testa a tutti, poi a seguire anche quelli che dovrebbero dare tanta energia come Cordinier, Hackett, Pajola e via dicendo. In una gara così difficile, si vorrebbe finalmente vedere un’inversione di tendenza delle prestazioni di Rayjon Tucker, anche se il giocatore sembra aver smarrito tutto quello che di buono aveva mostrato lo scorso anno quando militava a Venezia. Il ragazzo oggi sembra davvero l’ombra di stesso, sfiduciato, abulico, incapace di uscire dal buco nero in cui sembra essersi infilato. Le voci ricorrenti di una sua dipartita verso un ritorno in laguna, forse farebbero bene ad entrambe le parti in causa, cambiare aria potrebbe per il giocatore essere la soluzione migliore per ritrovare spirito e voglia di combattere, per la Segafredo avere la possibilità di intervenire sul mercato e cercare quello che serve, per Venezia rimettere nel roster un giocatore che darebbe energia ad un gruppo ad oggi piuttosto in crisi.
Palla a due alle ore 20,15 agli ordini dei signori Javor, Kardum e Laurinavicius con diretta televisiva sui canali Sky Sport e DAZN, mentre la radiocronaca udibile sulle frequenze di Nettuno Bologna Uno, sarà come sempre a cura dell’immancabile voce di Dario Ronzulli.
Alessandro Stagni
Nell’immagine il grande assente di stasera, Toko Shengelia (foto Ciamillo Castoria)