Parola chiave: equilibrio.
Sarà che siamo all’inizio, sarà per il livellamento dei valori, ma è questo il leit motiv della giornata di Eurolega all’alba del primo doppio turno che comincerà la settimana prossima (tanto per non intasare i calendari, parrebbe brutto).
Su 9 partite disputate, ben 5 hanno visto scarti compresi entro il possesso pieno, 6 sono finite con distanze pari o inferiori ai due possessi pieni, 7 con divario in singola cifra ed una sola con più di 10 punti di vantaggio per una delle due squadre. Ah, giusto, nei 40’ il numero di partite con scarto pari o inferiore ai 3 punti sarebbe 7, visti gli overtime necessari a Baskonia ed Alba Berlino per battere Partizan e Milano.
ATMOSFERA EUROBASKET
37 di valutazione, 23 punti, 14 rimbalzi e la vittoria. Un sospiro di sollievo per Sasha Vezenkov dopo la frustrazione di trascinare invano la sua Bulgaria a settembre. Quella tra Olympiacos e Zalgiris è stata la sfida tra due protagonisti della kermesse continentale appena passata, il totem dell’Eurolega contro il rookie appena arrivato da due stagioni tra NBA e G-League che sta prendendo la mano con il basket al di qua dell’Atlantico. Eppure è nato a Kaunas, Ignas Brazdeikis, detto Iggy, ma la sua vita è trascorsa principalmente oltreoceano, tra Canada, Knicks e Magic.
Dopo il primo impatto a Tel Aviv, Iggy ha cominciato a prendere le misure ed è la miglior notizia per coach Maksvytis in una partita dove, tutto sommato, il secondo quarto poteva portare ad abbassare le braccia e registare la debacle. Non è stato così, ora bisognerà capire come questa squadra reagirà sul parquet della Zalgirio Arena.
FREE NICK QUASI IN TRIPLA DOPPIA
13/9/9, 28 di valutazione. Questo il referto alla voce Nick Calathes, tanto per mandare un’altra frecciatina al suo ex coach Jasikevicius che l’avrebbe imbrigliato eccessivamente.
Itoudis, che l’ha avuto anche in Nazionale, sembra aver creato le condizioni ideali per far rendere l’ex Panathinaikos e Barcellona e lui si è preso la guida del Fenerbahçe, eredità di Nando De Colo compresa nel pacchetto.
Se poi Guduric è quel giocatore che i tifosi serbi non hanno potuto ammirare ad Eurobasket, diventa tutto più facile.
Il Maccabi fa un bagno di realtà: 39.6% da 2 è una cifra che non puoi permetterti se quella è la tua risorsa offensiva principale in maniera così marcata (53 tentativi contro i 19 dal perimetro).
Baldwin, dal suo canto, segna 12 punti dal campo con 15 tiri e qualche dubbio in Kattash lo genera (da lì si spiegherebbe l’interesse per Selden che ha scatenato il putiferio in casa Verona).
NON SOLO MIKE JAMES VS LOSING EFFORT
“Eh, ma se togli James e Okobo al Monaco vince la Virtus”.
Avrete sentito dire questa frase almeno una volta nell’ultima settimana, tre nel caso viviate tra le strade della Dotta.
Nella sfida vinta contro i campioni in carica dell’Anadolu Efes, il Monaco dimostra di essere molto di più, da un monumentale Alpha Diallo da 15 punti e 9 rimbalzi ai vari Motiejunas, Moerman ed Hall.
Curiosità della serata: con 5’ disputati in più, la coppia Okobo-James ha segnato appena due punti in più di quanti il solo James ne avesse messi a referto al Paladozza, da solo.
Dall’altro lato c’è forse lo sforzo vano più importante dei primi due assaggi di stagione regolare: 28 punti, 6 rimbalzi, 6 assist, 34 di valutazione per un Clyburn che, ad un certo punto, si è dovuto anche sobbarcare il peso di un Micic acciaccato e non più in piena efficienza.
ITALIA – GERMANIA 1-1
Una vittoria ed una sconfitta, tutte sul filo dell’equilibrio.
Da una parte c’è una Virtus che, nonostante i problemi offensivi continuino a minarne il rendimento (66 punti segnati ancora una volta), ha quantomeno registrato qualcosa per quanto riguarda la continuità difensiva. Il solco da tracciare è quello, il Bayern di Trinchieri, ancora privo di Bonga (ma anche la Virtus di Shengelia), si è dimostrato decisamente più alla portata di Lundberg e compagni, ma va detto che nemmeno la prestazione offensiva del Monaco la scorsa settimana era stata stellare. Passi in avanti, quindi, per Scariolo, anche se il lavoro da fare è ancora tanto.
