Netta affermazione per l’Armani Olimpia Milano. Le Scarpette Rosse dominano la Virtus in lungo ed in largo, non lasciando spazio ad un’avversario ancora acerbo, talvolta pasticcione, e staccano il pass per raggiungere la Reyer in finale di Supercoppa LBA Sisal Club.

È la differenza tra due progetti che si trovano in stadi diversi del proprio sviluppo, quella vista sul parquet della Nova Arena, tra una squadra matura ed una che vorrebbe esserlo e punta a riuscirci.

Da una parte il dominio di Moses Wright (20) e le mille mani di Leandro Bolmaro (15, 2 recuperi, una stoppata e l’impressione che a tratti si sdoppi in campo.

Dall’altra qualche sprazzo, alternato ad errori palesi, di Edwards, un secondo tempo in crescita di Rasheed Bello e Trent Frazier, ma anche la resa dei lunghi.

Diarra raccoglie ciò che può, Diouf esce dalla partita quasi immediatamente.

Tanto da lavorare per Alex Mumbrú, il campionato è alle porte.

LA CRONACA

Ci mette qualche azione a decollare la gara, la Virtus piazza la prima stoccata a cronometro fermo, Wright ci mette lo spettacolo con la bimane. Sono le difese ad imporsi, con entrambe le compagini che non esitano a buttarsi su ogni pallone, sporcare possessi, accettare anche lo scontro fisico.

Il primo vantaggio superiore al possesso lo firma Wendell Moore con due liberi, lo rimpingua la prima tripla della serata, firmata Kessler Edwards (6-13).

L’ex Dallas Mavericks, però, manda tutto all’aria commettendo un fallo flagrante, come da evoluzione del regolamento, sul tiro da 3 di Hall, il 2/3 di quest’ultimo dalla lunetta ed il successivo canestro di Wright riportano a contatto l’Olimpia (11-13).

Il sorpasso arriva con la tripla dall’angolo di Bolmaro, Thompson mette un’ulteriore firma per il 16-13; nel mentre Moses Wright si prende senza troppa contestazione le alture, Diarra e Diouf ne patiscono, alla prima pausa si va con le Scarpette Rosse avanti di 3 lunghezze (17-14).

La difesa biancorossa è asfissiante, dall’altra parte Bolmaro va ad inchiodare ad una mano il +9, per coach Mumbrú è il momento di fermare il flusso di una partita che, dal 6-13, ha visto i suoi subire 17 punti e segnarne solo uno.

Le brutte notizie per Mumbrù non finiscono, quando il cronometro del secondo quarto ha da poco varcato gli 8′ rimasti, Diouf commette il terzo fallo della sua partita. Anche Edwards raggiunge prematuramente la terza infrazione del regolamento, le Vu Nere alternano cose buone come l’energia profusa a rimbalzo ad errori anche marchiani.

È un simpatico intermezzo il siparietto in cui coach Poeta scappa in panchina incredulo per una chiamata arbitrale avversa, evento che non va oltre il mero aneddoto mentre l’Olimpia tocca il +10 con il sottomano di Flaccadori (30-20).

E non finisce qui, il divario tocca anche i 17 punti con la tripla di Bolmaro (40-23) che viene salutato dai cori dei tifosi al seguito dei biancorossi, è così che si va al riposo lungo.

Nemmeno il tempo di cominciare la ripresa e Momo Diouf torna in panchina per il quarto fallo personale, Frazier prova a riattivare dal perimetro l’attacco virtussino, tuttavia Milano non si scompone, difende con intensità e tocca il massimo vantaggio con la tripla di Bolmaro, ben pescato da Peters (48-30).

Mumbrú chiede ai suoi maggiore intensità difensiva e viene accontentato, Edwards e Bello ci mettono anche i punti, dall’altra parte Poeta è lesto a chiamare il time out.

Non cambia, però, il quadro. Lo sforzo difensivo bianconero prosegue e viene premiato anche in attacco con le triple di Frazier, l’ultima da distanza siderale (53-43); l’altra buona nuova per la Vu è il quarto fallo di Bolmaro, fino a quel momento di gran lunga il migliore degli avversari.

Milano, però, è profonda e talentuosa, Cole punisce in maniera implacabile il mezzo metro lasciatogli in angolo, al 30′ il tabellone recita 63-48 Armani.

Diop e Flaccadori aggiornano il massimo distacco biancorosso in avvio di quarto periodo, preannunciando un finale privo di emozioni, la reazione virtussina arriva tutta dal perimetro con Frazier, Bello ed Edwards (69-57); la risposta di Moses Wright, però, è perentoria, altri 4 punti in fila e mazzata psicologica che costringe Mumbrù a fermare il gioco.

L’ex Olympiacos continua a macinare e tocca quota 20 punti personali inchiodando ad una mano, poi mette la ciliegina sulla sua prestazione con la stoppata imperiosa su Bello (77-59).

Poeta, dal suo canto, gestisce in maniera impeccabile i momenti della partita, sfruttando le rotazioni profonde del roster, ma soprattutto fermando la partita al primo accenno di reazione di una Virtus che fatica, così, a trovare continuità nel proprio gioco.

È così che il finale scorre via, quasi inosservato, con il risultato di 80-71 che “salva la faccia” felsinea, ma non sminuisce una Armani a tratti feroce.