di Maurizio Roveri
Trascorrere gradevolmente un’ora e un quarto ad ascoltare Dan Peterson e i racconti dei suoi ruggenti giorni bolognesi, è una gioia! Lasciarsi coinvolgere da bellissimi ricordi e dai divertenti aneddoti che con straordinaria lucidità Dan rivive e ci propone, è fra le cose più belle e simpatiche che possano capitare ad un appassionato bolognese di pallacanestro.
E se poi la location scelta per presentare ad un folto pubblico “La mia Virtus”, il nuovo libro di Dan Peterson, è la mitica Sala Borsa nel cuore di Bologna, il colpo d’occhio è fascinoso. Qui si respira la storia.
Adesso è una splendida Biblioteca Pubblica. In passato la Sala Borsa era “la cattedrale degli affari”. E nei fine settimana diventava anche il tempio dei canestri, quando ancora non c’era il Palasport di Piazza Azzarita.
La si guarda sempre con occhi pieni di stupore, la Sala Borsa. Immaginandola com’era con quelle ampie balconate gonfie di tifosi, i quali con le mani battevano ritmicamente sui supporti delle balconate producendo un frastuono pazzesco. E in quel ritmico frastuono di mani e cori veniva a crearsi un’atmosfera eccitante, là dentro. Specialmente in occasione delle partite casalinghe della Virtus Minganti (che in quel fascinoso luogo vinse due scudetti consecutivi) e dello Sporting Club Gira, la squadra che rivaleggiava con le V nere e che nel 1954 realizzò un clamoroso secondo posto nel campionato di massima serie alle spalle del Borletti Milano e davanti proprio alla Virtus. In Sala Borsa hanno giocato anche l’OARE e la Motomorini.
Ieri ho visto uno degli “eroi” romantici di quei due titoli virtussini di metà Anni Cinquanta. Achille Canna. Il contropiedista della Virtus, grande interprete sul pavimento in piastrelle a forma di rombi che caratterizzava la Sala Borsa di allora.
Il peso degli anni si fa sentire, mi ha confessato Achille. Sono 90. E tuttavia Canna non è voluto mancare all’appuntamento di ieri. Pur non potendo rimanere lì più di tanto: il tempo sufficiente per un lungo affettuoso abbraccio con l’amico Dan. E per prendere il libro. Nel quale c’è un capitolo che Peterson gli ha dedicato, perché Canna è anche stato anche un Dirigente virtussino fedelissimo. Achille faceva già parte del Club, godendo della massima fiducia da parte dell’avvocato Porelli, quando Dan Peterson arrivò a Bologna nel 1973.
Centoventitre pagine, cinquanta storie. Anzi, serie di blog come li ha definiti Peterson. Copertina rigorosamente in bianconero.
Quando l’Editore Roberto Mugavero – fondatore nel 1989 di “Minerva Edizioni”, Casa editrice in grandissima crescita, al punto d’avere raggiunto con le sue varie collane le 110 pubblicazioni annuali – propose a Peterson l’idea di un libro con 50 “Personaggi” legati alle sue cinque intense stagioni bolognesi da coach della V nera, ottenne un immediato “sì”.
Il piccolo grande Uomo di Evanston, coach vincente e straordinario comunicatore, ha tratteggiato in “La mia Virtus” cinquanta personaggi, cinquanta racconti. Con quel suo stile di scrittura chiaro, semplice, preciso, incisivo, lucido. Uno stile che rappresenta la mentalità di Dan Peterson e della sua enorme capacità di sintesi.
Una scrittura che arriva immediata. Sempre interessante. Riga dopo riga, pagina dopo pagina. Aneddoti, curiosità, episodi. Sorrisi ed emozioni.
Dan Peterson allenava in Cile. Prese a mano la Nazionale di quel Paese tra l’Oceano Pacifico e le Ande. C’era tanto lavoro da fare per migliorare quella Seleccion. Non c’era gente alta. Bisognava adattarsi. Lui non si perse d’animo. Con la sua mentalità, il suo senso dell’organizzazione, la sua abilità motivazionale, e la sua costanza era già riuscito a far compiere notevoli progressi alla Nazionale cilena. Ma sul più bello… fu necessario staccarsi dalla creatura che Peterson stava facendo crescere. Tirava già una brutta aria nel Paese, in quell’estate del 1973. Aria da golpe. Meglio venir via. Arrivò la chiamata da Bologna. La Virtus aveva scelto di puntare su di lui. Dan s’imbarcò il 31 agosto. Una dozzina di giorni prima del golpe in Cile.
Dan Peterson capoallenatore della Virtus Bologna. In Italia. Prima felicissima intuizione, fra le tante che ha avuto, dell’avvocato Porelli.
Racconta Dan nel libro, parlando dell’Avvocato: “Nel 1973 sono arrivato alla Virtus come un bravo dilettante. Dopo cinque anni con Porelli, sono uscito come un umile professionista. Passavo giornate intere con lui. Pranzo in foresteria. Allenamento al Palazzo dello Sport. Cena ovunque. Ogni incontro era come un anno di università. Un giorno sparo una stupidata sulla stampa. Il giorno dopo lui mi becca sede. “Coach, hai detto questo?”. Io: “Sì”.  Lui: “Tu non puoi dire questo”.  Io: “Perchè no? Lo dice Rubini”.  Porelli: “Coach, ti do una notizia: tu non sei Rubini”.
Lezione di umiltà memorabile”.
Nel libro si parla anche di derby. Le sfide con la Fortitudo.
E più volte, ovviamente, si narrano episodi legati all’impresa di Dan e della sua Virtus Sinudyne. Lo scudetto del 1976, vinto a Varese. Se ne parla neila serie di blog dedicati a Mario Martini, a Terry Driscoll, a Carlo Caglieris, a Massimo Antonelli. E ovviamente nel capitoletto che riguarda Marco Bonamico.
“Scudetto 1976, gara decisiva a Varese. Gigi Serafini, nostro pivot, fa il quinto fallo quando mancano diciassette minuti dalla fine. Metto dentro Bonamico, appena compiuti diciannove anni. Deve marcare Bob Morse, il giocatore più pericoloso d’Europa. Marco prende tre sfondamenti da Morse in pochi minuti e lo mette fuori, visto che Morse finisce con solo 11 punti. Poi, rimbalzo di Terry Driscoll. Bonamico scappa in contropiede. Driscoll fa in un passaggio-baseball tutto il campo e Marco segna il canestro che, in effetti, spacca la partita. Quindi, killer instinct, maturità, autostima, faccia da bronzo e altro. Non per niente ha poi giocato due Olimpiadi con la Nazionale!”.
Sala Borsa gremita. Per ascoltare, apprezzare e applaudire ancora Dan Peterson. E per comprare il libro. Ad un certo punto è arrivato anche Sergio Scariolo, il coach della V nera di oggi che fa l’Euroleague, ad omaggiare Dan Peterson. Due leader.