Milano deve trovare costanza di rendimento: quella di ieri è la quinta partita su cinque uscite ufficiali in cui gli uomini di Messina (a proposito, maneggiare esclusivamente da 20 minuti dopo la sirena in poi) vanno sotto di oltre 10 punti per poi rimontare. In tre occasioni è andata bene, in altre due, poi chiuse all’overtime, hanno festeggiato gli altri.
Stavolta ha festeggiato il croato Jaleen Smith, ma anche Gabriele Procida che gioca tanto e lo fa con serenità (chi vuol capire…) in una squadra, l’Alba, che continua a far vedere tante cose interessanti.
L’Olimpia paga la contemporanea assenza dei due cambi di ruolo per Pangos.
A TRAZIONE BALTICA
Grigonis, Gudaitis, Ponitka. La trazione del Mar Baltico permette al Panathinaikos di sbancare l’inferno del Pioniir contro una Stella Rossa ancora non a pieno organico in cui è sempre Bentil a fare da trascinatore.
Dei 77 punti messi a segno dagli ellenici, 39 portano la firma del trio sopracitato, mentre fa più fatica Andrew Andrews, quello che doveva essere a tutti gli effetti una delle principali bocche da fuoco ateniesi.
DUE NEOPROMOSSE ANCORA AL PALO
Partizan e Valencia restano lì, ad un tiro dall’inaugurare la propria casella di vittorie.
Fa particolarmente male ad Obradovic, arrivato sul +3 ad un soffio dalla sirena e riacciuffato da uno spettacoloso Markus Howard che mette a referto 33 punti, miglior prestazione realizzativa della giornata.
Non basta quanto fatto da Lessort che mette a referto un 34 di valutazione da 14 punti, 12 rimbalzi e 8 falli subiti sfiorando la tripla doppia, nemmeno i 49 punti in due di Punter e Leday sono sufficienti.
Al Buesa Arena fanno festa i padroni di casa che sfruttano a pieno l’inizio contro due neopromosse e si lanciano nelle zone alte della classifica.
Valencia affronta di nuovo una maledizione alla Fonteta: stavolta è un’ingenuità di Jared Harper a condannare i ragazzi di Alex Mumbrù. Il fallo su Jonah Mathews ed il tiro dall’arco sul 76 pari, invece che cercare di andarsi a prendere i liberi, gridano vendetta ma non per l’errore, che può starci, quanto per il tipo di scelta fatta.
De Colo (16) si prende il timone della squadra di TJ Parker lì dove si era imposto all’attenzione del basket europeo, anche se questo ASVEL ha ancora tanto da fare per poter sognare i playoff.
SLIDING DOORS
Potrebbero essere le prime della stagione del Barcellona. Lo scorso anno, a parti invertite, fu la semifinale di Eurolega a permettere al Real di scrollarsi quella specie di soggezione che aveva nei confronti dei blaugrana, riuscendo a vincere una gara uguale a quella che aveva visto il Barça alzare al cielo la Copa del Rey.
Il Clásico numero 2 della stagione ricalca per lunghi tratti la sfida di Supercoppa: Barcellona avanti per la maggior parte dell’incontro, Real a rimorchio fin quando non piazza la zampata decisiva e si porta a casa il trofeo.
Anche stavolta è stato così, fino ad un certo punto. E tutto può cambiare se la palla prende ferro o retina, se quel tiro dal sapore di beffa entra o viene sputato fuori. La palla buona ce l’ha uno che questi tiri, spesso e volentieri, li segna, tal Sergio Llull da Menorca. Ma stavolta il suono è metallico.
E può significare tanto negli equilibri europei, ma anche in quelli della competizione domestica.
MVP: MARKUS HOWARD (Baskonia)
Trascini la squadra, ti prendi il tiro da tutto o niente, lo segni e poi domini nel supplementare. Il Baskonia soffre ma è ancora a punteggio pieno trovando finalmente dal playmaker statunitense la leadership che ci si attendeva.
Dati da non sottovalutare, questi, per il prosieguo della stagione.
QUINTETTO DELLA GIORNATA
P: Markus Howard (Baskonia)
G: Marko Guduric (Fenerbahçe)
A: Will Clyburn (Anadolu Efes)
AG: Sasha Vezenkov (Olympiacos)
C: Mathias Lessort (Partizan Belgrado)
Elio De Falco