Questa volta la lavagna tecnica di Basket Magazine è riservata al giocato di gara 3 avvenuta nella giornata di ieri alla Virtus Arena.
Le due squadre oramai si conoscono molto bene ma nonostante ciò ogni match nasconde delle insidie e delle particolarità che proveremo a captare insieme.
Quindi, “buona la terza per Bologna!” ed immergiamoci nel nostro playbook.
Si attendeva il riscatto, l’orgoglio ed il temperamento focoso delle V nere. Detto fatto. Bologna doma Milano con il punteggio 69-61.
E’ stata una partita strana, la terza nell’arco di 5 giorni.
Le gambe iniziano a diventare pesanti, le rotazioni diventano più frequenti, le squadre si allugano e quel che conta è la lucidità mentale dei singoli giocatori nell’affrontare non solo l’avversario ma anche la propria stanchezza.
Il primo dato che ci balza all’occhio è la somma dei punti totali realizzati da Milano: 61.
Cala drasticamente la media dei ragazzi di coach Messina che portano il solo Billy Baron in doppia cifra (saranno 15 i suoi punti a fine gara chiudendo con il 50% dal campo).
Il resto dei suoi compagni non superano la doppia cifra nel tabellino.
Ma andiamo per ordine; il match è stato caratterizzato da vere e proprie sfuriate delle due squadre che hanno dato il via a numerosi break nel punteggio.
A partire forte è stata l’Olimpia Milano.
Ad oggi si sa, nell’era moderna della pallacanestro, il fulcro di tutto è diventato il pick&roll.
Tutto parte dalla relazione, (spesso e volentieri) di un giocatore esterno abile nel ball handling e nel tiro con un giocatore interno o un’ala forte dotata di buone mani.
Il pick&roll serve a dare un vantaggio al giocatore che è in possesso della palla. Vantaggio che deve essere creato, mantenuto e concretizzato; cosa che è riuscita molto nei primi minuti di partita a Milano.
Baron e Melli, Shields e Hines e come si suol dire “money in the bank”.
Pur attuando il “cambio” in difesa, la Virtus non è riuscita a prendere le misure all’attacco bianco rosso.
Il “cambio” in difesa optato dalla Virtus non ha frtuttato quanto avrebbe voluto coach Scariolo.
Per “cambio” si intende che il difensore del portatore della palla e del bloccante, appunto si “cambiano” gli uomini in marcatura nella fase difensiva, con l’obiettivo di essere più pronti e non lasciare spazio all’attacco.
Ma spesso e volentieri il vantaggio creato dal palleggiatore meneghino, ribaltando il lato alla palla ad un terzo appoggio apriva il campo per un tiro pulito.
Altra nota dolente per le V nere è stata la totale mancanza di presenza fisica sotto le planches.
Seppur a fine partita il computo dei rimbalzi sarà di 37 per Bologna e 36 per Milano, Melli&Co. ne conteranno ben 16 in attacco.
Rimbalzi in attacco significa: maggior possessi, maggior occasioni, maggior percentuale di realizzazione.
Il break iniziale di Milano è stato poi scaturito anche dall’accontentarsi in attacco da parte dei ragazzi di Scariolo che invece di prediligere l’attacco al ferro si limitavano a bombardare dai 6,75 con poco successo.
La stanchezza si è fatta sentire da ambo le parti, il tiro dalla distanza l’ha fatta da padrona, sono stati ben 59 i tiri da 3 in tutta la partita.
Messina per continuare su questa falsa riga, ha optato per 3 esterni puri senza playmaker dalle spiccate doti offensive (vedi baron, Shields e Hall).
Al tempo stesso la Virtus ha iniziato a macinare il suo gioco solido, fisico ed aggressivo attaccando il ferro.
Shngelia ha inziato ad attaccare il caestro dal palleggio ed Hackett con penetra e scarichi su Belinelli.
Cambiano i giochi ma il succo è lo stesso, sia con il Pick&roll che con il penestra e scarica, se crei vantaggio e non lo finalizzi con il tiro da fuori, vincerà sempre la difesa.
Ovviamente le difese prediligono più il tiro dalla distanza che una penetrazione.
Di trasanzioni ne abbiamo viste ben poche, ma in quelle rare occasioni, i ragazzi di Scariolo hanno avuto la meglio con i miss matches creati.
Chiave di lettura è stata la posizione spalle a canestro di Pajola che spesso e volentieri non solo ha messo in cascina due punti ma ha soprattutto ribaltato la palla per far “muovere la difesa”.
Da un lato quindi abbiamo assistito alle pure individualità della Virtus, dall’altro al giocare insieme di Milano con handsoffs e spain games in attacco e cooprazione in difesa chiudendo il lato debole.
Ultime due note che sono emerse in questa gara 3 sono state:
il gioco alto-basso della Virtus avendo come protagonisti Jaithe-Mickey grazie ai quali Scariolo ha giovato della loro verticalità per strappare la vittoria ed allungare la serie; e la mossa tattica di Messina, facendo giocare Shevon Shields da numero 4 tattico per rendere il suo gioco in attacco molto più veloce ed armionioso.
Diciamo che dopo aver analizzato attentamente anche questa gara 3, ci sono tutti i presupposti per attenderci nuovi piani partita ed escamotages da parte dei due massimi esponenti della pallacanestro italiana: Ettore Messina e Sergio Scariolo.
Al prossimo playbook!
Edoardo Cafasso